Troppe morti bianche a Genova

Nonostante appelli e impegni formali, la sicurezza è considerata troppo spesso un costo e c’è chi rema contro una reale inversione di tendenza  
La gru dentro il piazzale dell'Ansaldo Energia dove è rimasto schiacciato un operaio di 42 anni di una ditta esterna a Genova, 21 gennaio 2019. ANSA/LUCA ZENNARO

Si chiamava Eros Cinti l’operaio di 42 anni da poco era rimasto vedovo con due figli di 6 e 11 anni.

È l’ultimo morto sul lavoro all’Ansaldo Energia di Genova. E come per ogni morte sempre assurda e triste, quando si tratta di infortuni, vengono forniti dati, statistiche, numeri per raccontare che la prevenzione non è mai abbastanza. Che le cause sono molteplici. Che occorre vigilare.

Secondo i dati forniti dalla Cgil, Genova ha il triste primato della città con più infortuni mortali in Liguria (59,5% dei casi); segue Savona con il 16,7% e Imperia e La Spezia conl’11,9%. Genova +78,6% rispetto al 2017, Imperia +66% mentre La Spezia è invariata. Solo a Savona infortuni mortali in calo (-30%). Genova è il luogo del 60% dei decessi, solo a Savona gli infortuni mortali in calo.

«Quando si parla di sicurezza sul lavoro si pensa sempre a lavoratori mal pagati, in nero, senza tutele né protezioni, racconta  Federico Vesigna, della Cgil Liguria.

Ma quando accadono tragedie come quella di Eros, in luoghi dove le norme sul lavoro ci sono, ci si rende conto che quelle attuali non bastano.

Bisogna fare di più, ma spesso è difficile perché c’è chi si mette di traverso e ritiene la sicurezza sul lavoro un costo».

Per Luca Maestripieri, della Cisl Liguria, «un così ampio numero di vittime indica che manca la cultura della sicurezza in senso generale». Dalla segreteria della generale Uil Liguria fanno un appello affinché i temi della sicurezza diventino elemento di confronto quotidiano per individuare strumenti e meccanismi di tutela e di salvaguardia.

Ed ecco una sintesi degli incidenti avvenuti tra il 2013-2018 sempre in Liguria secondo i dati forniti dalla Cgil.

Il 90,5% degli infortuni mortali è nel comparto industria-servizi (+35,7% sul 2017); 4 i morti nell’agricoltura (1 in più sull’anno scorso), nessuno nell’ambito della P.A. I morti nelle attività industriali sono più di un quarto del totale (26,7%) ed in aumento del 38% sul 2017; segue il terziario con il 21,4% dei deceduti ma stabili rispetto all’anno precedente. In forte aumento i settori non determinati.

I morti maschi sono il 90,5% del totale ed in aumento del 26,7% sul 2017; le femmine decedute sul lavoro sono 4 e sono raddoppiate rispetto all’anno 2017. Nei primi undici mesi del 2018 gli infortuni mortali sono aumentati nelle fasce di età tra i 20 -24 anni (+2) ma soprattutto in quella tra 30 – 34 anni e tra 40 – 44 anni.

Mentre oggi sono in corso in diversi modi astensioni dal lavoro nelle varie aziende, il  sindaco Bucci ha espresso il cordoglio della città ha invocato che  «anche in questa nuova drammatica circostanza, il nostro appello per un impegno forte e non più rinviabile da parte di tutti sui temi della sicurezza sui luoghi di lavoro». Dolore è stato espresso alla famiglia, agli amici e ai colleghi anche dal governatore Toti che ha scritto: «sono ancora troppe le morti bianche in Italia: la sicurezza sul lavoro è un tema ineludibile che deve essere al centro dell’agenda politica nazionale».

In occasione del Patto sul Lavoro, la  Regione Liguria si è impegnata con le parti sociali per definire azioni e modalità per migliorare la sicurezza e aumentare i controlli con l’apertura di un tavolo tecnico-politico sul tema. «Non si può abbassare la guardia. Il 13 febbraio era già prevista la riunione del Comitato regionale di Coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di Salute e Sicurezza sul luogo di lavoro – spiega Toti – dopo l’ultimo tragico incidente, di cui mi auguro si chiariranno presto le cause e le responsabilità, continueremo su questa strada con rinnovato impegno».

 

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