La Svezia cambia rotta e torna a guardare a sinistra. Con uno spoglio all’ultima scheda ma dall’esito inequivocabile, il Partito Socialdemocratico, guidato da Magdalena Andersson, ha conquistato la maggioranza relativa, superando la coalizione uscente di centrodestra guidata dai Moderati di Ulf Kristersson e sostenuta dall’estrema destra dei Democratici Svedesi. Un risultato che segna il ritorno al potere della sinistra svedese e riconsegna le chiavi dell’esecutivo alla prima donna ad aver ricoperto la carica di primo ministro nel Paese scandinavo.
La campagna elettorale si è giocata su toni accesi, dominata dai grandi temi socio-economici e dalla sicurezza nazionale. La destra uscente ha cercato di fare leva quasi esclusivamente sulla lotta alla criminalità organizzata e sul contrasto all’immigrazione. Tuttavia, la risposta di Magdalena Andersson si è dimostrata vincente: una strategia pragmatica che ha abbinato la fermezza contro le gang criminali al rilancio degli investimenti nei servizi pubblici.
Andersson ha fatto del ripristino dello stato sociale (Folkhemmet) il cuore del suo messaggio politico. Tra le promesse elettorali più incisive quelle su sanità e istruzione, con massicci finanziamenti pubblici per ridurre le liste d’attesa negli ospedali e contrastare la privatizzazione selvaggia del sistema scolastico. Poi, la lotta alle disuguaglianze, con misure contro il carovita e sostegno mirato alle famiglie della classe media e lavoratrice. Infine un’attenzione alle questioni di sicurezza integrata, con la promessa di un approccio doppio al crimine, affiancando alla repressione giudiziaria una forte prevenzione sociale nei quartieri svantaggiati.
L’immagine di stabilità, pragmatismo e competenza economica proiettata da Andersson durante i dibattiti televisivi ha convinto una quota determinante di elettori moderati e indecisi, delusi dai compromessi del governo uscente con la destra radicale. Il ritorno della sinistra alla guida di Stoccolma comporta elementi di continuità ma anche significativi cambi di passo sulle grandi direttrici della politica estera, in particolare rispetto al ruolo della Svezia nei consessi internazionali.
Nonostante le storiche radici neutrali della socialdemocrazia svedese, il cambio di governo non metterà in discussione l’appartenenza all’Alleanza Atlantica. Fu proprio il primo governo Andersson a richiedere lo storico ingresso nella NATO a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Con Andersson nuovamente alla guida del Pese, Stoccolma confermerà il pieno rispetto degli impegni difensivi, concentrandosi sull’integrazione della difesa regionale nordica e sul sostegno militare a Kiev, pur mantenendo un focus tradizionale sulla diplomazia dei diritti umani e sulla prevenzione dei conflitti.
È sul fronte dell’Unione Europea (Ue) che si attendono le discontinuità più marcate rispetto all’esecutivo di centrodestra. Innanzitutto, per quanto riguarda le questioni della sostenibilità ecologica e del Green Deal, laddove la Svezia intende tornare a essere leader nell’agenda climatica dell’Ue, spingendo per obiettivi ambientali stringenti e accelerando sulla transizione ecologica dell’industria. Quindi sulle questioni riguardanti lo stato di diritto, per cui si prevede che Stoccolma adotterà una linea intransigente nei tavoli europei contro le violazioni democratiche nei Paesi membri, superando la cautela mostrata dal precedente governo. Infine, il nuovo governo sosterrà l’integrazione sociale e la tutela dei diritti dei lavoratori a livello europeo, all’insegna delle previsioni del Pilastro sociale europeo, in piena sintonia con i governi progressisti del continente.
