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Un anno di sport con Città Nuova

Campioni affermati e atleti sconosciuti ai più, notizie da prima pagina e storie seminascoste: lo sport nel 2013 visto coi nostri occhi (seconda parte).
Chris Froome

Luglio – Il kenyano bianco si veste di giallo

 

Difficile, quando si parla di Chris Froome, che non ritorni alla mente quel suo vorticoso mulinare di gambe lungo l’ascesa del Mont Ventoux. I più sospettosi, è inevitabile, avranno pensato che dietro a una tale dimostrazione di forza e agilità ci sia l’ombra del doping. Ma fino a prova contraria, Froome è un corridore eccezionale, capace di dominare il Tour de France numero 100 lasciando le briciole agli avversari. Eroe tra due mondi, Chris, nato a Nairobi da genitori inglesi, trasferitosi in Sudafrica all’età di 15 anni e poi volato in Europa per tentare l’avventura nel ciclismo dei grandi. In Kenya, Froome viveva a contatto con la natura, frequentava una scuola lontana dal centro città e cresceva nella savana tra gli animali, conoscendo il valore della solitudine. Come da solo si è imposto sul Ventoux, ad Ax 3 Domaines e nella cronometro di Chorges: un trionfo europeo costruito nella lontana Africa.

 

Agosto – La regina e le principesse

 

I giorni che precedono il via dei Mondiali di atletica sono macchiati dalle squalifiche a Tyson Gay e Asafa Powell, i nomi più rappresentativi presenti nella lunga lista di atleti beccati all’antidoping proprio alla vigilia della manifestazione iridata. In pista, però, le storie “positive” – in un altro senso – non mancano. Come quella della quattrocentista giamaicana Novlene Williams, tornata all’agonismo dopo aver sconfitto un tumore al seno scoperto a poco meno di un mese dalle Olimpiadi di Londra: ai Giochi conquistò il bronzo in staffetta, ai Mondiali è ottava nella gara individuale, ma la vittoria più bella – il rientro in pista – se l’era già portata a casa. In casa Italia, invece, spiccano gli exploit di Valeria Straneo ed Emma Quaglia, rispettivamente seconda e sesta nella maratona iridata. Un mezzo miracolo, per due azzurre non più giovanissime (37 e 32 anni) sulle quali in pochi avrebbero scommesso: Valeria, perché arrivata ad alti livelli solo nel 2011; Emma, perché reduce da un tumore alla tiroide. La regina degli sport e le sue principesse.

 

Settembre – Campioni dimenticati

 

Ennio Falco, Giovanni Pellielo, Jessica Rossi. Nomi sconosciuti ai più, dei quali si parla solo durante le Olimpiadi, e solo se vanno a medaglia. Fortuna che Ennio, Giovanni e Jessica, al pari di tanti altri azzurri del tiro a volo, al podio ci hanno ormai fatto l’abitudine. È stato così anche ai Mondiali 2013, che hanno visto l’Italia trionfare nel medagliere grazie alle 17 medaglie conquistate tra senior, junior e prove a squadre. Ennio, alle spalle un oro olimpico ad Atlanta ’96 e un rifiuto all’allettante (e ricca) offerta di nazionalizzazione presentatagli dal sultano del Brunei, si è piazzato secondo nello skeet; Giovanni detto Johnny, tre medaglie ai Giochi e un’incrollabile fede in Dio, ha conquistato il suo quarto titolo iridato del trap; nella stessa specialità, la poco più che ventenne Jessica si è confermata in cima al mondo dopo l’oro di Londra 2012. Campioni assoluti, campioni troppo spesso dimenticati.

 

Ottobre – Il bisonte del ring

 

Attore, personaggio televisivo, boxeur dal talento purissimo. È Clemente Russo, tornato sul gradino più alto del podio iridato a sei anni dal primo alloro e dopo aver recuperato da un brutto infortunio al nervo brachiale. Una gioia quasi inaspettata per “Tatanka”, che durante il lungo periodo di preparazione ha vissuto anche il dramma delle due figlie nate premature e rimaste 120 giorni in incubatrice. Ma lui, cresciuto in una città – Marcianise – dove la camorra la fa da padrona, è sempre stato abituato ad affrontare le difficoltà. Il suo “no” a una vita al limite della legalità lo ha portato davvero lontano: in tv, al cinema, ma soprattutto sui ring di mezzo mondo. Calcati da degno esponente della noble art.

 

Novembre – Una fantastica “squadra” di tennis

 

Il più individuale degli sport di squadra o, se vogliamo, il più “di squadra” degli sport individuali. In pochi penserebbero che si sta parlando di tennis, ma se si dà un’occhiata alla Nazionale italiana femminile, allora cambia tutto. Il quarto trionfo in otto edizioni di Fed Cup, infatti, ha portato ancor più alla ribalta – oltre al talento e alla determinazione delle nostre ragazze – uno spirito di gruppo davvero esemplare. Chi non ha partecipato alla vittoriosa finale contro la Russia, come Francesca Schiavone (bellissima la lettera, pubblicata su La Gazzetta dello Sport, nella quale spiegava i motivi della sua rinuncia) e Flavia Pennetta, non ha fatto mancare il proprio sostegno dalle tribune, accompagnando Roberta Vinci da un lato all’altro del campo durante il drammatico match d’esordio contro la Panova. Sulla terra rossa del Tennis Club Cagliari, poi, ci hanno pensato loro, le “Cichis” Errani e Vinci – sapientemente guidate in panchina da Corrado Barazzutti (diventato il capitano più titolato al mondo insieme a Vicky Berner e a Billie Jean King) -, a scaldare i 5 mila cuori cagliaritani. E ad alzare la quarta insalatiera in rosa.

 

Dicembre – Il record della solidarietà

 

Tutto normale, tutto come previsto. Al rientro da un fastidioso infortunio al piede destro, Yu-Na Kim si aggiudica il Golden Spin di Zagabria, ennesimo successo di una carriera nella quale non è mai scesa dal podio. Ma a questo record difficilmente battibile, la pattinatrice sudcoreana ne può aggiungere un altro, probabilmente ancor più lodevole: quello della solidarietà. L’Unicef, del quale è ambasciatrice dal 2010, ha infatti segnalato la sua particolare attenzione ai problemi umanitari. Sì, perché quando c’è da aiutare chi è in difficoltà, la Kim non si fa certo pregare: 100 mila dollari in favore dei bambini filippini colpiti dal tifone Haiyan, altrettanti destinati ai sopravvissuti al terremoto di Haiti e consistenti periodiche “donazioni” per i bambini coreani più bisognosi d’aiuto. Fra un mese e mezzo, alle Olimpiadi di Sochi, Yu-Na porrà fine alla sua strepitosa carriera: quella che invece non avrà fine, ne siamo certi, sarà la sua straordinaria sensibilità.

 

Paolo Candeloro
(con il contributo di Giovanni Bettini e Marco Catapano)

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