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Persona e famiglia > Tendenze

Beauty party e tutela delle bambine

di Chiara Andreola

- Fonte: Città Nuova

Serve un patto educativo tra famiglie per proteggere le nostre figlie, senza strumentalizzare la cura del corpo

ph Pexels

Festeggiare il proprio compleanno con le amiche alla “spa” – o centro estetico che sia –, con massaggi, manicure, pedicure, maschere di bellezza, trucco, parrucco e quant’altro: no, non è un trend per donne “mature”, ma una tipologia di festa per bambine in una fascia d’età che va dai 5-6 ai 10-12 anni. Nata negli Stati Uniti, questa “tendenza” si è diffusa anche in Italia, raggiungendo già qualche anno fa le grandi città, ed ora anche i piccoli centri. Basta fare un rapido giro online per trovare le offerte più svariate, da Nord a Sud. Ci sono centri benessere che propongono queste feste nella propria sede; vere e proprie agenzie di eventi, o anche gruppi più piccoli di animazione per bambini, che li organizzano in spazi privati e anche a domicilio, appoggiandosi o meno a professionisti dell’estetica – in molti annunci si parla semplicemente di “animatrici”, senza dire di più su eventuali professionalità specifiche.
Il format prevede in genere di iniziare dotando ogni bambina di accappatoio e apposito cerchietto per capelli; per poi passare appunto a trattamenti come manicure, pedicure, trucco, capelli, maschere per il viso, pediluvi. Il tutto corredato di torta e dolcetti, eventualmente anche inviti preparati in precedenza, servizio fotografico e sfilata con premio alla bimba più bella.
I costi ovviamente variano a seconda di quanto richiesto: si trovano soluzioni “a pacchetto” che consentono la partecipazione di una decina di bambine per 150 euro, così come altre à la carte in cui si arriva a spendere la stessa cifra per una sola persona. C’è anche chi propone il pacchetto “mamma e figlia”, per passare un momento di relax insieme; nonché i voucher regalo, in cui il “beauty party” può essere appunto donato per il compleanno o per un’altra occasione. Chi promuove queste feste fa leva essenzialmente su un potenziale valore educativo del prendersi cura di sé stesse e del proprio corpo, del prendersi del tempo per sé (anche tra madre e figlia), e della costruzione di un concetto “positivo” di bellezza; portando anche a prova le testimonianze di mamme e bambine che hanno partecipato, ovviamente tutte entusiaste.
Tuttavia, le criticità rilevate da più parti non sono poche. La prima è quella relativa al concetto di adultizzazione dell’infanzia: qui si va infatti ben oltre il classico gioco di ruolo della bambina che mette le scarpe col tacco e il rossetto della mamma, arrivando a trattare le bambine come “adulte in miniatura”, con relative implicazioni commerciali. Non si tratta solo di “crearsi le clienti di domani”, ma quelle di oggi: non è un caso che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato abbia recentemente avviato due istruttorie nei confronti di Sephora Italia, Benefit Cosmetics e LMVH Profumi e Cosmetici per possibili pratiche commerciali scorrette nella promozione dell’uso precoce di cosmetici non destinati o non testati su minori, anche coinvolgendo giovanissime micro-influencer (bambine che, smartphone alla mano, fanno vedere ai loro follower le proprie routine di bellezza e relativi prodotti).
La seconda criticità è relativa all’immagine di donna e di bellezza che viene promossa: se già a 8 anni viene fatta passare alle bambine l’idea che devono corrispondere ad un certo canone estetico, che devono “correggersi” per raggiungerlo, e si organizza addirittura una sfilata che premia la più bella relegando le altre al rango di brutti anatroccoli, si rischia di creare adolescenti all’ossessiva ricerca della perfezione fisica, con relativi riflessi sull’autostima e sulla costruzione della propria identità.
La terza criticità è relativa al ruolo dei genitori in tutto questo: davvero è un desiderio delle figlie, e non un bisogno indotto dalla mamma? Una sorta di voler “continuare a giocare con le Barbie”, ma questa volta con la propria figlia? E davvero per prendersi del tempo con la propria figlia è necessario andare in un centro estetico, e non magari a fare una passeggiata e un po’ di sano movimento?
Altra criticità che balza all’occhio riguarda la sicurezza, e non solo quella dei prodotti utilizzati e della reale professionalità degli operatori. Per quanto possano avere il consenso dei genitori, basta un’occhiata al sito di queste attività per notare come molte pubblichino le foto delle bambine in accappatoio, perfettamente riconoscibili: non serve essere esperti di sicurezza informatica per capire come, una volta sul web, queste immagini possano potenzialmente prendere strade tutt’altro che lecite. Insomma: inutile stracciarsi le vesti per il “patriarcato”, se poi a bambine di 5 anni proponiamo l’idea che valgono se e nella misura in cui rispondono a una certa idea di donna. Ma che conseguenze può avere tutto questo sulle bambine? Ne parliamo con Anna Granata, docente di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Milano Bicocca.
Professoressa Granata, che cosa risponderebbe a chi afferma che con queste feste si insegna alle bambine a prendersi cura di sé stesse – della cui bontà, in linea teorica, possiamo tutti concordare?
Non credo che il tema qui sia il prendersi cura di sé stesse. Siamo più nell’ambito della festa di compleanno vista come atto sociale, collettivo; che finisce anche per diventare espressione dello status della famiglia, al pari di altri eventi, e che vuole in qualche modo introdurre un elemento di originalità. Che però qui va a toccare le questioni di genere e i corpi delle bambine, e in una prospettiva adultocentrica: proporre una crema antinvecchiamento a delle bambine è grave e drammatico per la loro salute, perché il corpo femminile viene così strumentalizzato già in età molto precoce. E queste feste diventano le “chiavi di accesso” ai bambini.
Molto scalpore ha destato il tema delle “baby influencer”: cosa ci fanno delle bambine di 7 o 8 anni già con un telefono in mano?
Anche qui siamo nell’ambito della strumentalizzazione dell’utilizzo dei social e delle bambine stesse per creare un bisogno indotto, che a quell’età sicuramente non c’è, facendo leva su un’immagine del femminile sempre curata, migliorata. E ribadisco, è grave che ciò avvenga a quest’età: è questione di logiche di mercato potentissime, e in tal senso vedo positivamente l’intervento del garante. E poi, certo, c’è soprattutto un tema di responsabilità genitoriale.
A questo proposito, come suggerirebbe di comportarsi ad un genitore la cui figlia riceve un invito di questo tipo?
Personalmente, nel caso delle mie figlie, non avrei dubbi nel declinare l’invito; ma il vero nodo della questione è che, al di là del saper dire di no quando opportuno, ci deve essere un vero patto educativo tra famiglie su tutti i livelli. E quindi anche su questo, perché non si toccano i corpi delle bambine: indurre questo processo in un’età già delicata come quella preadolescenziale è un gioco pericoloso e da evitare, davvero ci vedo l’onda lunga del patriarcato che ritorna.

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