PyeongChang 2018, si parte

Al via i Giochi olimpici invernali. Durante la cerimonia di apertura prevista la sfilata, dietro un’unica bandiera, dei rappresentanti delle due Coree

Pensate per un attimo a un avvenimento planetario capace di legare i popoli e allo stesso tempo di risvegliare in ciascuno l’orgoglio e il senso di appartenenza alla propria nazione. Non vi viene in mente niente? Ma sì, a ragionarci su non è così difficile trovare una manifestazione che abbia in sé questi requisiti. Volete un aiutino? Pensate, più, in particolare, a un evento che andrà in scena proprio in questi giorni … Eh già, parliamo delle Olimpiadi, in questo caso nella loro versione invernale, quella in cui si gareggia su ghiaccio e neve. Quasi tremila atleti, provenienti da 92 diversi Paesi (un record), si batteranno da sabato 10 fino a domenica 25 febbraio per la conquista delle medaglie a cinque cerchi (102 gli eventi in programma, contro i 98 di Sochi 2014). Arriveranno in Corea del Sud da tutti i continenti e, per la prima volta nella storia dei Giochi invernali, tra di loro vedremo in competizione anche rappresentanti di Ecuador, Eritrea, Kosovo, Nigeria, Singapore e Malesia. Chi avrà la fortuna di partecipare dal vivo, da atleta o da semplice spettatore, potrà vivere sulla propria pelle la solita “magica” atmosfera che si ripete ogni due anni (nell’alternanza in vigore ormai dal 1994 tra Giochi estivi e Giochi invernali). Quella festa di colori, e quel clima di gioia, caratteristico delle Olimpiadi, che confermano la capacità unica dello sport di unire tutti i popoli della terra.

Freddo “polare” – A PyeongChang in questi giorni sta facendo freddo, molto freddo. Più freddo che in Norvegia, nel 1994, quando per i Giochi di Lillehammer si raggiunsero i -10°. Un freddo talmente pungente che, di notte, ha portato il termometro anche sotto i -15°, contribuendo al propagarsi di un’epidemia di norovirus. Si tratta di un batterio che causa diversi fastidi come nausea, mal di stomaco e gastroenterite, e che ha costretto il comitato organizzatore a mettere momentaneamente “in quarantena”, chiusi nei loro alloggi, oltre 1000 addetti alla sicurezza. Il tutto, per evitare che il virus rischi di diffondersi ulteriormente. A sostituirli, nel frattempo, sono stati chiamati 900 militari, pronti a rafforzare la vigilanza sulle Olimpiadi che prenderanno ufficialmente il via venerdì 9 febbraio, con la cerimonia di apertura in programma alle 20 locali (mezzogiorno in Italia – con diretta tv su Rai2 e Eurosport1) nel PyeongChang Olympic Stadium, un impianto temporaneo costruito per l’occasione che potrà accogliere fino a 35.000 spettatori. Una cerimonia per la quale sarà dato a ciascuno degli spettatori presenti un vero e proprio kit di sopravvivenza: impermeabile, coperta, berretto, cuscino per il sedile, scaldamani e scaldapiedi!

Buona la terza – Archiviata la cerimonia, in cui vedremo sfilare insieme gli atleti della Corea del Nord e quelli del Paese ospitante dietro la cosiddetta “bandiera della riunificazione”, che raffigura la penisola coreana in blu su sfondo bianco, dal giorno dopo si comincerà con l’assegnazione delle prime medaglie. Eh già, alla fine i sudcoreani ce l’hanno fatta. Il loro comitato olimpico, infatti, aveva già provato, senza successo, a candidare la contea di PyeongChang per l’organizzazione dei Giochi del 2010, poi assegnati a Vancouver (Canada). Ci aveva riprovato per quelli del 2014, ma in quell’occasione fu superato da Sochi (Russia). Poi, al terzo tentativo consecutivo, è riuscito nell’impresa tanto desiderata: aggiudicarsi l’organizzazione di un’edizione delle Olimpiadi invernali. Così, nei prossimi giorni toccherà a loro l’onore (e l’onere) di ospitare la ventitreesima edizione delle Olimpiadi invernali. E comunque andrà, sarà un successo per questa zona del Paese asiatico che, per accogliere i Giochi, si è “rifatta il look”. Grazie ai 13 miliardi di dollari utilizzati per la creazione di nuove infrastrutture, ad esempio, è stata realizzata una nuova autostrada ed una linea ferroviaria ad alta velocità che oggi permettono di collegare rapidamente Seul a PyeongChang. Prima, invece, per fare lo stesso tratto ci volevano ore …

I campioni da seguire – Con una Russia decimata dalle note vicende legate allo scandalo doping (gli atleti russi cui è stato permesso di partecipare gareggeranno sotto la bandiera olimpica con la denominazione di OAR – Olympic Athlete of Russia), saranno quasi certamente Norvegia e Germania a dominare il medagliere, con gli Stati Uniti pronti a fare da terzo incomodo. Altri probabili protagonisti di questa edizione olimpica saranno gli atleti olandesi, che si avviano a fare incetta di medaglie nel pattinaggio di velocità, e anche i padroni di casa sudcoreani, veri e propri assi nello short track. Ma chi sarà alla fine l’atleta copertina di queste Olimpiadi? Diverse sono le star degli sport invernali che possono ambire al ruolo di personaggio simbolo dei Giochi di PyeongChang 2018 (per il programma di gare dei primi giorni scarica il pdf alla fine dell’articolo). Nello sci alpino, ad esempio, possono lasciare il segno l’austriaco Marcel Hirscher e la statunitense Mikaela Shiffrin, nello sci di fondo può fare altrettanto il norvegese Johannes Klaebo, mentre nel biathlon maschile si attendono grandi imprese da due “fenomeni” come il francese Martin Fourcade ed il norvegese Johannes Tignes Boe. E gli italiani?

 Le ambizioni azzurre – La speranza è quella di invertire il trend negativo delle ultime due edizioni. Quando, in entrambi i casi, a causa delle poche vittorie (solo una nel 2010 e addirittura nessuna nel 2014), chiudemmo molto indietro nel medagliere finale. A Vancouver, otto anni fa, l’Italia fu sedicesima (cinque medaglie in tutto, di cui una d’oro, una d’argento e tre di bronzo), mentre quattro anni dopo, a Sochi, addirittura ventiduesima (otto medaglie, di cui due d’argento e sei di bronzo). Questa volta, in quante occasioni i nostri rappresentanti riusciranno a salire sul podio? «Io dico doppia cifra, e anche qualcosa di più», ha affermato appena sbarcato in Corea il Presidente del nostro comitato olimpico, Giovanni Malagò. Ed è difficile non condividere il suo moderato ottimismo. Perché se è vero che in questo momento negli sport invernali, tranne pochissime eccezioni, non abbiamo stelle di prima grandezza (un Alberto Tomba del recente passato, tanto per intenderci), è pur vero che possiamo contare su tanti ragazzi e ragazze che, azzeccando la gara giusta, in questa edizione olimpica potrebbero imporsi come l’outsiders di turno.

Discipline da medaglia – A PyeongChang, infatti, saremo presenti in tutti gli sport, eccezion fatta per l’hockey su ghiaccio, con ben 121 partecipanti (solo nell’edizione casalinga di Torino 2006 ne schierammo di più). Ma quali sono gli azzurri che hanno le maggiori speranze di salire sul podio? Innanzitutto c’è la nostra portabandiera, Arianna Fontana, che dopo le medaglie ottenute negli ultimi tre Giochi a cinque cerchi è ormai nel pieno della maturità agonistica. Nella sua disciplina, lo short track, uno sport che a Seul e dintorni è vissuto quasi come una religione, la ragazza valtellinese potrà regalarci grandi soddisfazioni (ma occhio anche a Martina Valcepina nei 500 metri), come si spera possano fare anche i nostri rappresentanti dello snowboard (su tutti Michela Moioli e Omar Visintin), e quelli dello sci alpino che, slalom a parte, appaiono competitivi in tutte le altre specialità (in questo caso è Sofia Goggia la nostra atleta di punta). Grande attesa anche per Dorothea Wierer e il resto della nazionale di biathlon, per i nostri atleti del pattinaggio di velocità, sport nel quale possiamo ambire a più di una medaglia, senza trascurare poi le chance di Dominik Fischnaller nello slittino, del duo composto da Federico Pellegrino e Dietmar Noeckler nella prova sprint dello sci di fondo, e dell’immensa Carolina Kostner nel pattinaggio artistico.

 

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