Porte aperte a Porta Palazzo

Un’esperienza interessante condotta a Torino da due figlie di Maria Ausiliatrice che promuovono la cultura della gratuità e dell’accoglienza prestando aiuto a donne di diverse culture, nazioni e religioni. Articolo tratto da Unità e Carismi n. 3/2017
Sguardi su Porta Palazzo. Aperta-mente cittadine è la pubblicazione mensile dell’Associazione 2PR (Prevenzione e Promozione) che dà conto dell’esperienza di accoglienza condotta da due suore salesiane, suor Paola Pignatelli e suor Julieta Joao, a Torino – Porta Palazzo, lì vicino a dove don Bosco aveva avviato la sua attività nella seconda metà dell’Ottocento con i ragazzi che giungevano a Torino.
Con l’aiuto di un gruppo di volontarie hanno messo su prima di tutto una piccola scuola di lingua italiana. «Sarebbe bello dar voce a tutte le nostre allieve», scrivono nella pubblicazione di giugno 2017, «ma ci regaliamo un “assaggio”, al termine di un anno di scuola: con alcune ci rivedremo, altre partiranno per continuare il percorso di apprendimento della lingua nei Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti). Ancora una volta si rinnova la gratitudine, certamente reciproca, per il clima di fiducia, l’amicizia, quasi la “complicità” che, sempre, scatta fra donne di qualsiasi latitudine e, “sciuia, sciuia”, piano piano, si impara a “capire e a farsi capire”: questo è il nostro motto e il nostro impegno! […] E noi ci saremo sempre, pronte per la “piccola-grande” scuola di Porta Palazzo, per imparare insieme la lingua dell’umanità».
Oltre all’apprendimento della lingua, in via Mameli sono stati aperti dei laboratori di sartoria e di vari altri mestieri. E si condividono momenti di festa, di dialogo interreligioso, incontri culturali e di spiritualità, contatti con il mondo delle istituzioni e dei servizi, proposte formative.
Amenze, una delle allieve della scuola, così scrive: «La nostra scuola è bella e seria. Le nostre maestre hanno molta pazienza nell’insegnare l’italiano. Per noi è molto difficile parlare e scrivere. Grazie a Giovanna e a tutte le maestre: anche a quelle che insegnano a tagliare e cucire le stoffe; e sono anche orgogliosa di voi, Paola e Julieta, che andate in giro per trovare e aiutare noi, donne immigrate, per migliorare la nostra vita! Voglio bene a tutte, maestre e compagne».
Il vescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, nel mese di aprile ha voluto visitare la scuola e i laboratori confermando così la significatività – per la diocesi di Torino – di questa presenza ed esprimendo un chiaro incoraggiamento a proseguire: «È la prima volta che vengo qui e sono veramente contento di vedere e di sentire soprattutto quello che siete e quello che fate: è una cosa meravigliosa, è un vero segno di speranza per la nostra società! Qui si edifica quel mondo nuovo che siamo impegnati a costruire! Un mondo dove tutti possano avere dignità di crescere, nella loro vita familiare e spirituale! E qui si tocca con mano la ricchezza esperienze di questa umanità, cioè qualcosa che va oltre le cose; non si tratta solo di offrire dei servizi, ma di stabilire una relazione gioiosa di amicizia e di affetto, dove si senta e si comunichi il cuore prima del servizio: e questo qui l’ho sentito! Il fatto di crescere insieme, diventare amiche, è una ricchezza grandissima: un valore che aiuta tutti… Insistete anche sull’importanza della lingua, sono pienamente d’accordo! In un Paese che non conosci se tu sai la lingua, quella parlata, non tanto quella della grammatica, quella della vita, è fondamentale! Ma insieme alla lingua, ve lo ripeto, c’è questo rapporto di relazione che permette di collocare la stessa lingua dentro un vissuto; essere all’interno di un tessuto di relazione permette di incontrarsi e imparare la lingua della vita, capire e stabilire un rapporto. E insieme alla lingua mi fanno molto piacere anche questo impegno e questi laboratori sui “mestieri”, tornati significativi per la donna e per la famiglia… come la sarta e lo stiro… Grazie! Ho capito e ho visto che qui fate i fatti! […] Andate avanti: questa presenza va sostenuta e promossa!
Una best practice, dunque, di cultura del dialogo, dell’incontro e della solidarietà, in cui la gratuità diventa reciprocità e lo scambio delle proprie esperienze di vita diventa vicendevole. Durante l’omelia della messa di celebrazione del Giubileo mariano, il 9 ottobre 2016, papa Francesco aveva in certo modo sottolineato questa “dinamica” quando, parlando dell’emergenza immigrazione, aveva invitato i fedeli a tendere fattivamente la mano agli stranieri che raggiungono le nostre città, dicendo esplicitamente che «chi vive accanto a noi, forse disprezzato ed emarginato perché straniero, può insegnarci invece come camminare sulla via che il Signore vuole». Citando l’esempio di Maria e Giuseppe, che hanno «sperimentato la lontananza dalla loro terra», lontano dai parenti e dagli amici, il papa aveva esortato tutti a guardare i migranti come un’occasione per recuperare valori dimenticati:
«Quanti stranieri, anche persone di altre religioni, ci danno esempio di valori che noi talvolta dimentichiamo o tralasciamo».
È per questo che la scuola e i laboratori vanno oltre la semplice assistenza e diventano promozione del dialogo tra le persone e le culture, costruiscono reti sempre più ampie di amicizia e di relazione. «I migranti ci obbligano», si legge nel numero di febbraio 2017 della rivista, «a migrare dalla retorica, dagli stereotipi culturali e carismatici, per ottenere anzitutto noi il “permesso di soggiorno” e il diritto di cittadinanza in un mondo che cambia!».

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