La coscienza alla radice della Resistenza

Il 25 aprile dell’Azione cattolica in piazza San Pietro con papa Francesco è nel segno delle migliaia di “biografie ribelli” che raccontano il contributo dei cattolici alla Liberazione dal nazifascismo. La storia esemplare di Odoardo Focherini
Azione Cattolica in piazza San Pietro ANSA/FABIO FRUSTACI

Il 25 aprile è una festività civile accompagnata, ormai da tempo, da un rituale di polemiche sulla riaffermazione dell’antifascismo come fondamento della Repubblica.

Festa della Liberazione Milano archivio
ANSA / MATTEO BAZZI

Il dovuto esame critico di un periodo traumatico della storia nazionale, seguito al crollo del regime mussoliniano, si accompagna ad un dissidio culturale e politico a lungo sommerso verso la celebrazione della Liberazione. Sarà significativo, in questo senso, il livello di adesione alla manifestazione nazionale indetta a Milano dal quotidiano “Il Manifesto” con l’intenzione di ripetere la grande partecipazione avvenuta nel 1994, in quella stessa città, all’indomani della vittoria del cartello elettorale promosso da Berlusconi.

Il 25 aprile coincide, quest’anno, anche con la grande festa dell’Azione cattolica italiana che si svolgerà a piazza San Pietro in Vaticano. Sono previste 50 mila persone a Roma in rappresentanza di una grande vivace associazione laicale, diffusa capillarmente sui territori, che è parte integrante della storia del Paese.

Giuseppe Notarstefano
presidente nazionale Azione Cattolica

Come ha detto il presidente nazionale di Azione cattolica, l’economista Giuseppe Notarstefano, si tratta di una coincidenza importante perché «Democrazia significa antifascismo, rifiuto di ogni dittatura e del fascismo che nega la libertà delle persone, in particolare la libertà di associazione, negazione che abbiamo patito come associazione». Fanno parte della storia le aggressioni nei confronti dei circoli cattolici nonostante lo scudo dei patti Lateranensi.

Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscere Zaccaria Negroni, esponente dell’Azione cattolica incarcerato nel 1931 per il suo antifascismo, ma che riuscì a far circolare, nel 1937, tramite il giornale dei ragazzi “Il Vittorioso”, il testo dell’enciclica Mit Brenner Sorge (l’unica scritta originariamente in tedesco) con cui papa Pio XI condannò il paganesimo nazista.

Arrivarono, infatti, in gran parte dall’Azione cattolica gli estensori del codice di Camaldoli nel 1943, le “idee ricostruttive” nell’Italia libera dall’oppressione nazifascista.

La partecipazione alla lotta di Liberazione è stata ampia e composita tra gli iscritti di Azione cattolica tanto che l’Isacem (Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI) ha lanciato il 25 aprile del 2020, in occasione del 75° anniversario della Resistenza, il portale web Biografie Resistenti con l’intenzione di creare  «una banca dati completa con la schedatura dei soci, delle socie e degli assistenti di Azione cattolica ai quali è stata riconosciuta un’onorificenza (medaglia al valore civile, medaglia al valore militare, titolo di giusto fra le nazioni), nonché di quelli che hanno partecipato attivamente alla guerra di liberazione come combattenti, staffette, cappellani militari o membri dei Comitati di liberazione nazionale locali». Tra le figure più note la staffetta partigiana Tina Anselmi, prima donna ministro e presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2.

Secondo i dati raccolti finora si contano, tra laici ed ecclesiastici, 1.481 morti collegati al periodo della Resistenza. Tra di essi ci sono 112 medaglie d’oro, 384 medaglie d’argento e 358 medaglie di bronzo, per restare al livello del riconoscimento ufficiale. Sono storie molto diverse tra loro anche per appartenenza politica. Nell’elenco troviamo, ad esempio, Aldo Cervi, uno dei sette fratelli uccisi a Reggio Emilia nel dicembre 1943.

Un primo elenco è stato redatto nel 1963 da Piercostante Righini su un foglio dattiloscritto intitolato “Albo di gloria”. Storie di ogni età che vanno dalla partecipazione alle formazioni combattenti alla scelta della resistenza non armata.

Giovanni Bianchi ha scritto un testo intitolato “Resistenza senza fucile” per mettere in evidenza la partecipazione popolare ad una disobbedienza diffusa verso il regime maturata in tempi diversi. Accanto agli ex popolari troviamo i giovani che maturarono progressivamente una crisi di coscienza in un contesto di consenso totalitario sperimentato in Italia in ogni ambito.

Chi partecipò alla lotta armata mantenne il criterio già adottato nella formazione dei giovani cattolici chiamati alla coscrizione obbligatoria di combattere “senza odio”. «Cercavamo di non fare stragi inutili né fare morti inutili» ha detto Ermanno Gorrieri, capo partigiano nell’Appennino modenese e futuro punto di riferimento dei Cristiano sociali. Un equilibrio molto difficile da esercitare in un contesto di guerra senza quartiere dove si estingue la pietà. Tra le figure più nitide di questa tensione morale è nota, in Liguria, la vicenda di Aldo Gastaldi detto «Bisagno», mentre Teresio Olivelli coniò la famosa definizione di “Ribelli per amore” nella preghiera dei partigiani cristiani. Storie di grande dedizione e coraggio culminate nella fine prematura. Per esecuzione in campo di concentramento nel caso di Olivelli e in circostanze controverse nell’immediato  dopoguerra per Bisagno.

Tra le testimonianze più nitide di una chiara e documentata opposizione all’ideologia nazifascista è importante conoscere e approfondire la storia di Josef Mayr-Nusser, giovane segretario dell’Azione cattolica nella parte sudtirolese della diocesi di Trento che, arruolato a forza nelle SS, rifiutò di prestare giuramento a Hitler.

Maria_Marchesi_e_Odoardo_Focherini_1930 common Wikipedia

A proposito della resistenza nonviolenta al fascismo è emblematica la storia di Odoardo Focherini, nato nel 1907 a Carpi, in provincia di Modena, fin da giovane impegnato in Azione cattolica fino a ricoprire l’incarico di presidente diocesano. Una vita normale con una numerosa famiglia formata con la moglie Maria Marchesi e un lavoro di ispettore assicurativo che associò all’impegno nel campo della stampa come giornalista e anche responsabile amministrativo dell’Avvenire d’Italia (testata cattolica di Bologna).

A partire dal 1942, con l’aggravarsi della condizione degli ebrei nell’Italia per le leggi razziali introdotte nel 1938, decise di prodigarsi per salvare la vita di molti di loro organizzando il trasferimento clandestino in Svizzera. Un’attività pericolosa condivisa con la moglie Maria, fino all’arresto nel marzo 1944 di Odoardo; che venne trasferito nel campo di concentramento di Fossoli a Carpi, poi deportato nel campo di Flossenburg, e poi nel sottocampo di Hersbruck, sempre in Germania. Il 27 dicembre 1944 trovò infine la morte per l’infezione ad una ferita non curata ad una gamba.

Nei nove mesi di prigionia riuscì a scrivere 166 tra lettere e biglietti, ufficiali e clandestini, destinati alla famiglia e agli amici. Così ad esempio scrisse al cognato, che gli chiedeva se era pentito di una  scelta così gravosa per il futuro dei figli: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore».

Focherini è stato riconosciuto in Israele “Giusto fra le Nazioni” nel 1969, mentre la Chiesa cattolica ha concluso il processo di beatificazione il 15 giugno 2013 in Piazza Martiri nella sua Carpi.

Il 25 aprile verranno lette alcuni di questi testi che testimoniano la resistenza dei cattolici. Come aveva invitato a notare Giovanni Bianchi, a lungo presidente dell’Associazione nazionale dei partigiani cristiani, il richiamo alla coscienza è l’arma più temibile per ogni regime. Nel ripercorrere la vicenda deLa Rosa Bianca, gruppo di giovani cattolici oppositori del nazismo, Bianchi invitava a tener presente la pericolosità di solo 6 lettere rese pubbliche da quel gruppo di dissidenti ma tali farli condannare a morte in tempi brevissimi per «il timore che potesse il contagio attecchire».

«Uno dei ragazzi che vanno alla ghigliottina – sottolineava Giovanni Bianchi – si rivolge all’altro e dice “comunque ci rivediamo fra dieci minuti”. Uno che ha il fegato di dire una cosa così testimonia una speranza, che non è l’ottimismo, ma un’altra cosa di estremamente positivo e motivante anche per l’oggi e per il futuro».

Una traccia per questo tempo difficile che impone di non restare alla finestra. «Voi laici di Azione cattolica – ha detto Francesco nel 2021- potete aiutare la Chiesa tutta e la società a ripensare insieme quale tipo di umanità vogliamo essere, quale terra vogliamo abitare, quale mondo vogliamo costruire».

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