Porti chiusi senza motivazioni

La motovedetta della Guardia costiera italiana "Gregoretti" è ferma nel porto di Augusta, in Sicilia, dove attende di far sbarcare oltre 130 migranti salvati in mare. Intanto, il ministro Salvini ha disertato l'incontro che si è svolto a Parigi per trovare una rapida soluzione alla distribuzione dei migranti nel territorio dell'Unione. Un'opinione  
Migranti a bordo di una nave della guardia costiera

Se non tenessimo presente la bramosia di potere che muove certi politici e governanti, non capiremmo perché i porti italiani sono chiusi ai naufraghi salvati nel Mediterraneo. Anche se sono a bordo di navi militari della Guardia Costiera e non su imbarcazioni di organizzazioni umanitarie. Eppure pochi giorni fa a Parigi è stato siglato un accordo di distribuzione – tra alcuni Paesi dell’Unione europea – delle persone che vengono salvate in mare, quindi non si comprende il rifiuto dell’Italia a farli sbarcare.

Infatti, su invito di Francia e Germania, i ministri dell’Interno e degli Esteri di alcuni Stati hanno avviato un progetto di accordo stabile che serva a evitare l’apertura di una trattativa di distribuzione per ciascuna operazione di salvataggio. Il ministro Salvini tuttavia non ha partecipato ai lavori e non accetta il primo accordo già sottoscritto da Francia, Germania, Portogallo, Lussemburgo, Finlandia, Lituania, Croazia e Irlanda, che si sono impegnate ad accogliere subito i migranti. Quindi – a seguito del rifiuto del ministro Salvini a riconoscere quell’accordo – i porti italiani da giorni sono chiusi a oltre 130  persone salvate in mare.

Impossibile trovare una motivazione logica e coerente tra le recenti affermazioni del ministro dell’Interno, che invoca la ripartizione delle persone sbarcate tra i Paesi UE, e il rifiuto di partecipare alla riunione di Parigi che, oltretutto, rappresenta la prima fase per l’elaborazione di un accordo più complesso di cui si discuterà a Malta a settembre, con cui si intende scavalcare la rigidità di alcuni articoli della Convenzione di Dublino. Le dichiarazioni rilasciate dal Ministro sono strettamente umorali e non fanno chiarezza sulle contraddizioni in atto: «Se Macron vuole discutere venga a Roma», «Non eseguo gli ordini di Parigi» e cose simili.

Solo un estremo desiderio di potere giustifica dichiarazioni così insignificanti e il rifiuto di partecipare a tavoli internazionali che portano alle soluzioni da tempo richieste dall’Italia. Altre ipotesi non si vedono.

 

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