Operazione Trionfo

Italia 1, ore 20,45, ogni mercoledì. C’è già chi gioca con le vocali e parla di “Operazione tonfo”. Non decollano gli ascolti del nuovo reality show e anche i critici storcono il naso. Chissà, forse è il segnale che la formula è usurata e che il pubblico comincia a stufarsi della tv che guarda dal buco della serratura. Il programma condotto da Miguel Bosè è un perfetto incrocio genetico fra le due trasmissioni con le quali ha una parentela diretta: Il Grande fratello e Saranno famosi. Stesso produttore, tutto si svolge ancora una volta negli studi di Cinecittà e immancabili ci sono le telecamere che seguono 24 ore su 24 una banda di baldanzosi e prestanti giovanotti a caccia di successo. La differenza è che mentre Taricone e company cercavano gloria mostrando bicipiti, ingannando il tempo e sollazzandosi tra piscina e confessionale, i ragazzi di “Operazione trionfo” (come già in parte quelli guidati dalla De Filippi) qualcosa sanno fare. Cantano, vogliono diventare delle popstar e mostrano anche di avere i numeri per diventare le nuove stelle della musica italiana. Durante la loro permanenza nel bunker televisivo seguono anche un’accademia che permette loro di crescere professionalmente e di migliorarsi. È questo l’aspetto più positivo della trasmissione. In una tv in cui si diventa qualcuno sorridendo tra un quiz e un altro o danzando sulla scrivania di un tg satirico, ecco un manipolo di giovani con un sogno in tasca e le capacità per realizzarlo. Una tv che dia una chance a chi non è raccomandato o solamente bello, è un bel segnale nell’Italia catodica delle letterine e delle veline. Ma c’è anche dell’altro. Lo rivela senza saperlo lo stesso Miguel Bosè (peraltro molto bravo) durante la prima puntata dello show, mentre gli aspiranti cantanti lasciano gli studi e si avviano verso la casa che li ospiterà fino a Natale. Lungo il percorso incontrano alcuni ragazzi che stringono mani e lanciano baci. “Si vede già che sono degli idoli” chiosa il bel Miguel, commentando le immagini in diretta. Ecco, appunto. Di giovani di belle speranze abbiamo bisogno. Di nuovi idoli no. Nessuno ne sente l’esigenza. Ne abbiano già troppi e fin troppo finti. Se poi l’obiettivo (come è accaduto già in Spagna) è vendere una caterva di cd, allora ancor più prende corpo il rifiuto. Sfruttare le aspirazioni di un gruppo di giovani per ridar fiato al mercato del disco in un momento di crisi, non è una bella operazione. Anche se il trionfo dovesse arrivare. Photomovie/ Stefano C. Montesi San Francesco Dopo Mickey Rourke, tocca a Raul Bova. Torna san Francesco e anche questa volta interpretato da un sex symbol. È questo forse il segnale più evidente del fascino che il Poverello di Assisi continua ad esercitare. La nuova versione tv della storia umana e spirituale del figlio di Pietro di Bernardone che si vota a Sorella Povertà, è firmata da Michele Soavi e andrà in onda su Canale 5 in due puntate, il 6 e 7 ottobre. Un bel modo per onorare il santo patrono d’Italia nei giorni della sua festa. Certo pochi attori come Bova sono indicati ad interpretare un personaggio di questo spessore. “Questo ruolo – ha spiegato – mi ha insegnato a riflettere di più sulle cose e su come viviamo la nostra vita. Durante le pause tra un ciak e l’altro mi raccoglievo in meditazione e sentivo chiaramente il mio spirito staccarsi dal corpo e questo succedeva anche mentre giravamo. Mi è sembrato di vivere addirittura un’altra vita”. g.b.

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