Siamo fatti per il Cielo

La vicenda di Gianluca Firetti. Una storia di un ragazzo come tanti che a causa di una malattia è scomparso a 20 anni. Un testimone credibile.

L’8 settembre 1994, a Sospiro (Cremona), nasce Gianluca Firetti. Un ragazzo come tanti, perito agrario, sportivo, calciatore, una famiglia unita, un fratello e tanti amici. Sorridente, generoso, sempre disponibile ad aiutare gli altri; determinato – così racconta il suo allenatore di calcio – nel fare tutto quello che gli si chiede.

All’età di 18 anni si ammala di tumore. Un evento che cambia la vita, la visione del mondo, un percorso nel quale viene accompagnato dalla famiglia, dagli amici e da don Marco D’Agostino, il sacerdote con cui scriverà il libro “Spaccato in due”, nel quale racconta la sua esperienza. Don Marco lo segue nella malattia attraverso incontri, messaggi, con la forza che viene dal Messaggio, quello della Parola di vita.

Non subito e non tutto in un momento ma, a poco a poco, Gian – così lo chiamano gli amici – riesce ad accettare la sua situazione mostrando come, nella lotta, si diventi pienamente uomini. A piccoli passi riesce a consegnare la malattia, le sofferenze, fidandosi dell’amore di Dio e affidandosi alle cure dei medici, all’affetto della famiglia e degli amici che, standogli accanto, ricevono da lui un insegnamento di vita.

È un “atleta della vita”, giorno dopo giorno la sofferenza lo fa maturare e lo purifica. Non nasconde le sue fragilità, le fa abitare dalla fede che diventa, poi, contagiosa: la comunica agli altri condividendo i piccoli momenti della giornata che vive intensamente, dalla celebrazione eucaristica in casa alla visione di un film, dallo scambio di messaggi su WhatsApp, ad una merenda con gli amici.

«Quella di Gian, umanamente, è una storia di dolore – scrive don Marco D’Agostino -. Evangelicamente, una storia di grazia e di bellezza. A soli vent’anni ha dimostrato che si può essere abitati da Dio e dagli uomini».

Scrivendo a papa Francesco, Gianluca racconta che si trova in ospedale a “lottare” e, nonostante momenti difficili e di scoraggiamento, ogni giorno ricomincia la sua battaglia combattendo con l’arma della fede.

Il miracolo degli ultimi mesi della sua malattia non è stato quello della guarigione. Scrive don Marco: «Incontro dopo incontro, cresceva il suo desiderio di vivere e, paradossalmente, questo si realizzava con la sua consapevolezza di morire. “Don, sto morendo. Che cosa mi attende? Quale sarà la mia ricompensa? Gesù mi sta aspettando?”. Ho avuto la sensazione che anche la morte non lo abbia colto di sorpresa. Tutt’altro».

Gianluca è accogliente anche verso questa “sorella” così scomoda. La sua fede alimentata dalla preghiera e dai sacramenti, l’amicizia, lo aiutano ad accogliere il progetto di Dio anche nei momenti più difficili della malattia. Chiunque va a trovarlo respira il profumo della vita, l’amore, l’accoglienza, percepisce il vero senso dell’esistenza. Al fratello raccomanda di “non buttarsi via” e con queste parole lo aiuta a riordinare le priorità della vita, a ricominciare a studiare.

«Gian non è morto disperato, ma affidato. Non se n’è andato sbattendo la porta, ma incamminandosi. Non ha chiuso l’esistenza imprecando per un buio che non si meritava, ma desiderando un incontro con la Luce del mondo, appena contemplata nella gioia del Natale. Il miracolo vero è stato, per Gian, comprendere il “perché” di quella condizione così umanamente sfavorevole per lui e per la sua famiglia e leggerla con gli occhi della fede» (Don Marco D’Agostino).

Gianluca raggiunge il cielo il 30 gennaio 2015. Il Sinodo dei Vescovi quest’anno lo ha proposto ai giovani come testimone credibile.

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