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Mondo > Esteri

Ceuta, una crisi che durerà poco?

di Javier Rubio

Mentre si accumulano le ipotesi sul perché della migrazione di massa nella cittadina spagnola in terra africana, comprese le speculazioni politiche, c’è anche chi ritiene che la situazione si risolverà in tempi rapidi

Un gruppo di mogranti a Ceuta. Foto via Ansa/EPA/JALAL MORCHIDI

Drammatiche e sconvolgenti le immagini che in questi giorni abbiamo visto sulla traversata a nuoto da territorio marocchino alla città di Ceuta. Una massa umana che si accalca per scalare un muro fa ricordare certe scene reali in luoghi di guerra o forse scene irreali di un film su una catastrofe. Queste però non erano fotogrammi di un film e neanche servizi di una guerra. Stava accadendo a Ceuta, piccola città nell’estremo nord del continente africano con poco più di 44 mila abitanti.

Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno spagnolo, quasi 50 mila persone hanno tentato questo rischioso sforzo per raggiungere territorio spagnolo, e dunque europeo. Oltre 48 mila sono già rientrati in Marocco. E purtroppo 84 hanno perso la vita [ma si contano ancora dispersi per cui il numero potrebbe aumentare, ndr]. I fatti accadono proprio in piena Operazione dello Stretto, cioè il periodo in cui tanti migranti marocchini residenti in Europa tornano nel loro Paese per le vacanze. E Ceuta è uno dei punti d’arrivo. Eco perché la riapertura della frontiera avverrà gradualmente ed esclusivamente per il traffico veicolare.

Ceuta, un pezzo di terra di solo 20 chilometri quadrati, così come Gibilterra (7 chilometri quadrati), sembra costretta a occupare ogni tanto le prime pagine (già era successo alcuni anni fa, leggi qui). Si direbbe che la Storia, per motivi diversi, ha “condannato” questi due promontori di terra che si protendono sul mare a non passare inosservati. Le loro problematiche sono ben diverse ma di solito con implicazioni politiche molto rilevanti. Poco più di 27 kilometri in linea d’aria, col Mediterraneo di mezzo, separano le due città.

Mentre alcuni parlano di “un’invasione” e altri di “un’ occupazione premeditata”, il governo si congratula perché «abbiamo ribaltato la situazione in 24 ore», ha detto il ministro degli Interni, Fernando Grande-Marlaska. Nell’aria, pero, sorvola l’interrogativo che preoccupa tutti, in particolare i cittadini di Ceuta: perché è accaduto?

Tanti analisti trovano la causa nella diffusione, attraverso i social media, dell’idea che chiunque raggiungesse a nuoto la città spagnola non potrebbe essere rimpatriato, in applicazione di una recente sentenza della Corte Suprema che conferma l’impossibilità di applicare espulsioni sommarie a coloro che vengono soccorsi in mare. Un’interpretazione, però, errata. Altri politologi affermano che «senza la passività delle autorità marocchine, questo massiccio afflusso di persone non sarebbe stato possibile». Il fatto che la situazione si sia prolungata quando già si sapeva quel che stava succedendo, fa pensare che non è stato un errore involontario delle forze di sicurezza marocchine, bensì di un’azione deliberata.

Dal punto di vista politico, si accumulano le speculazioni sulla motivazione di una crisi che durerà poco e che i politologi legano alla recente visita del primo ministro, Pedro Sánchez, ad Algeria, l’eterno rivale del Marocco. «Qualsiasi riavvicinamento tra la Spagna e una delle due potenze rivali del Maghreb suscita sospetti nell’altra», afferma il giornalista Miguel González, responsabile della copertura su diplomazia e politica di difesa, presso El País. E durerà poco perché, tra l’altro, hanno un obiettivo comune insieme al Portogallo: l’organizzazione dei Mondiali del 2030.

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