Scene di ordinaria repressione

I profughi che passavano nel centro allestito da Progetto 20K davano fastidio. Adesso c’è lo sfratto. Contemporaneamente si sono inventati che la chiesa-rifugio della parrocchia delle Gianchette sia pericolante (sic!). La resistenza del bene, però, continua

Per la loro postazione hanno scelto il piazzale della stazione ferroviaria di Ventimiglia. Hanno montano velocemente alcuni tavolini e sistemato le carte. Una presa di corrente e tante ciabatte a cui attaccare i carica-batterie dei cellulari. Poi tante fette di panettone e bibite. Sono i ragazzi di Eufemia, info e riferimento legale di Progetto 20K, la piattaforma politica presente sulla frontiera italo-francese di Ventimiglia.

Stanno cercando un nuovo locale perché con la fine dell’anno hanno dovuto lasciare l’alloggio in Via Tenda, nel quale tanti pomeriggi della settimana offrivano uno spazio ai migranti di passaggio per farsi una doccia, scegliere un vestito di ricambio, ricaricare i cellulari. Fermarsi, riprendere fiato. Avere informazioni e assistenza legale. Con il nuovo anno è scaduto il contratto d’affitto: il proprietario, un privato, ha deciso di non rinnovarlo. Le motivazioni sono riassumibili forse in una sola: «Davano fastidio».

Sì, perché aiutare chi ha bisogno di tutto, soprattutto chi è straniero, a molti cittadini di Ventimiglia dà un fastidio terribile. Non si deve aiutare chi ha necessità di capire come procurarsi i documenti, né offrire aiuti per pratiche burocratiche. Cibo, vestiario, possibilità di ricaricare la batteria del telefono dà fastidio. Come dava fastidio l’aiuto fornito dalla parrocchia delle Gianchette, che offriva un pasto caldo e un posto al riparo per mamme e bambini.

Dava fastidio. E non solo sono stati fatti sgombrare tutti, ma addirittura la chiesa è stata dischiarata pericolante. «Pericolante come la mente di chi ha potuto pensare una cosa simile». Racconto questa provocazione di un povero diavolo che aspetta che qualcuno lo aiuti. Ebbene dopo il divieto di accoglienza e ospitalità alla Gianchette, ora il divieto ad Eufemia. «Siamo in un punto cruciale e di transito, come la stazione di Ventimiglia, con le attività quotidiane di Eufemia per dimostrare che è uno sgombero politico. Ci stanno buttando fuori, con l’intento di bloccare la solidarietà. Negli anni abbiamo fornito assistenza di base, assistenza legale ed uno spazio femminista. Non si illudano – prosegue Giacomo Mattiello attivista del 20k – che togliendoci uno spazio fisico, delle mura attorno, le nostre attività si fermeranno. Noi continueremo a denunciare politicamente ciò che avviene su questa frontiera ed il panorama che si vive. Un panorama nazionale fatto di sgomberi e repressione».

Da Ventimiglia, l’abbiamo raccontato tante volte su queste pagine, sono passate migliaia di persone che poi sono andate ovunque. Sono scese fino alla chiesa delle Gianchette, cambiando il tempo delle messe, giocando sereni nel campo da calcio. Sudanesi, afgani, arabi, uomini e donne eritree con il loro naso sottile e le guance scavate.

Un film visto mille volte, che continuerà perché «questa frontiera esiste ancora e noi continueremo a stare qui finché questa frontiera continuerà ad esistere. Oggi si chiude un capitolo della nostra storia ma se ne apriranno altri. Siamo tantissimi – conclude Giacomo –. Non illudetevi, se ci buttate fuori dai luoghi fisici troveremo soluzioni alternative. La nostra ricchezza non è la componente materiale, ma tutte le persone che compongono e hanno attraversato la nostra realtà. Eufemia se non avrà un posto sarà nelle strade. Ci troverete ovunque».

«La solidarietà non si ferma, Eufemia ovunque», hanno scritto su uno striscione e su un altro «Ventimiglia città aperta».

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