Palermo, capitale della cultura 2018

La città ha vinto per l’arte e la capacità di inclusione
Cattedrale di Palermo

«La candidatura è sostenuta da un progetto originale, di elevato valore culturale, di grande respiro  umanitario, fortemente e generosamente orientato all’inclusione, alla formazione permanente, alla creazione di capacità e di cittadinanza, senza trascurare la valorizzazione del patrimonio e delle produzioni artistiche contemporanee».

La giuria di esperti presieduta da Stefano Baia Curion ha proclamato Palermo “capitale italiana della cultura 2018”, per il suo progetto culturale, che si sposa con grandi valori umanitari e di cittadinanza.

Palermo, crocevia di popoli fin dall’antichità, è la città dell’accoglienza e dei diritti. Qui gli arabi costruirono palazzi e regge. Qui Federico II, stupor mundi, venne educato da nobili siciliani e forse anche da un imam. La corte reale siciliana, nella prima metà del XIII secolo, fu culla letteraria di rilievo.

L’idioma  siciliano  anticipò di almeno un secolo l’uso del “volgare” toscano, che sarebbe poi divenuto, a partire da Dante, la lingua ufficiale italiana.

Palermo è una città dalla storia importante, che vide la presenza dei fenici, che forse la fondarono laddove esistevano solo insediamenti preistorici, poi dei cartaginesi e dei romani. Non vi giunsero i greci, che dominarono invece la parte orientale dell’isola, ma gli arabi. La loro presenza è documentata in numerosi monumenti, tra cui la  cattedrale  arabo-normanna, la chiesa arabo-bizantina di San Giovanni degli Eremiti, la Zisa e altri monumenti. L’impronta dei normanni è visibile nella chiesa della Martorana, appartenente all’Eparchia di Piana degli Albanesi, luogo di culto per gli italo-albanesi di Palermo  e dell’entroterra siciliano.  Poi vennero gli angioini (francesi), gli spagnoli, che ne fecero un viceregno, infine fu il tempo del regno delle Due Sicilie e  di quello d’Italia. È la storia di una città che si proietta nel presente, accogliente e multietnica, dove vivono gli islamici di seconda e terza generazione, i nuovi immigrati della Cina, dell’Africa e del Bangladesh. È un “cantiere culturale”.

La giuria ha rimarcato che il «progetto è supportato dai principali attori istituzionali e culturali del territorio e prefigura interventi infrastrutturali in grado di lasciare un segno duraturo e positivo», con «elementi di governance, di  sinergia pubblico-privato e di contesto economico» che «contribuiscono a rafforzarne la sostenibilità e la credibilità». Con le sue istituzioni e la sua storia di oggi, Palermo potrà vincere la scommessa.

 

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