Un’amica d’eccezione

Dopo il numero scorso, continuiamo le pubblicazioni di articoli e ricordi su Chiara Lubich apparsi, dopo la sua scomparsa, su numerose riviste italiane. Un sorriso che si è fatto cielo di Salvatore Martinez Commozione profonda, gratitudine grande, responsabilità rinnovata. Questi i sentimenti suscitati dallo Spirito alla notizia della dipartita della cara amica Chiara, ancora più nitidi nel mio cuore di ritorno dalla vista del suo corpo luminoso, sorridente, candido, venerdì 14 marzo, a poche ore dalla sua chiamata al cielo. Una commozione interiore, carica di preghiera, di nostalgia, di ricordi, di promesse, di doni spirituali. La commozione di chi ode ancora la voce della sorella amata, di chi rivede i nitidi colori dell’amore, di chi sente i profumi tenui e forti dell’unità e ora gode dell’esperienza straordinaria della comunione dei santi. Gratitudine per una testimonianza evangelica difficile da organizzare in un pensiero, in una tesi, in un racconto, perché ancora più grande, come è dell’amore, specie quando il vento impetuoso dello Spirito lo rende più forte della morte. Responsabilità per l’eredità carismatica che incombe, per la diffusione di quel Vangelo dello Spirito Santo che Giovanni Paolo II ci ha chiesto di diffondere, insieme, superando ogni predeterminazione identitaria, così che la Chiesa potesse risplendere di una nuova giovinezza. Si può vivere d’amore! E dall’amore essere conquistati, per amore arrendersi, con l’amore vincere: è tutta qui la vita di Chiara. Donna divorata dallo Spirito, precorritrice delle più profonde istanze profetiche e carismatiche del Concilio Vaticano II, ineguagliabile globalizzatrice del Vangelo tra le nazioni, geniale esempio di laicità operosa per la promozione dell’uomo di ogni religione, razza, cultura. Amica del cuore, di quelle che ti stampigliano dentro il volto più credibile di Gesù, in qualche modo di tutti noi madre spirituale, splendida vegliarda del Novecento a cui dobbiamo una Chiesa più unita, fraterna, servizievole, innamorata del suo Signore. Indimenticabile nel suo essere umile e grande al contempo. A Chiara potremmo ben applicare le parole del salmista: Lo zelo per la tua casa mi divora. La sua vita è stata come un fuoco inestinguibile di carità, risucchiata nei vortici irrefrenabili dell’Amore. Al di là di ogni limite imposto dalla ragione, dal buon senso, dalle circostanze, perché l’amore è sempre un al di là. Ed è arrivato per lei il giorno in cui l’eternità l’ha raggiunta e Chiara è divenuta cielo. Un cielo che continua a popolarsi dei testimoni dello Spirito, che hanno rinverdito la fede carismatica nel Novecento, amici con i quali abbiamo camminato, sperato, sofferto, imparato a servire la Chiesa e l’uomo con passione ed entusiasmo nuovi: Giovanni Paolo II, madre Teresa di Calcutta, il nostro don Dino Foglio, don Luigi Giussani, don Oreste Benzi, frére Roger Schutz, padre Marcial Maciel, Eduardo Bonnin. Se la vita di Chiara è stata un’epifania dell’amore, la sua morte, come quella dei santi, rappresenta una teofania dell’unità: in ogni angolo del mondo, uomini e donne, credenti e non, i potenti e gli umili della terra, non dimenticano il suo sguardo felice, sereno, arreso, proprio di chi sa, perché vive in Dio. Sì, Chiara è stata una prova certa della presenza di Dio; come Maria e in Maria un segno eloquente del primato della grazia nella vita di chi crede. Presentiamo l’anima di Chiara al trono dell’Altissimo, alzando le nostri mani al cielo in segno di lode e benedizione, grati al Signore per averla posta lungo il nostro cammino. Dopo Chiara alla guida sempre una donna di Franca Zambonini L’erede sarà scelta dai focolarini. Verranno elette nel mondo le delegazioni, che si riuniranno a Roma per il voto finale. Agli inizi del movimento, i timori dei vescovi per la presenza femminile e la confidenza eccessiva. Poi venne il Concilio. Secondo una regola non scritta del giornalismo, quando la notizia non c’è si inventa. Dopo la morte di Chiara Lubich alcuni giornali hanno avanzato, con un po’ di fantasia, il nome di chi le succederà. Infatti, Chiara non ha lasciato indicazioni, al contrario di don Giussani, il fondatore di Comunione e liberazione, che aveva designato il suo successore. La scelta avverrà in altro modo. Entro quest’anno, i focolarini sparsi nel mondo eleggeranno le delegazioni da mandare a Roma, dove verrà votata la nuova presi- dente e insieme i membri del Consiglio centrale, cioè i più stretti collaboratori. Secondo gli statuti, la presidente sarà una donna, mentre i membri del Consiglio saranno in parità, la metà donne e la metà uomini. Dunque, per scelta di Chiara, il capo del movimento sarà sempre una capa, per usare una sua parola: era lei a chiamare familiarmente cape le dirigenti. Aveva ottenuto da Giovanni Paolo II che la norma fosse inserita negli statuti. Mi disse Chiara, in una intervista: È una novità che conferma come una donna, pur non avendo ricevuto l’Ordine sacro, possa presiedere un organismo ecclesiale al quale appartengono anche sacerdoti e religiosi, oltre a un buon numero di vescovi. Ciò fa intravedere nuovi orizzonti nella Chiesa. Le sue idee sulla presenza femminile, nella Chiesa come nella società, erano decise e anche anticipatrici: Oggi le donne sono attive in ogni campo di lavoro. Sanno di non godere pienamente dei loro diritti, perciò si impegnano ad attuarli. Occorre darsi da fare. In tante, troppe culture, la donna vive addirittura in stato di schiavitù. E poi non dimentichiamo il valore unificante, la ricerca della concordia, tipico dell’essere femminile… . La spiritualità di Chiara restava sempre stretta all’insegnamento del Maestro: Gesù parla alle donne di cose profondissime, anche alle peccatrici, con una tale immediatezza e semplicità da scandalizzare pure gli apostoli. Anni prima, anche i vescovi si erano preoccupati, per non dire scandalizzati, per la vasta presenza femminile nei focolari. La conferenza episcopale mise sotto studio il movimento. Per esempio, nell’assemblea della Cei del 1957 le voci inquiete furono molte. Meraviglia che siano le donne a fare da maestre dello spirito, disse monsignor Traglia. La mescolanza è pericolosa, lamentava monsignor Albanesi. I focolarini sono buone persone e, ad uno ad uno, anche eccellenti. Ma c’è promiscuità, confidenza eccessiva…, osservava monsignor Montini. Tirò le conclusioni il cardinale Siri, chiedendo una commissione di inchiesta per chiarire, insieme ad altri dubbi, se esiste questo senso di familiarità, anche solo spirituale, tra i due sessi. Altri tempi, altre mentalità. Tante nuvole sono svanite. Verrà Giovanni XXIII, con il Concilio che aprirà le porte ai laici, uomini e donne. Verrà Giovanni Paolo II e la sua Mulieris dignitatem, la Lettera alle donne che ci ha conquistate, credenti e non credenti. Il 30 aprile 1995, papa Wojtyla incontrò a Trento i giovani dei focolari insieme a quelli di Comunione e liberazione. Buttò via il discorso, improvvisò un dialogo serio e scherzoso com’era il suo stile: Chiara è nata qui, Chiara tridentina… Conosco le specialità, la cucina di Chiara, la cucina di Giussani… Così la Chiesa cresce. Cresce anche mettendo una donna a capo del movimento laico più diffuso nel mondo. UNA FIAMMA L’ultima volta che ho incontrato Chiara era il novembre 2003, i Focolari festeggiavano i 60 anni e questo era il perché dell’intervista. Per ricordare cosa mi disse dovrei rileggermela, resta invece indimenticabile l’affettuosità che ancora una volta mi dimostrò. Mi prendeva sottobraccio, non per sostegno ma per confidenza, mentre parlavamo camminando in giardino; mi chiedeva di me e della mia vita, come si usa con una amica; e nella foto che ci scattarono mi stringe la mano tra le sue. La capacità di amare era per lei naturale come il respiro. Una grazia innata, una forza quieta e coinvolgente per chiunque abbia incontrato Chiara anche una volta sola. Per dirla con una frase di sant’Agostino che lei amava citare, una fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola. Franca Zambonini

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