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Sardegna: invasione biblica di cavallette

Spopolamento delle zone interne, terreni incolti a abbandonati, poca remunerazione per gli agricoltori, sono tra le cause del disastro. Il ruolo decisivo della prevenzione

Oltre 2.500 ettari, in un territorio compreso tra Orani, Orotelli, Ottana Bolotana e Mamoiada, e circa 20 aziende danneggiate. Sono i numeri dell’invasione biblica di cavallette che sta interessando le zone interne della Sardegna e che durerà sino ad agosto. Secondo i tecnici regionali al momento non è possibile fare altro che attendere l’intervento dei predatori naturali degli insetti, perché qualsiasi azione sarebbe inutile.

Sul banco degli imputati c’è la mancata prevenzione, in particolare i piani di disinfestazione per gli insetti che stanno divorando il foraggio e mettendo a rischio la sopravvivenza delle aziende, che non sarebbero stati messi in atto in maniera adeguata. Alla cavallette si sono aggiunte anche le cornacchie che stanno facendo incetta di frutta e verdura nei campi.

«Più volte in passato – hanno evidenziato i dirigenti della Coldiretti –, abbiamo denunciato come la problematica della fauna selvatica fosse ben lontana dall’essere risolta. Siamo in forte ritardo e ad oggi non vi è traccia della programmazione fondamentale che avrebbe dovuto tendere al contenimento».

La Regione è già intervenuta sull’invasione di cavallette con l’assessore dell’Ambiente, Gabriella Murgia, che ha annunciato la verifica dei danni subiti e l’attivazione di un primo intervento di sostegno, sulla base delle risorse disponibili in Finanziaria. Per quanto riguarda i milioni di cavallette, secondo Coldiretti, sono frutto dei cambiamenti climatici e delle terre incolte, due problematiche denunciate da tempo e che oggi mostrano le conseguenze alle mancate risposte.

«Da una parte – secondo Coldiretti – le terre incolte sono frutto della crisi delle campagne. Le remunerazioni dei prodotti agricoli sotto i costi di produzione costringono le aziende a dei tagli importanti nella voce spese ed altre volte portano all’abbandono dell’agricoltura, trasformando così i terreni in luoghi ideali per grilli e cavallette, mentre le locuste possono deporre le uova».

Secondo un’indagine di Coldiretti per ogni euro speso dal consumatore per acquistare un alimento solo 15 centesimi vanno all’agricoltore: la testimonianza di un meccanismo distorto che taglia dalla filiera il primo e principale anello, ovvero il produttore. I cambiamenti climatici e in particolare le lunghe siccità e i prolungati e intensi periodi di piovosità accentuano poi queste problematiche.

Secondo il professor Ignazio Floris, entomologo della facoltà di Agraria dell’Università di Sassari, «il fenomeno è preoccupante e per evitare infestazioni future si deve intervenire da subito con la prevenzione. Vedere tappeti di cavallette nei territori dei paesi colpiti fa impressione: ora c’è la manifestazione più eclatante con lo stadio adulto dell’insetto e si può fare ben poco per arginare il fenomeno».

Sempre Floris ribadisce che «ciò che si può fare è intervenire per scongiurare recidive il prossimo anno: arando i terreni incolti e abbandonati che sono zeppi di uova si può agire sulla prevenzione, ovvero monitorando le aree a rischio in modo da individuare precocemente l’inizio dell’infestazione e agire chimicamente sui primi focolai».

È necessario un serio lavoro di programmazione per comprendere le ragioni di questi fenomeni e studiare soluzioni capaci di trovare applicazione. In caso contrario il rischio è quello di rivivere fenomeni come quello di questi giorni, i cui danni non solo sono per l’economia agricola, ma anche per l’ambiente e la socialità: secondo Coldiretti, lo spopolamento delle zone interne è legato alla crisi dell’agricoltura.

 

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