Riunitisi sabato 20 giugno a Cotonou, città portuale del Benin, i comitati congiunti di esperti si sono concentrati sui colloqui volti alla riapertura del confine tra Benin e Niger e al raggiungimento di un completo disgelo nelle relazioni. Il ministro per la Sicurezza del Niger, generale Mohamed Toumba, e il ministro beninese per l’integrazione africana, Adjadi Bakari, hanno presieduto l’incontro tra i comitati di esperti beninese e nigerino presso la sede del Ministero degli Esteri a Cotonou. I due Paesi hanno annunciato significativi progressi in materia di sicurezza e transito delle merci, dopo tre anni di crisi politica, economica e diplomatica.
Il precedente incontro del 2 giugno tra il nuovo presidente del Benin, Romuald Wadagni, e il presidente del Niger, Abdourahamane Tiani, a Niamey, aveva aperto «una nuova strada, quella della riconciliazione e del dialogo fraterno», come ha dichiarato il ministro della Sicurezza del Niger, Toumba. «La delegazione beninese è pienamente impegnata a garantire che gli sforzi compiuti nelle ultime settimane e i notevoli progressi compiuti nei colloqui si concretizzino», ha rilevato il ministro beninese Bakari.
Fin da subito, Bakari ha delineato due prerequisiti per questa riapertura: «La firma di un accordo di difesa (…) e un accordo di sicurezza che stabilisca il principio inviolabile di non utilizzo del territorio di un Paese contro l’altro». Anche il ministro nigerino Toumba ha chiesto sabato la «creazione operativa di un’unità bilaterale di condivisione di informazioni di intelligence», affinché gli eserciti del Benin e del Niger «smettano di combattere da soli contro un nemico che non conosce confini». Negli ultimi anni, il Niger aveva ripetutamente accusato il Benin di ospitare basi militari francesi al confine, accuse che Cotonou e Parigi hanno sempre respinto.
Al termine dei colloqui, le due parti hanno annunciato di aver raggiunto un accordo su diversi punti, tra cui la cooperazione in materia di sicurezza, l’esenzione dalle tasse di transito, il divieto di importazione di determinate merci destinate al consumo, la revisione di diverse imposte e la risoluzione delle controversie in sospeso. «Abbiamo garantito la priorità in materia di sicurezza. Abbiamo inoltre gettato le basi per la normalizzazione economica e giuridica», ha commentato il generale Toumba.
Il ministro beninese Bakari ha rilevato che le due delegazioni «sono riuscite a ristabilire un clima di fiducia», ed ha aggiunto che «dopo 48 ore trascorse insieme, formiamo un’unica delegazione con un unico obiettivo: ravvivare l’amore e il legame secolare tra i nostri due popoli». Le conclusioni dei colloqui dovranno ora essere sottoposte all’approvazione delle autorità di entrambi i paesi prima di entrare in vigore. Ma questo potrebbe avvenire in tempi brevi. Al di là della questione dei confini, i due paesi intendono rilanciare la loro commissione congiunta di cooperazione e rafforzare il coordinamento nella lotta al terrorismo e al banditismo nelle zone di confine.
Il disgelo nelle relazioni tra i due Paesi confinanti deve molto al cambio di regime in Benin, con l’elezione del nuovo presidente avvenuta nello scorso aprile. Infatti, appena una settimana dopo il suo insediamento, il nuovo presidente Wadagni ha visitato il Niger, dando inizio al disgelo delle relazioni bloccate dal 2023. I due paesi hanno concordato di istituire una commissione congiunta incaricata di esaminare gli eventi che hanno portato alla chiusura del confine e si sono impegnati a rimuovere tutti gli ostacoli al rafforzamento della cooperazione.
In effetti, la chiusura del confine aveva provocato enormi ripercussioni economiche. Essendo un paese senza sbocco al mare, il Niger dipende fortemente dal porto beninese di Cotonou per il suo commercio internazionale. La prolungata chiusura del confine ha paralizzato gli scambi commerciali e interrotto l’attività economica su entrambi i lati. Anche il porto di Cotonou, che rappresentava la principale via di importazione ed esportazione del Niger, è stato gravemente danneggiato da questa crisi politica, economica e diplomatica.
In particolare, il Benin aveva sospeso l’autorizzazione al carico di petrolio proveniente dal Niger presso il porto di Seme-Kpodji, dove giunge l’oleodotto di 2mila chilometri che collega i giacimenti petroliferi del Niger nord-orientale al Benin, infrastruttura gestita dalla società cinese Wapco. Anche l’attività commerciale del porto di Cotonou aveva subito un forte rallentamento da quando il governo nigerino aveva scelto il porto di Lomé (Togo) per l’import-export di merci da e verso il Niger. Per gli autotrasportatori nigerini, il percorso alternativo di Lomé ha comportato costi elevati. I camionisti nigerini hanno dovuto percorrere una strada molto più lunga che li ha obbligati ad attraversare il Burkina Faso, esponendosi al rischio di attacchi da parte dei gruppi jihadisti presenti nella regione.
