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Cultura > Musica leggera

U2: sempre sulla breccia

di Franz Coriasco

- Fonte: Città Nuova

Per Bono Vox e soci, due nuovi singoli a far da preludio a un nuovo album in uscita all’inizio di dicembre. Sarà il trentesimo della loro carriera

U2

Dopo Songs of Innocence, l’album del 2014, la più celebre rock band del nostro tempo si è riaffacciata sul mondo, e l’ha fatto come al solito in modo piuttosto originale: prima regalando alle sterminate centurie di aficionados una nuova canzone, The Blackout, e poi licenziando You’re the best thing about me, l’apripista ufficiale dell’ormai imminente Songs of Experience, il nuovo attesissimo album del quartetto dublinese.

Una sorta d’antipasto servito come un cadeau che costituisce in realtà l’incipit di una nuova, colossale campagna di marketing. Due belle canzoni in verità, in perfetto stile U2, con testi al solito ricchi di spunti e frasi ad effetto: «È nel buio che impari a vedere. Quando le luci si spengono, non dubitare mai della luce che possiamo davvero essere»; così Bono canta nella ruvida The Blackout, una canzone che invita a non avere paura in questo mondo dove le oscurità abbondano e sovrastano.

L’altra invece è una love-song, per quanto il soggetto sembrerebbe più l’amore di un padre verso una figlia che verso una partner: «Ho visto abbastanza per sapere che sono i bambini ad insegnarci le cose. Sei la parte migliore di me, sei la cosa migliore che sia mai successa a un uomo. Io sono il tipo di casino che piace a te. Le cose più belle sono quelle più facili da distruggere. Tu sei la migliore parte di me».

Mentre proseguono il loro mega-tour intercontinentale uscito per celebrare il trentennale del loro The Joshua Tree (uno degli album topici della storia del rock), gli U2 non hanno fatto mistero delle loro preoccupazioni per il trumpismo ed è probabile che nel nuovo album i riferimenti e le frecciate al vetriolo verso il presidente-tycoon non mancheranno. Detto questo, Songs of experience si propone fin dal titolo – mutuato da un celebre componimento del poeta William Blacke – come il naturale prosieguo/complemento dell’album precedente: una dozzina di canzoni (almeno) con un taglio parecchio autobiografico e bonocentrico a quanto si dice. Tutto il resto lo scopriremo ascoltandolo.  

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