Riflessioni dopo il 12 Novembre, per un ripensamento della democrazia: la turnazione

Certamente, a prescindere dalle convinzioni personali e dalle opinioni politiche, il 12 novembre abbiamo assistito a un fatto storico: un presidente del consiglio si dimette dando luogo a caroselli che forse pensavamo possibili soltanto in Paesi non "liberi". Certamente, altro dato rilevante, le stesse dimissioni vengono dopo pressioni internazionali, dopo i diktat dell’Europa, direbbe qualcuno. Ora una fase nuova ma… con un elemento che a ben pensare non dovrebbe essere rassicurante: la fase nuova dovrà essere gestita dalla stessa classe dirigente che ha guidato l’Italia (da destra a sinistra) negli ultimi 20 anni. Un default della politica, non sembra possibile. Abbiamo chiesto a tecnici, qualcuno dice a Baroni visti i nomi che circolano – io direi più semplicemente ad alcuni dei migliori del nostro Paese – di aprire una fase nuova.

Ma, proprio mentre ascolto i telegiornali, mi viene da pensare… è possibile che possiamo/dobbiamo ricorrere a persone in gamba soltanto in casi straordinari? La grandezza dell’Italia, deve mostrarsi soltanto quando siamo quasi alla ‘frutta’, per poi cedere di nuovo il passo a politicanti, a persone di seconda, terza… o ultima linea nel Paese, faccendieri di partito che non saprebbero fare altro nella propria vita? E questo vale per la classe berlusconiana, ma anche per quella del PD e in generale per il carrierismo politico di questa partitocrazia, che poco ha a che fare con la democrazia. Sezioni di partito come strade per carriere professionali. Ma Monti, Ornaghi, Zamagni… nomi che circolano, altri più giovani ne potremmo indicare, persone preparate e competenti, questi devono aspettare di affermarsi nella vita di partito per poter aspirare a qualche ruolo? Così facendo evidentemente perdono le stesse competenze acquisite perché immersi nelle regole di una vita partitica che altri fini non ha, se non la propria autosussistenza. I partiti non sono che forme organizzate di espressione delle opinioni e degli interessi politici della società; se le regole attuali non funzionano più, bisogna trovarne altre, ma restituiamo la guida del Paese ai migliori che, per alcuni anni, potranno/dovranno dedicare del tempo al bene comune del paese.

Per alcuni anni cioè dovremmo applicare il principio della turnazione: non più di 2 mandati, senza eccezione. Non si tratta soltanto di una regola ma, come rileva Aristotele, del principio fondante la democrazia. Se vogliamo parlare di regole è la regola fondante la stessa forma di governo che chiamiamo democrazia; non voler introdurre tale principio significa pensare che in Italia ci sono delle persone insostituibili, qualificando in tal modo la nostra forma di governo come una Aristocrazia che non ha il coraggio di chiamarsi con il suo vero nome.

Cambiamo questa classe politica, cambiamola introducendo la regola della turnazione; certamente nessun parlamento, stando così le cose e le poltrone, vorrà spontaneamente approvarla. Facciamo pressione in questo senso, allora, con un movimento popolare che, sinceramente, non saprei come pensare o organizzare e che implica un grosso sforzo di partecipazione. Altro dato certo, infatti, è che tutta questa classe politica (da destra a sinistra) si è mostrata inadeguata e incapace: il commissariamento del Paese da parte di tecnici ne dovrebbe essere una sufficiente dimostrazione; ora il passo indietro lo dovrebbero fare tutti, ma non lo faranno da soli…

 

Massimiliano Marianelli

Università degli Studi di Perugia                                                                                                         

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