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Mondo > Scenari

Ceuta, il sovranismo è incompatibile con l’Unione Europea

di Pasquale Ferrara

- Fonte: Città Nuova

La difesa delle frontiere è un concetto bellico che ha poco o nulla a che fare con il governo dei flussi di mobilità umana. Segnali di un pericoloso ritorno del nazionalismo nella reazione spropositata dei Paesi europei ( Italia in testa) e della Commissione europea di fronte al caso, rientrato in fretta, dell’attraversamento in massa del confine dell’enclave spagnola in Nord Africa

Mezzo dell’esercito spagnolo al valico di frontiera di Tarajal a Ceuta, in Spagna, il 31 luglio 2026 ANSA EPA/REDUAN DRIS

La vicenda di Ceuta, enclave spagnola in terra marocchina, presa d’assalto da decine di migliaia di migranti (in gran parte già rimpatriati in Marocco), è una spia della torsione della politica europea verso la direzione dell’esclusione e della chiusura “politica” dell’Europa.

La reazione spropositata e persino grottesca di Paesi europei (come l’Italia, che ha addirittura chiuso lo spazio Schengen) e della stessa Commissione Europa fanno presagire un’epoca di crescente nazionalismo e di ri-nazionalizzazione delle politiche europee a cominciare proprio dal fronte delle migrazioni.

Le dichiarazioni dei politici europei hanno messo l’accento, in modo ancora una volta truffaldino, sui flussi migratori e addirittura la sicurezza nazionale, come se si trattasse dello sbarco in Normandia al contrario (lo ha detto persino, qualche settimana fa, il Vicepresidente degli Stati Uniti, Vance).

Come scrive Donatella Di Cesare in “Stranieri residenti”, «il migrante che compare alla frontiera è percepito anzitutto come uno straniero pericoloso, un nemico nascosto e clandestino, un selvaggio invasore, un potenziale terrorista – non certo un ospite».

La difesa delle frontiere, tuttavia, è un concetto bellico che ha poco o nulla a che fare con il governo dei flussi di mobilità umana. È un linguaggio pericoloso, che nel clima politico europeo attuale potrebbe innescare l’idea di presidi militari, o di operazioni sul modello dell’ Ice ( la statunitense United States Immigration and Customs Enforcement,ndr ) come sembra suggerire l’orribile concetto della “remigrazione”, benché la stessa idea del “blocco navale” si sia rivelata del tutto irrealistica e irrealizzabile.

Invocare misure emergenziali va nella stessa direzione, aprendo potenzialmente la strada ad uno stato d’eccezione con conseguenze inimmaginabili sotto il profilo del rispetto degli stessi principi fondamentali dell’Unione Europea.

Nella situazione già assai tesa a livello internazionale, è irresponsabile utilizzare l’arma del cinismo politico per cavalcare il consenso nei riguardi di un’opinione pubblica disorientata e assai preoccupata per le guerre in corso (Iran, Gaza, Libano) che certo non sono causate dalle migrazioni ma da Stati-nazione armati fino ai denti, essi sì pericolosi per la sicurezza mondiale.

Mentre il commercio di armi prospera, ben oltre le frontiere, i governi europei ed occidentali, quando si parla di esseri umani, rivendicano la politica dei confini come dominio riservato agli Stati sovrani.

Proprio mentre molti Stati europei (inclusa l’Italia) sembrano disposti a chiudere un occhio ed a voltarsi dall’altra parte quando viene violato il diritto internazionale ed i più elementari diritti umani (come a Gaza, o come nelle guerre illegali di Israele in Libano e degli Stati Uniti contro l’Iran), quegli stessi governi diventano magicamente sostenitori a spada tratta del diritto internazionale quando si tratta di rivendicare la sovranità nazionale assoluta in tema di migrazioni ed ingressi nel territorio dello Stato.

La questione migratoria dimostra in modo plastico che il sovranismo è incompatibile con l’Unione Europea, perché corrode dall’interno di meccanismi di condivisione dei poteri e di integrazione politica in nome del controllo assoluto delle politiche statali tradizionali, a partire proprio dal governo del territorio. Lo si è visto, negli anni scorsi, con la penosa questione della redistribuzione dei migranti all’interno dei Paesi europei, fallita sul nascere.

Ceuta, perciò, ci dice che ci sono luoghi apparentemente marginali che, al di là della loro collocazione geografica, aiutano a comprendere le incongruenze della politica internazionale. Ben più che una semplice enclave spagnola sulla costa nordafricana, rappresenta uno dei punti in cui si intrecciano alcune delle questioni più delicate del nostro tempo: migrazioni, sovranità, eredità coloniali, sicurezza e diritti umani.

Ci vorrebbe una classe politica nazionale ed europea all’altezza di questi fenomeni epocali. Per il momento, non è alle viste, ma speriamo che il futuro ci riservi un’altra qualità di leader.

Riproduzione riservata ©

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