«È un segno del mondo futuro che vogliamo costruire; uno dei tanti contributi nascosti che danno vita a passi di Vangelo e ad un futuro più dignitoso». Così don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa-CUAMM e medico egli stesso, definisce l’ospedale etiope di Wolisso con annessa scuola di ostetricia e infermieristica.

Don Dante Carraro, direttore del CUAMM (foto ©NicolaBerti-Cuamm)
Il CUAMM è presente in Etiopia, Paese di 130 milioni di abitanti di cui circa il 60% cristiani e meno dell’1% cattolici (il resto dei cristiani sono per la gran maggioranza copti, seguiti dai protestanti, mentre circa il 35% della popolazione è musulmana), dal 1980; e dal 2000 a Wolisso, dove è stato aperto l’ospedale di San Luca per volontà della Conferenza Episcopale Etiope. Una struttura voluta, spiega don Dante, «per dare un segno non solo di Vangelo proclamato a parole, ma anche di carità concreta verso tutti: è stata scelta una zona del Paese a maggioranza musulmana, dove c’è da subito stata grande collaborazione con le autorità locali e con la popolazione, tanto che il terreno è stato donato dalla comunità locale».
Nell’aprire la struttura, la Conferenza Episcopale Etiope ha chiesto aiuto alla CEI; che, grazie ai fondi dell’8 per mille, è diventata la maggior finanziatrice dell’ospedale e della scuola annessa. La necessità di fornire assistenza sanitaria andava infatti di pari passo, continua don Dante, «con quella di formare infermieri e ostetriche a servizio in particolare dei vari centri sanitari della Chiesa. Man mano che la scuola cresceva e guadagnava reputazione in tutta l’Etiopia, si è aperta a ragazzi e ragazze di ogni credo religioso che sono poi andati a lavorare anche in altri ospedali e centri sanitari, rendendo un servizio a tutto il Paese».
In oltre 25 anni, sia l’ospedale che la scuola sono cresciuti: il primo conta 180 posti letto e 400 dipendenti in gran parte locali, che garantiscono ogni anno 70.000 visite ambulatoriali e l’assistenza a 3.800 parti. La seconda conta una trentina di studenti per ciascun corso, di cui un 70% di fuori sede che alloggia nel collegio annesso all’ospedale; anche grazie agli aiuti previsti per chi non è nelle condizioni di pagare la retta.

Un’immagine della struttura ospedaliera e scolastica di Wolisso, in Etiopia (foto ©NicolaBerti-Cuamm)
La scuola però, e in particolare quella di ostetricia, non cresce sono in quantità, ma anche in qualità: «Negli ultimi 4 anni è emersa la necessità di rendere la scuola più qualificata, trasformando il diploma in ostetricia in baccalaureato, ossia il primo livello di istruzione universitaria – riferisce don Dante –. Questo ha significato prevedere non più tre ma quattro anni di corso: è stato quindi necessario ampliare sia le aule che i laboratori e le loro strumentazioni per ospitare più studenti, e coinvolgere di conseguenza più insegnanti e formatori. Dopo una prima fase di lezioni teoriche e su strumenti come manichini e simulatori, è infatti previsto che le future ostetriche vengano affiancate ad una professionista esperta all’interno dell’ospedale. Il nuovo corso è di fatto già partito per ostetricia, siamo solo in attesa del riconoscimento ufficiale da parte del ministero competente; e il progetto è quello di farlo partire anche per infermieristica».
Anche in questo caso c’è stato il sostegno della CEI con i fondi dell’8 per mille, tanto che all’inaugurazione della nuova scuola nel 2025 ha presenziato anche il segretario generale, mons. Giuseppe Baturi. «È stata una grande festa per tutta la comunità – ricorda don Dante –. Molti e molte giovani hanno voluto ringraziare in maniera personale, perché vedono questa scuola come un mezzo per diventare protagonisti della storia del loro Paese. Che è ciò che chiedono di fare e l’antidoto a tanta emigrazione, perché questa nasce quando non c’è una prospettiva».

Il gruppo del 1 anno di ostetricia a Wolisso (foto Cuamm)
Sempre più, quindi, Wolisso diventerà “fucina” di ostetriche – e in prospettiva di infermieri e infermiere – non solo per la Chiesa cattolica e le sue strutture, ma anche per tutti gli altri ospedali e centri sanitari del Paese: «Una Chiesa che non pensa solo a sé stessa dà un segnale e un contributo prezioso – osserva don Dante –. Oggi sia la scuola che l’ospedale di Wolisso si sono molto qualificati (basti dire che dispongono della terapia intensiva neonatale più all’avanguardia nel Paese) e godono di grande stima, tanto da essere l’unica struttura della Chiesa cattolica che riceve finanziamenti dal governo locale per il 15% dei costi correnti. È una forma di integrazione bella, e vogliamo proseguire su questa strada: tra la fine del 2026 e il 2027, ad esempio, contiamo di portare avanti lavori di riqualificazione della parte ambulatoriale. Questa volta lo facciamo con fondi nostri: ma è interessante notare come l’aver avviato quest’opera di riqualificazione grazie all’aiuto della CEI ci abbia spinti a proseguirla anche con le nostre forze».
Da ultimo, è interessante mettere in luce il tema della “formazione reciproca”: Wolisso è infatti ogni luogo di formazione anche per una cinquantina di giovani medici specializzandi e per giovani ostetriche dall’Italia, che vi rimangono dai 3 ai 6 mesi nell’ambito dei progetti del CUAMM. «Queste immersioni nella realtà africana sono estremamente preziose non solo dal punto di vista tecnico, perché insegnano a lavorare in condizioni di risorse limitate – osserva don Dante – ma anche perché consentono di capire che cosa significhi quel “con” che sta nel nostro nome, “medici con l’Africa”. Fanno intuire qual è il percorso da costruire, un futuro non da soli ma “con” l’altro, in quel “continente verticale” Europa-Africa di cui ha in più occasioni parlato il presidente Mattarella. Questi giovani tornano davvero cambiati in meglio, sia dal punto di vista medico che umano».
