Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma

Il film diretto da Giulio Base aiuta a coltivare la memoria della Shoah. Giovani generazioni, appassionate e forti. Il desiderio di conoscere e di mettersi in gioco. In onda sulla Rai

È un film su una bambina nata nel 1939, una bambina ebrea di nome Sarah. È un film sul 16 ottobre del 1943: il giorno in cui, alle 5 e 15 del mattino, le SS tedesche rastrellarono il ghetto della città e deportarono 1259 persone, tra cui oltre 200 bambini. Era un sabato, quello che poi sarebbe diventato il “sabato nero” per gli ebrei di Roma.

Ma è anche un film su una diciottenne di oggi, quello diretto da Giulio Base e disponibile sulla piattaforma Raiplay. È un film su una ragazza romana di nome Sofia ed è anche un film sui giorni nostri, sulle nuove, giovani generazioni raccontate spesso come fragili e impotenti, distratte e sofferenti, esangui. Non qui, che invece sono appassionate, forti e speranzose, in controtendenza con un certo storytelling inquietante sull’adolescenza, alimentato facilmente anche dalla serialità televisiva e da certo cinema.

Non è un racconto favolistico, però, quello che il 6 febbraio andrà in onda anche su Rai1, quanto un desiderio di bene, un’esortazione a vivere al meglio l’energia degli anni verdi, ed è la convinzione che questa sia la strada, giusta, l’unica via per continuare a coltivare la memoria, per non dimenticare la Shoah.

Lo strumento è un ponte lineare, ampio, continuamente collegato tra quel tragico ieri e un futuro che non può permettersi di dimenticarlo per un solo istante: un ponte di cui Sarah e Sofia sono simbolo e il cui primo mattone, l’espediente narrativo di un film semplice ma non banale, fruibile ma non evanescente, sono una lettera e una fotografia che la ragazza trova dentro una valigia in soffitta, nella sua bella casa al centro di Roma.

Sofia si lascia navigare da questo indizio, viene come rapita dal desiderio di conoscere la sorte di Sarah, sapere che fine ha fatto quella ragazzina e allora inizia a cercare. Mette da parte momentaneamente i suoi sogni da musicista e sulla strada incontra giovani ebrei del ghetto. Con loro ed altre amiche forma un gruppo di ricerca, di studio e di indagine il cui primo risultato è la scoperta che Sarah fu salvata dalla razzia dei nazisti e portata nel convento delle suore di Sant’Alessio all’Aventino.

Da lì matura l’idea di uno spettacolo teatrale per comunicare questa storia, per gridarla, dice Sofia. Si mette in moto una macchina di bellezza e dovere morale, produttrice di memoria viva perché pulsante dentro i cuori di chi l’elabora e ricostruisce. Ognuno mette sé stesso e le sue capacità a disposizione: Sofia la sua musica, che cerca di comporre nostalgica e speranzosa per l’occasione.

Il teen movie diventa corale e partorisce amori, unità e grandi colpi di scena, qualche imprevisto e qualche inciampo che provoca incomprensioni e diffidenza da parte degli adulti. Ma alla lunga l’energia fondamentale di queste vite in erba ma non acerbe, conquisterà anche i più grandi, allargando quel ponte di cui abbiamo bisogno e per il quale sono importanti muratori anche i padri, cioè gli adulti che hanno il dovere di accompagnare i giovani nella scoperta, di aiutarli nella comprensione e di fornire risposte adeguate alle loro domande.

Non è un caso che Un cielo stellato sopra il ghetto di Roma sia un film col padre presente, col padre che c’è: è quello di Sofia, interpretato dallo stesso Giulio Base. Un padre in ascolto, vicino, anche se non fisicamente, come oggi può capitare, perché i motivi di lavoro lo portano momentaneamente altrove. È un pianista di livello mondiale, ma risponde sempre alle telefonate della figlia, anche prima di un concerto importante.

E quando lei gli chiede di aiutarla nel suo viaggio, lui promette che lo farà e anche a distanza dialoga, offre consigli e appena torna partecipa al risultato del lavoro enorme portato avanti da Sofia. Prende parte alle grandi sorprese scovate, recuperate. Entra anche lui nel dialogo tra religioni di cui il film, scritto dal regista insieme a Israel Cesare Moscati, racconta l’importanza.

 

 

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