Semplicemente dare

Dare il buongiorno con più amore che puoi, donare un sorriso, dare ovunque un aiuto. Dare un’idea di un gioco nuovo che sai, prestare la gomma, dare un po’ di merenda. Se lo ascolti una volta questo rap scritto e musicato dal cantautore romano Daniele Ricci non te lo togli più dalla testa. Se poi lo senti cantare da bambini che hanno dai quattro agli otto anni non te lo levi più dal cuore. Dare, perché è la gioia più grande; dare, e questa gioia si espande sai; dare, che poi significa amare, amare; dare, che è insegnare ad amare. Bisogna dare al mondo la felicità, che è quella di chi ama, ama, ama. Bisogna dare al mondo la felicità che è quella di chi dà, dà, dà, dà, dà, continuano a ripetere 1600 gen 4, i bambini del Movimento dei focolari, convenuti a Castelgandolfo da ogni angolo della Terra per il loro congresso. Se il Centro Mariapoli che li ospita avesse bisogno di un collaudo, questa sarebbe più che una prova del fuoco. Sgusciano da ogni angolo, all’interno e all’esterno, nel grande giardino, riempiono corridoi, affollano scale. C’è un posto dove li trovi tranquilli: la cappella. Davanti al tabernacolo sembrano catturati dalla presenza di un amico speciale. E che sia tale Gesù per loro lo provano disegni, letterine dei più grandini, bigliettini dove scrivono o dettano quelli che chiamano gli atti d’amore. Seppure così piccoli, si pongono già tante domande. Se Dio ha creato il mondo, chi ha creato Dio?. Chi è Gesù e chi è Maometto? E Dio è cristiano o è musulmano?. Qual è il vero Dio creatore, non potrebbe essere Buddha o Maometto?. Com’è il paradiso? E com’è l’inferno?. La chiesa come sceglie le persone per diventare beati e santi?. Perché Gesù è risorto?… E tante altre. Interrogativi che vengono chiariti dalle risposte di Chiara Lubich, e che offrono l’occasione di una vera e propria catechesi, adatta ai bambini, per spiegare ad esempio che Gesù è risorto perché era Dio. Ci sono anche altre religioni ma nessuno che le ha fondate è risorto come Gesù. In quanto a Buddha e Maometto, sono uomini che hanno fondato una religione; però secsono uomini come noi, non sono Dio. La chiesa, poi, per scegliere beati e santi guarda se hanno amato, e l’inferno è terribile perché si capirà che l’unica cosa da fare nella vita era amare ma non si potrà più amare. Mentre il paradiso è immenso, ma ci si sente a casa. Si conoscerà il Padre, Gesù, Maria e lo Spirito Santo. Ci saranno viali, giardini, strade, case, tutto quello che abbiamo fatto anche noi se l’abbiamo fatto per amore. Concetti profondi spiegati semplicemente e per questo comprensibili anche se riguardano verità fondamentali della fede cristiana. Tradotti subito in vita, tanto che ad esempio Francesco dice: Voglio amare tantissimo per andare in paradiso perché mi è piaciuto come è stato descritto. Concetti applicati anche nel gioco. Prima ancora che ad Atene le olimpiadi, quelle dell’amore, si sono svolte in quei giorni. Le prove vertevano sulla capacità di dare, tema del congresso. Difficile stilare una classifica perché già da prima i gen 4 avevano collezionato una serie di punti. Anche perché, come è stato ribadito a Castelgandolfo, si può sempre dare qualcosa e tutti possono farlo. Chi di noi non può dare un sorriso, il perdono, un aiuto, una risposta gentile, una consolazione, il coraggio, una bella notizia, i propri talenti, l’amore di Gesù, la fede in lui? Loro hanno trovato tutti i modi di farlo. Chi ha orecchi per intendere, intenda. Forse anche per questo, neppure Milena ha voluto mancare all’appuntamento di giugno. Da circa un anno si sottopone a cicli di chemioterapia per un tumore alla testa. Tante gen 4 in tutto il mondo la conoscono, pregano per lei, le scrivono. Io alla sera prego soprattutto per te – le ha scritto Federica -; ti mando un grosso bacione e ti aspetto al congresso. Vista la situazione, la mamma pensava di accompagnarla, ma lei non ha voluto: È il nostro congresso!. Con accanto 1600 fratellini e sorelline così e tanti adulti (piccoli angeli custodi), a Milena l’amore non sarebbe certo mancato. Perché chi dà, riceve anche. Mille modi per dare Senza limiti il dono che possiamo fare di noi e delle nostre cose. Dare perché siamo fratelli Al posto di doni per la sua festa di prima comunione, Paolo ha chiesto dei soldi per i suoi amici bambini iracheni, aggiungendo: Ho scoperto che Gesù ci fa tutti fratelli e con il suo amore ci insegna a volerci bene anche se viviamo lontani gli uni dagli altri e siamo di religioni diverse. (Italia) Dare perdono Un giorno abbiamo fatto una partita di calcio e stavamo vincendo. Quelli che perdevano non erano contenti e hanno cominciato a darmi gomitate e sono caduto ferendomi al petto. Ho pianto, chiedendo un rigore, ma non hanno accettato. Mi sono arrabbiato, ed ho deciso di dare anche io gomitate a colui che mi aveva fatto cadere. Ma, pensando a Gesù nell’altro, ho perdonato. Alla fine della partita siamo rimasti ancora amici. (Francia) Dare da mangiare A casa di Maria Giovanna suonano alla porta. È un marocchino che vende cassette musicali. Grazie, non ci servono! taglia corto la mamma. Mamma… è Gesù! bisbiglia Maria Giovanna. La mamma la guarda, le sorride… Maria Giovanna corre a richiamare il marocchino e gli offrono qualcosa da mangiare. Alla sera suona ancora il campanello della porta: è di nuovo lui, il marocchino! Gli è rimasta una cassetta e vuole regalarla a loro. (Italia) Dare un aiuto In giardino il papà sta raccogliendo dei sassi in un grande chio. Cosa fai con tutti quei sassi? chiede Mark. Mi servono per fare un vialetto, dalla porta di casa fino al cancello grande, risponde papà. Fino al cancello? Te ne servono tantissimi!, dice Mark e ritorna a giocare. Ma poi vede che il papà è tutto sudato. Allora corre a prendere il secchiello del mare e si mette anche lui a raccogliere sassi. Mentre svuota il suo secchiello nel grande secchio del papà, arriva Bert, il fratellino più piccolo: Che fai con quei sassolini? chiede a Mark. Un grande viale!. Bert corre anche lui a prendere alcuni sassolini e li porta al papà. Papà – chiede Mark -, anche ai bambini piccoli Gesù suggerisce nel cuore di amare?. (Australia) Dare il proprio talento Sara è triste: i suoi genitori non hanno mai soldi da darle e lei non riesce a racimolare qualcosa per i poveri. Allora le viene un’idea: con una compagna della sua scuola di danza chiedono alla maestra se possono organizzare in classe un piccolo programma di balletto. Ogni compagno dà un contributo. Così anche lei può portare la sua somma per i poveri. (Slovenia) Dare una consolazione Sabine è triste. Suo fratello è morto in un incidente. A scuola piange quasi sempre e non vuole giocare più con nessuno. Suzanne se n’è accorta e le sta vicina. Un giorno le dice: Sabine, non devi piangere perché Pierre, tuo fratello, è con Gesù in cielo. Ma io non lo conosco, Gesù! risponde Sabine. E Dio? chiede Suzanne. Neanche!. Da quel giorno Suzanne le racconta spesso la storia di Gesù. Un giorno dice alla mamma: Sai, mamma, ora Sabine conosce un po’ Gesù, gioca con noi e non piange quasi più!. (Francia) Dare una possibilità La mamma di Angela e Clara, due sorelline che dovevano venire al congresso gen 4, ha detto che avrebbe potuto pagare il viaggio solo per una di loro. All’inizio ognuna voleva venire, ma poi una ha cominciato a dire: Vai tu. E l’altra: No, vai tu. Una zia, sentendole, si è offerta di pagare per l’altra… e sono venute tutte e due. (Corea) Dare la fede in Gesù Kanna è una gen 4 di Nagasaki. Va all’asilo e tanti suoi compagni sono di altre religioni. Anche la maestra non è cristiana. Alla fine dell’anno ella raduna tutte le bambine dell’asilo e le saluta ad una ad una. Quando arriva a Kanna, le dice: Ti ringrazio, perché ci hai fatto conoscere Gesù. Quando ce ne parlavi si sentiva che era vicino a te. Ci hai insegnato le preghiere che hai imparato a casa tua: sono belle. Stamattina ti ho anche visto, quando hai regalato a una tua compagna il premio che avevi ricevuto: questo mi ha commosso! Io sto per sposarmi, ma prima voglio ricevere il battesimo e mi sto preparando, perché voglio credere anch’io come te a Gesù. (Giappone)

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