In sala piovono racchette

"Borg vs McEnroe" e "La battaglia dei sessi" portano al cinema il tennis grazie a due partite realmente accadute ed emozionanti: quella tra i due storici assi di questo sport e quella avvenuta tra una donna e un uomo, Billie Jean King e l’ex campione Bobby Riggs, per testimoniare sul campo la pari di dignità tra i sessi.

Al cinema piovono racchette, nel senso che arrivano due film sul tennis. Strano, visto che tra questo sport e il grande schermo non è mai corso buon sangue, e sono state poche e discutibili, sinora, le pellicole dedicate alla pallina gialla che scavalca la rete o che vi muore contro. Eppure le due opere che stanno per accendersi davanti ai nostri occhi possono dire la loro al botteghino e sui giornali, avendo in mano buone carte da giocarsi in quanto a storie da raccontare.

Partono entrambe da una partita realmente giocata, da un match famoso, storico, in modo diverso molto emozionante. La prima partita fu giocata il 20 settembre del 1973, a Houston, in Texas, e fu vista da circa 50 milioni di telespettatori in tutto mondo.

La seconda sfida, disputata a Wimbledon il 5 luglio del 1980, è considerata dagli esperti la partita di tennis più bella ed avvincente di sempre: a scagliarsi la palla per quasi quattro ore, in quella finale epica terminata solo al quinto set, dopo un leggendario tie-break di oltre venti minuti, furono Björn Borg e John McEnroe, due talenti cristallini allora all’apice della carriera, diversi in mille cose, ma complementari fino a formare insieme l’essenza stessa del tennis. Biondo e glaciale il primo, riccioluto, bruno e fumantino il secondo; scattoso e geniale sottorete l’americano, ordinatissimo palleggiatore da fondo campo lo svedese. Due icone, due leggende, il ghiaccio e il fuoco, due menti complesse che nel piccolo rettangolo di gioco hanno trovato espressione e in qualche modo salvezza. Semplicemente Borg e McEnroe, come il titolo del film che uscirà il 9 novembre prossimo: Borg vs McEnroe,grande omaggio ad una immensa partita e a un gioco antico, elegante e psicologicamente impegnativo, dove la mente e il corpo camminano insieme in equilibrio precario, finendo a volte per prendersi a pugni.

bjorn-borg-e-john-mcenroe-foto-wikipediaUn film sul tennis a tutti gli effetti, Borg vs McEnroe, diverso da quello che racconta un’altra storica battaglia a colpi di racchetta, ribattezzata poi La battaglia dei sessi. Da qui il titolo di un film in arrivo nelle sale italiane il 19 ottobre prossimo, che parte da un campo da tennis per parlare d’altro: di parità tra sessi, di donne in lotta per migliorare la propria condizione. È il racconto di una partita tra una donna e un uomo: la ventinovenne Billie Jean King, allora numero uno del mondo, e l’ex campione Bobby Riggs, cinquantacinquenne sbruffone e ormai decisamente più showman che atleta.

Mezza America si fermò, quel 20 settembre del ’73, come se stesse davanti a una finale del Super Bowl; accese la tv per uno spettacolo più politico che sportivo, preceduto da provocazioni come nella boxe. Il paese conservatore da una parte, quello più progressista dall’altra, rappresentato da un’atleta che avrebbe dichiarato più tardi la propria omosessualità, ma che già allora si batteva perché le donne avessero gli stessi diritti degli uomini, a partire dai montepremi nei tornei.

La King (interpretata nel film dal premio Oscar Emma Stone), raccolse la provocazione di Riggs per evitare «un salto indietro di 50 anni» e nei cinque set giocati disse al mondo che, se il maschio fisicamente è più potente, la donna può spuntarla con l’intelligenza. Giocò lavorando sull’età dell’avversario, usò il drop shot sfiancando il povero Riggs e vinse la partita. Ancor di più la sua battaglia, che rimbomba nel mondo del tennis ancora oggi, e tanto le deve la parità di diritti tra uomini e donne in questo sport.

Il cinema arriva, talvolta con ritardo, a rispolverare la Storia, anche quella sportiva, con risultati che a volte rimettono a posto i rapporti difficili tra settima arte e vicende di atleti. Ma se, come detto in apertura, non si può dire che cinema e tennis vadano d’amore e d’accordo, va ricordato anche che esistono, all’interno di film che parlano di altri argomenti, memorabili sequenze ricavate dal gioco del tennis.

Woody Allen in uno dei suoi film più belli, Match Point, usa la pallina e la rete da tennis per parlare del rapporto tra talento e fortuna, e Michelangelo Antonioni chiude il suo Blow up con una partita di tennis giocata senza pallina da alcuni mimi, per affrontare il rapporto tra realtà e immaginazione, tra arte e finzione, tema principale di quel capolavoro che proprio quest’anno compie mezzo secolo di vita. E a proposito di capolavori, come non citare la partita di tennis più cult di sempre, quella giocata tra Fantozzi e Filini alle sei del mattino, con una nebbia fittissima, con dei look impossibili e il famoso «Batti lei»?

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