Parte la mozione Firenze per la pace in Terra Santa

Iniziativa promossa, nel solco della lezione di La Pira, la vigilia di Pasqua dal consiglio comunale di Firenze per mobilitare i comuni italiani a convocare una conferenza internazionale di pace che ponga fine alla tragedia del conflitto israelopalestinese. La priorità del riconoscimento dello Stato di Palestina
Firenze Foto di Rolanas Valionis da Pixabay

Parte la mozione Firenze per la pace in Terra Santa

«La crisi dei popoli sta nel pericolo tremendo di una nuova guerra scardinatrice di ogni città e di ogni nazione? Ebbene: siano i popoli “convocati” -per così dire- in questa città della pace e da essa parta un messaggio sempre rinnovato di pace e di speranza». Ha citato questo brano di Giorgio La Pira, sempre più di estrema attualità, Bernardo Gianni, abate di San Minato al Monte, l’abbazia posta sulla collina sopra Firenze, per convocare lo scorso 23 ottobre 2023 una marcia silenziosa e senza bandiere che ha radunato oltre 10 mila persone  per invocare la pace in Terra Santa davanti all’orrore della strage compiuta da Hamas in Israele il 7 ottobre e la reazione del governo Netanyahu che, da allora,  ha provocato oltre 30 mila morti tra la popolazione della Striscia di Gaza.

Ci si può, purtroppo, abituare all’orrore senza fine, soprattutto davanti a poteri e strategie sui quali sembra impossibile agire e che sfuggono ad ogni appello alla ragione e all’umanità. Non è così nel cuore e nella mente di tante persone in tutto il mondo che invocano di fermare la macchina della violenza che si autoalimenta fino agli esiti più infausti. Non è rimasta inerte e indifferente la città di Firenze che nel realismo profetico di La Pira ha la vocazione di porsi come «città sul monte: bella, come la Gerusalemme messianica, irradiante pace e luce».

Numerose e intense le manifestazioni e gli incontri promossi in questi mesi radunando, come ad ottobre a San Miniato, i rappresentanti delle istituzioni assieme a quelle della comunità ebraica, islamica e delle diverse confessioni cristiane.

Così la domenica mattina del 4 febbraio 2024, nello splendido salone de’ Cinquecento, che esprime la storica attenzione della città alla partecipazione popolare, si è tenuto un importante incontro incentrato nel solco della lezione di La Pira su “Pace in Medio Oriente: la forza delle città”. Hanno partecipato espressioni delle comunità ebraiche e arabe, i consigli municipali dell’area metropolitana e i delegati di molte altre città esterne alla Toscana, a cominciare da Roma. È in quella sede, come riportato da Città Nuova, che si è levata, da parte di Lisa Clark della coalizione internazionale per la messa al bando delle armi nucleari, la proposta di una sorta di “mozione Firenze” per il riconoscimento da parte delle città italiane dello Stato di Palestina come tappa per la costruzione della pace e convivenza tra i popoli.

Ancora il 7 marzo 2024 il consiglio comunale di Firenze ha promosso un incontro pubblico intitolato “Abbattere i muri e costruire i ponti” assieme alla Scuola fiorentina di alta formazione per il dialogo interreligioso e interculturale. In quella occasione è stata riportata la storia del Centro internazionale studenti Giorgio La Pira nato nel 1978 per accogliere e far dialogare migliaia di giovani che da tutto il globo hanno deciso di andare a studiare in questa straordinaria città da cui prorompe il senso profondo di cura e difesa per ogni insediamento umano nel mondo che non può mai essere considerato, come diceva La Pira, «un ammasso occasionale di pietre».

«Invece di buttare fango e alimentare odio di vario tipo – ha detto in questa occasione il rabbino Joseph Levi — chiediamoci, noi che vogliamo dialogare e avvicinare la pace e la convivenza pacifica, come possiamo contribuire noi ad avvicinare le parti, insegnare alle nuove generazioni come cercare la pace e rispettare l’altro. Noi fiorentini allievi della grande tradizione profetica di Giorgio La Pira. Parafrasando una sua espressione che diceva: “Quale poesia hai scritto oggi?”  dobbiamo chiederci: “Che cosa hai fatto tu oggi per avvicinare la pace tra Israeliani e Palestinesi, per incentivarli all’ ascolto e al voler bene l’uno l’altro?” ».

«Nel tragico cerchio della guerra israelopalestinese – ha sottolineato il rabbino Levi – tutte e due le parti si sentono vittime, colpite dalla storia e dall’odio. Per questo motivo la riparazione, il Tikun, è ancor più difficile. Ma noi, nella nostra microstoria come dice bene Maurizio Certini del Centro La Pira, vogliamo aiutare tutte e due i popoli a ritrovare la loro strada, il loro luogo e posto nella storia dell’umanità. Noi, con le nostre azioni, possiamo e dobbiamo aiutare i due popoli della Terra Santa, terra antica d’Israel, trovare le vie dell’ascolto alla sofferenza dell’altro, le vie del dialogo, le vie di voler aiutare l’altro di poter ritrovare la sua dignità storica e sociale, di diventare un membro attivo, e dignitoso della società umana».

È da questo difficile ma sempre più necessario percorso di pace che nasce l’iniziativa lanciata la vigilia di Pasqua 2024 da parte del presidente del consiglio comunale di Firenze, Luca Milani,  di condividere con tutti «i consigli comunali dei Comuni italiani la risoluzione approvata nella seduta dello scorso 18 marzo la n°  195/2024 per chiedere al Governo italiano e all’Unione Europea il cessate il fuoco immediato, il disarmo di Hamas, una Conferenza di pace che porti al riconoscimento dello Stato di Palestina, sul principio di due popoli in due Stati».

L’idea è quella di una forte spinta che parta dal dibattito e iniziative nelle assemblee di paesi e città italiane perché «il Governo italiano sostenga un’azione coordinata a livello internazionale, in particolare nell’Unione Europea, finalizzata a far nascere una Conferenza internazionale di Pace per un’azione politica decisa che ponga fine al conflitto israelopalestinese».

Secondo tale proposta «la soluzione dei “due Popoli due Stati” in linea con le risoluzioni dell’Onu, potrà contribuire ad emarginare gli estremisti e ad avanzare nella prospettiva in cui le frontiere tra i due stati non saranno come un muro ma “come un filare di ulivi” espressione coniata a Firenze dal grande scultore israeliano Dani Karavan».

«L’invio ai presidenti dei Consigli comunali delle maggiori città italiane, alla vigilia della Pasqua cristiana, è diretta ad offrire un’alternativa alla cultura ancora dominante e funzionale alla guerra. La sfida urgente, davanti a scenari bellici che rischiano di estendersi dal Medio Oriente all’Europa, è quella di «affermare la necessità di nuove politiche di pace, riconoscimento reciproco e di rispetto della vita umana e dei valori fondativi dell’Unione Europea e del rispetto del diritto internazionale».

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