Vacciniamoci: appello delle chiese europee

La ripresa della diffusione dei contagi di Covid-19 mostra quanto la pandemia sia ancora pericolosa, mentre anche i vescovi europei lanciano un appello a vaccinarsi.

L’Italia e altri Stati membri dell’Unione europea (Ue) richiederanno il tampone a chi arriva dall’estero, anche se vaccinato. Questa decisione mostra chiaramente che la pandemia di Covid-19 ritorna in una fase critica. Sebbene la Commissione europea abbia mostrato il proprio disappunto per la decisione dell’Italia, poiché questa avrebbe dovuto comunicare la decisione 48 ore prima dell’entrata in vigore del provvedimento, è pur vero che Il Consiglio europeo ha esaminato l’attuale situazione epidemiologica nel contesto della comparsa di una nuova variante di Covid-19.

A tale riguardo, i leader dell’Ue si sono confrontati sul protrarsi degli sforzi coordinati per far fronte all’evoluzione della situazione, tenendo presente che eventuali restrizioni non dovrebbero compromettere il funzionamento del mercato unico né ostacolare i viaggi tra gli Stati membri dell’Ue e verso l’Europa. Il Consiglio europeo ha ribadito l’importanza della vaccinazione nella lotta contro la pandemia, compresa l’importanza di estendere la vaccinazione a tutti e somministrare dosi di richiamo.

Attualmente, in Europa sarebbe vaccinato completamente il 59% della popolazione, a fronte del 60% in Sud America, il 56% in Nord America e in Oceania, il 51% in Asia e solo l’8% in Africa (dati diffusi dall’ISPI). Questi dati mostrano anche il fallimento del programma Covax, che aveva l’obiettivo di vaccinare il 40% della popolazione nei Paesi in via di sviluppo, dove sarebbero necessarie 3,2 miliardi di dosi di vaccino, con una promessa iniziale ella messa disposizione di 2 miliardi di dosi, ridotta poi a 1,4 miliardi, per attestarsi invece a sole 600 milioni di dosi effettivamente consegnate.

Attualmente, l’Italia sarebbe uno dei Paesi che presenta minori rischi di contagio. In particolare, secondo il monitoraggio settimanale del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, due Paesi (Francia e Liechtenstein) sono classificati come estremamente a rischio, 21 Paesi (Belgio, Croazia, Cipro, Cechia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna e Svezia) ad alto rischio, sei Paesi (Austria, Bulgaria, Islanda, Italia, Malta e Slovenia) a medio rischio e un Paese (Romania) a basso rischio.

Del resto, è ormai chiaro che sia necessario somministrare una terza dose di vaccino e farlo in fretta. Infatti, la variante Omicron è più contagiosa rispetto a quella Delta, ma anche fino al 40% più resistente agli anticorpi prodotti dalla doppia somministrazione del vaccino. Secondo uno studio dell’Università di Oxford, però, la terza dose di vaccino sarebbe in grado di riportare la protezione contro l’infezione al 75%, comunque inferiore al 90% di efficacia che si aveva contro la variante Delta.

La situazione è diversificata nel continente europeo, ma per capire la diffusività della variante Omicron di Covid-19 è sufficiente osservare come nel Regno Unito, dove la pandemia è affrontata con molte raccomandazioni e pochi divieti, la variante Omicron è diventata predominante in tre settimane, laddove la Delta ne aveva impiegate sei e l’Alpha tredici.

In questo contesto disastroso si inserisce l’appello delle chiese europee alla vaccinazione. Infatti, «esortando alla responsabilità e alla cura verso gli altri nella pandemia di Covid-19, e incoraggiando la vaccinazione insieme alle necessarie misure sanitarie», il cardinale Jean-Claude Hollerich, Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE), e il reverendo Christian Krieger, Presidente della Conferenza delle Chiese Europee (CEC), hanno lanciato un appello comune.

In particolare «in questo tempo di Avvento, manifestiamo l’amore di Cristo dimostrando responsabilità e cura per tutti. Mentre la pandemia di Covid-19 continua per il secondo anno consecutivo, le Chiese europee incoraggiano tutti ad osservare le misure sanitarie necessarie e a vaccinarsi. Secondo recenti rapporti, le infezioni da Covid-19 sono ancora in aumento in Europa, mentre medici e paramedici sono esausti e gli ospedali affrontano il rischio di un imminente collasso».

Ancora, è evidente come «le diverse percentuali di vaccinati in Europa offrono chiare indicazioni sulle cause di questa situazione drammatica». Infatti, «in diversi Stati membri dell’Unione europea i numeri di coloro che si sono sottoposti a una vaccinazione completa, purtroppo, rimangono ancora molto al di sotto della soglia necessaria per arginare la diffusione del virus, nonostante i vaccini siano disponibili».

Ecco che, «dopo aver ascoltato gli esperti della scienza e della medicina, crediamo che la vaccinazione sia attualmente il modo più efficace per contrastare la pandemia e salvare vite umane. La vaccinazione offre protezione non solo a noi stessi ma anche ai nostri fratelli e sorelle, in particolare ai più fragili tra noi». I due presidenti riconoscono che questo «è quindi un atto di amore e di cura e anche di responsabilità e di giustizia sociale».

Essi riconoscono che «la decisione di vaccinarsi può non essere facile e le ragioni di esitazione possono essere molteplici. Alcuni potrebbero non essere in grado di ricevere la vaccinazione a causa di gravi condizioni mediche. Altri possono avere paura o dubitare degli effetti del vaccino». Eppure, questi vengono incoraggiati a «chiarire le loro preoccupazioni e a prendere una decisione ben informata, dopo aver chiesto un parere professionale alle autorità competenti e agli esperti».

D’altronde, «stiamo purtroppo assistendo anche alla diffusione di informazioni false e affermazioni infondate nelle nostre società riguardo alla vaccinazione, che strumentalizzano la pandemia causando paura e polarizzazione in un momento in cui le nostre società hanno bisogno di coesione, unità e solidarietà».

Da qui «un forte appello a tutti coloro che hanno responsabilità nella società, compresi i rappresentanti politici e i comunicatori, così come i membri delle nostre Chiese, per contrastare qualsiasi tentativo di disinformazione».

I rappresentanti delle chiese europee chiedono a «tutta la società civile di sensibilizzare e di incoraggiare i cittadini a intraprendere azioni responsabili per proteggere se stessi e gli altri, in particolare coloro che non possono essere vaccinati per motivi di salute o altre ragioni», ribadendo «l’appello all’Unione europea e ai suoi Stati membri, affinché rispettino i loro impegni di condivisione del vaccino e intensifichino gli sforzi globali per assicurare un accesso equo ai vaccini contro il Covid-19 per tutti, anche nelle regioni con sistemi sanitari più deboli».

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