Unità e coraggio

A Castel Gandolfo circa 200 giovani del Movimento dei Focolari, provenienti da ogni continente, per formulare proposte concrete che partono dal presente e guardano al futuro. Diario di bordo di una partecipante

L’Assemblea dei giovani del Movimento dei Focolari rappresenta un «momento storico» per l’Opera di Maria fondata da Chiara Lubich. È questo un ritornello che compare sulla bocca di molti fin dal primo giorno. La sala del Centro Mariapoli di Castel Gandolfo è costellata da tante cartelline e badge arancioni, che a colpo d’occhio sembrano conferire una certa uniformità all’ambiente. E, in effetti, rappresentano i primi strumenti a disposizione dei partecipanti all’Assemblea, giovani che in realtà risultano tutt’altro che uniformi fra loro. Lo dimostrano le ore di sonno perdute, ancora percepibili sui visi di chi ha fatto un lungo viaggio per arrivare, la sicurezza del passo di quelli che conoscono il centro come le proprie tasche, gli abiti tradizionali dai colori sgargianti, che non hanno bisogno di alcun badge per spiegarne la provenienza.

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194 ragazzi e ragazze, provenienti da ogni continente, pronti a trascorrere 6 giorni insieme, lavorando e confrontandosi su tematiche connesse alla vita delle varie vocazioni giovanili presenti all’interno del Movimento dei Focolari. Questo spazio di incontro, preparato per 10 mesi da una commissione di giovani di differente provenienza e appartenenza all’Opera di Maria è pensato per formulare proposte concrete, a partire da 4 temi individuati come prioritari, che aiutino i ragazzi e le ragazze a cercare di vivere sempre meglio l’Ideale, rispondendo alle nuove esigenze di questo tempo. Identità, formazione e accompagnamento, “in uscita” e ruolo-protagonismo dei giovani sono i tasselli da cui cominciare a comporre il mosaico della terza generazione, che non deve solo aspettarsi di ricevere il Carisma dagli adulti, ma deve a sua volta prepararsi a donarlo.

La trasmissione è uno degli aspetti su cui la presidente dei Focolari, Maria Voce, invita a riflettere nel suo saluto ai giovani al centro dell’Opera durante il primo giorno di Assemblea, unita a due altre parole chiave: unità e coraggio. Sull’esempio di Chiara e Igino Giordani (Foco), che dimenticano la loro storia e provenienza, le loro differenze sociali, promettendosi un amore reciproco totale, così il Farsi Uno, l’Unità, devono essere gli ingredienti fondamentali di un’Assemblea dal respiro internazionale, che come primo scoglio da abbattere ha quello della barriera culturale. Il coraggio poi è lo stesso che il papa consiglia ai giovani, «far uscire quello che ognuno di voi ha in cuore, parlare con coraggio», frase ormai nota a tutti i partecipanti dell’Assemblea, che la vedono riflessa come in uno specchio sul “Muro di carta bianca” allestito fuori dalla sala più grande del centro.

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Sul muro già figurano disegni e scritte riguardo le aspettative che ognuno dei ragazzi nutre nei confronti di questi giorni di condivisione, una traccia concreta dell’impegno dei giovani nel Movimento, per ora graficamente fissata solo dal tratto di un pennarello indelebile. Su questa linea, il co-presidente, Jesús Morán, nel suo discorso ribalta una mentalità comune, secondo cui i giovani sarebbero il futuro della generazione adulta e afferma invece: «Voi siete il vostro futuro (…) L’Opera non è nostra, degli adulti, ma è vostra», non nascondendo però di nutrire ampie aspettative rispetto al risultato di questi giorni di confronto. L’Assemblea, dunque, offre ai giovani l’occasione di lavorare da protagonisti per cambiare il presente, realizzando però un progetto a lungo termine, ben rappresentato dal trofeo che Chiara Lubich teneva nel salotto della sua casa al Centro dell’Opera: il passaggio della bandiera dell’Unità, dalla prima generazione a quelle successive.

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