L’impegno comune ad uscire dalla notte dell’economia di guerra
Webinar lunedì 25 maggio 2026 ore 21
«Desidero condividervi il mio turbamento al pensiero che le guerre seminano morte nel mondo eppure qui a Torino, a Susa e in Piemonte rappresentano un vantaggio economico per le aziende che producono forniture militari e si offrono come motore di rilancio dell’occupazione». Si apre così la lettera che il cardinale di Torino, Roberto Repole, ha rivolto alla città nel giorno del primo maggio 2026, festa dei lavoratori.
Il messaggio è molto chiaro e rimanda alla “trasformazione in atto dell’economia in assetto di guerra” promosso dalla Commissione europea con il Rearm Eu.
La decrescita progressiva di Stellantis in Italia ha reso evidente nella città che fu della Fiat una crisi occupazionale alla quale si vuole rispondere con i progetti della società Leonardo che persegue da decenni una strategia di dismissione dei settori di produzione civile di altissimo livello a favore della filiera bellica tanto da collocare l’Italia ai vertici mondiali dell’export di armi nel tempo attuale della “guerra mondiale a pezzi” che si stanno sempre più unendo tra di loro.
Come dice il cardinale Repole, «So che si preferisce parlare di industria della Difesa, ma è inutile girarci attorno: il mercato degli ordigni di morte sta fiorendo e sta distribuendo ricchi profitti agli azionisti solo perché le armi vengono usate in altre parti del mondo per uccidere e devastare. Credo che non possiamo cercare la vita con una mano e toglierla con l’altra, non possiamo disgiungere pace e lavoro. Vogliamo affidare alla guerra le speranze del nostro territorio?».
Parole inequivocabili che fanno emergere una questione nazionale rimossa da troppo tempo ma che è al centro del Laboratorio permanente per la politica industriale di pace promosso da diverse realtà della società civile in Italia a partire da alcuni casi territoriali eclatanti che permettono di capire la trasformazione che si vuole imporre facendo leva sul ricatto occupazionale.
«Eravamo la città delle auto, vogliamo diventare la città delle armi?». È la posta dalla lettera del primo maggio al Paese intero e all’Europa nel suo complesso.
Una domanda esigente e lontana da ogni ipocrisia che non può essere rimossa e che poniamo al centro di una pluralità di contributi del Webinar in programma lunedì 25 maggio 2026 dalle ore 21 sul canale youtube di Economia Disarmata
Si alterneranno, da Torino e non solo, brevi dichiarazioni di impegno comune per costruire una alternativa reale all’economia delle armi.
Interventi programmati
Enzo Ferrara, Centro studi Sereno Regis Torino
Gaetano Quadrelli, direttore della Pastorale sociale e del lavoro di Piemonte e Valle d’Aosta
Alessandro Svaluto Ferro, direttore dell’Ufficio Pastorale Sociale della Diocesi di Torino
Caterina Mele, Professoressa Politecnico di Torino, collegio dei docenti del Dottorato Nazionale in Peace Studies
Stefano Tassinari, Responsabile nazionale Acli Terzo Settore
Don Flavio Luciano, vicario episcopale di Cuneo
Don Renato Sacco, Pax Christi
Gianni Alioti, Esperto politiche industriali The Weapon Watch
Chiara Bonaiuti, ricercatrice presso l’Ires Toscana e presso il Jean Monnet Centre dell’Università di Newcastle
Francesco Vignarca, Coordinatore Campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo
Giorgio Beretta, Analista Opal
Cinzia Guaita, portavoce Comitato riconversione Rwm e War Free Sulcis Iglesiente
Don Antonio Mura, direttore Pastorale sociale della diocesi di Iglesias
Roberto Rosso, Rete Tutela Valle del Sacco – Colleferro
Elisa Sermarini, Direttrice Gea scuola per la Giustizia Ecologica e Ambientale
Dario Bossi, Verona. Coordinatore della rete Iglesias y Minería in Brasile
Coordinano Carlo Cefaloni e Domenico Palermo – Economia Disarmata