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Persona e famiglia > Noi due

Sconosciuti sul divano: imparare a coabitare l’intimità

di Dorotea Piombo

- Fonte: Città Nuova

La vicinanza fisica non sempre coincide con quella emotiva: così la casa può trasformarsi in uno spazio di distanza e solitudine. Ricostruire il ponte passa dalla capacità di ascoltarsi e tornare a guardarsi

Coppia seduta sul divano. Foto di Vitaly Gariev da Unsplash.

Esiste una sofferenza muta che abita in molte case, un fenomeno che si potrebbe definire una sorta di “isolamento in presenza”. È un paradosso doloroso di due persone che coabitano le stesse stanze della propria casa, le medesime responsabilità e il bilancio familiare, ma che psicologicamente sembrano vivere su due isole distanti, separate da un oceano di silenzi e distacco emotivo.

Sei accanto alla persona che ami, guardate una serie tv e all’improvviso una forte angoscia prende il sopravvento, in una serata apparentemente tranquilla. L’aria fresca del condizionatore, il profumo del bucato appena steso, la sigla della vostra serie tv preferita in sottofondo, fanno da cornice ad una scena vista e rivista mille volte, ma sembra mancare qualcosa. Il desiderio di una carezza prende il sopravvento, ma la paura di chiedere un gesto d’amore ammutolisce quella sensazione. Cosa succede? Forse non basta più la semplice condivisione di un momento tipico del dopo cena? Magari stanno prendendo voce desideri e paure nascoste ma prepotentemente presenti in modo silente?

Nelle dinamiche relazionali di coppia, spesso capita di stravolgere il vecchio “due cuori e una capanna” e trasformarlo in “due isole e un divano” che condividono il medesimo spazio fisico, ma che purtroppo si ritrovano divise da un mare di silenzi, malintesi e difficoltà di comunicazione. Quali emozioni possono essere coinvolte in questa dinamica? Spesso capita di sentirsi arrabbiati con il partner, perché non riesce a soddisfare le nostre aspettative, o magari nella nostra immaginazione esiste un ideale di coppia in cui l’altro debba essere “SEMPRE” presente accanto a noi, o magari semplicemente non riusciamo a decodificare ciò che desidera l’altro, concentrandoci esclusivamente su ciò di cui noi sentiamo il bisogno. Spesso questa dinamica può insinuarsi lentamente, in modo subdolo e poco consapevole: attraverso una serie di piccole rinunce quotidiane, di costanti “non detti”, di sguardi mancati o di bisogni inascoltati che, stratificandosi nel tempo, costruiscono muri invisibili e, a volte, impenetrabili.

Steve e Madison sono una coppia di 40enni senza figli, immersa in vite piene di impegni. Steve è un artista, un uomo fortemente introverso: la sua mente cerca un equilibrio interno attraverso il ritiro e le attività silenziose. Madison sembra essere il suo opposto: una donna molto attiva, grande lavoratrice e spesso proiettata verso l’esterno, investita da richieste provenienti sia dalla sua famiglia d’origine che da una forte rete sociale.

Inizialmente, durante la fase dell’innamoramento, questa grande differenza sembrava avere una funzione compensatoria. Successivamente, a causa di fattori stressanti e della routine, l’incastro si è trasformato in una specie di trappola in cui le richieste di attenzioni di lei e le tendenze evitanti di lui sono diventati i pilastri di un rapporto che non funziona più a causa della difficoltà nel “riuscire a contattarsi” di nuovo. Più Steve si chiude nella sua isola negando il contatto, più Madison si sente non capita e rifiutata. In questo modo si innesca un cortocircuito, la casa non viene più percepita come “base sicura”, trasformandosi in un luogo di doveri, responsabilità, vuoto e distanza e in cui l’intimità psicofisica rischia di collassare.

Per ricostruire il ponte tra le due isole, possono bastare piccoli gesti quotidiani per sintonizzarsi nuovamente sulla stessa linea d’onda. Ecco alcune strategie che vi possono essere utili:

  • Non leggere le azioni del partner come un attacco personale (spesso sono semplicemente dei modi per gestire il proprio stress emotivo);
  • Non pretendere che sia il partner a regolare le tue frustrazioni ed emozioni difficili;
  • Comunica in modo chiaro le tue emozioni e i tuoi bisogni;
  • Prova a riattivare il corpo, mandando dei messaggi non verbali (contatto visivo prolungato, un abbraccio, una carezza delicata).

La vera intimità psicofisica non coincide con la fusione simbiotica che annulla le differenze ma sta in quello spazio intermedio e vulnerabile tra l’IO e il TU che richiede anche molta fatica, umiltà nel “disarmarsi” e il coraggio di guardare l’altro per capire chi è diventato oggi e di cosa ha bisogno.

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