Terremoto sullo stadio della Roma

Raffica di arresti eccellenti prima della ratifica della variante urbanistica che autorizza nuove cubature, causa delle dimissioni dell’ex assessore Berdini. I termini della questione e il posto della città come bene comune
ANSA/RONNY GASBARRI

L’arresto (tra carcere e domiciliari) del presidente di Acea, Luca Lanzalone di nomina M5S, e del costruttore Parnasi, assieme a figure politiche regionali del centro sinistra (Michele Civita) e del centro destra (Adriano Palozzi), rappresenta un vero e proprio terremoto per la metropoli capitolina che sul progetto del nuovo stadio della Roma ha visto coagularsi diversi consensi e interessi trasversali. Le accuse rese note sono di “associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive” oltre a vari delitti contro la pubblica amministrazione.

Per coloro che volessero fare un veloce ripasso delle anomalie del progetto e del suo impatto sul tessuto cittadino della Capitale, rimandiamo alla lunga intervista del 2017 con Carlo Cellamare, professore di urbanistica alla facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma, all’indomani della fuoriuscita dalla giunta Raggi dell’assessore Paolo Berdini.

In un recente libro (Roma, polvere di stelle, Edizioni Alegre) Paolo Berdini, noto esperto di urbanistica e grande conoscitore della Città eterna, compie una panoramica sulle questioni aperte a Roma fino a individuare proprio in Lanzalone l’avvocato che ha «legami con quel mondo finanziario globalizzato insofferente a ogni tentativo di regolare il governo urbano» tanto da passare sopra al dissenso di parte dell’elettorato pentastellato impegnato contro la speculazione edilizia. Considerazioni di carattere politico e culturale che non entrano ovviamente nel merito delle contestazioni della magistratura che sono tutte da vagliare.

Nella partita dello stadio fortemente voluto dal finanziere statunitense James Pallotta, entra in gioco il ruolo di Unicredit come banca creditrice del gruppo immobiliare Parnasi, proprietario dei terreni di Tor Di Valle, dove dovrebbe erigersi il complesso dello stadio con centro commerciale annesso. La banca ha già rilevato molte delle società dei Parnasi e non può non vedere, legittimamente, nella realizzazione del progetto dello stadio l’occasione per recuperare i propri crediti.

I lavori erano pronti per partire a fine anno in attesa dell’approvazione, annunciata a breve, da parte del consiglio comunale della variante urbanistica del Piano regolatore generale.

A Roma le vicende relative alla costruzione di un tempio del calcio, ormai un brand commerciale lontano dal popolare stadio del Testaccio, viene letto anche come un contenzioso con un altro grande costruttore, Caltagirone, che vanta invece interessi diversificati, a cominciare dalla stampa, e notevole liquidità.

Lo stop traumatico può rappresentare l’occasione per ripensare alla centralità della città pubblica.

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