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Persona e famiglia > Sport

Mondiali di ginnastica artistica: una medaglia storica

di Noemi Di Benedetto

Si chiudono senza grandi squilli i Mondiali di ginnastica artistica svoltisi a Rotterdam dal 17 al 25 ottobre scorso. Una sola medaglia per l’Italia, ma che riscrive la storia

L’italiano Gabriele Targhetta in gara al cavallo con maniglie durante le finali di specialità ai Campionati mondiali di ginnastica artistica a Rotterdam, nei Paesi Bassi, il 24 ottobre 2026. EPA/Iris van den Broek

Ci si sarebbe aspettati un po’ di più dalle Fate (Manila Esposito, Elisa Iorio, Giulia Perotti, July Marano, Sofia Tonelli) e dai Moschettieri (Gabriele Targhetta, Yumin Abbadini, Mario Macchiati, Simone Speranza, Niccolò Vannucchi) della ginnastica artistica azzurra ma, nonostante degli esercizi puliti, la concorrenza intercontinentale è difficile da sbaragliare e si torna a casa solo con dei buoni piazzamenti e una splendida medaglia d’argento che riscrive la storia della ginnastica artistica italiana: quella di Gabriele Targhetta.

L’Italia chiude al decimo posto − pari merito con Croazia, Germania e Grecia − il medagliere dei Mondiali di ginnastica artistica vinti dagli USA e con sul podio anche Cina e Giappone. Un piazzamento un po’ anonimo ma che non rispecchia le buone prove dei nostri azzurri (tra tutti il quinto posto di Manila Esposito, fuori dal podio per pochi decimi) e l’importanza dell’unica medaglia conquistata, un argento storico.

L’italiano Gabriele Targhetta, medaglia d’argento, l’armeno Hamlet Manukyan, medaglia d’oro, e l’armeno Mamikon Khachatryan, medaglia di bronzo, durante la cerimonia di premiazione del cavallo con maniglie maschile, ai Campionati mondiali di ginnastica artistica a Rotterdam, Paesi Bassi, 24 ottobre 2026. Ansa EPA/Iris van den Broek

Una medaglia attesa oltre un secolo

Una sola medaglia, un bottino un po’ povero per i nostri azzurri alla spedizione intercontinentale di Rotterdam ma mai medaglia fu tanto attesa quanto quella che porta la firma di un fantastico Gabriele Targhetta.

Il 20enne brianzolo, ad agosto già oro europeo nel cavallo con maniglie, era uno dei grandi favoriti della vigilia e non ha deluso le aspettative. Dopo essere diventato il primo italiano a trionfare in questa disciplina agli Europei, infatti, Targhetta si prende anche la scena intercontinentale e riporta la nazionale italiana sul podio mondiale della disciplina cavallo con maniglie a ben 113 anni di distanza.

Dopo aver sbaragliato gran parte della concorrenza ai Mondiali che si sono svolti presso la AHOY Arena di Rotterdam (Paesi Bassi) con esercizi di altissimo livello, Gabriele arriva in finale per incantare il pubblico e la giuria. L’azzurro ha infatti aperto la finale con un esercizio di altissimo livello: impeccabile nella camminata avanti-indietro, preciso nei mulinelli sulle maniglie e solidissimo nelle difficoltà che hanno preceduto gli Stoeckli. Perfetta anche l’esecuzione del Besugo, l’uscita da lui ideata, completata senza la minima sbavatura. Una routine praticamente perfetta per il 20enne che ha impressionato per pulizia, controllo e qualità tecnica, riuscendo persino a rifinire ulteriormente la sua uscita. Un autentico capolavoro che – con il suo eccezionale punteggio: 15.233 in totale (con un D Score di 5.9 e ben 9.333 nell’esecuzione) ha immediatamente alzato l’asticella della finale mettendo un’ipoteca sul podio che sapeva già che non poteva che essere suo.

E infatti il podio arriva perché Gabriele mette al collo un bellissimo argento, dietro solo ad Hamlet Manukyan, fenomeno armeno, che è riuscito a fare meglio di lui, per soli 67 millesimi.

E così il 20enne brianzolo è il nuovo vice-campione del mondo nella specialità del cavallo con maniglie e riporta l’Italia sul podio della specialità dopo oltre un secolo. L’ultimo podio iridato nella disciplina risaliva infatti ad Anversa 1913, quando Giorgio Zampori conquistò l’oro davanti a Osvaldo Palazzi. Un risultato che riecheggiava quanto accaduto due anni prima a Torino 1911, ma con le posizioni invertite tra i due azzurri.

Una medaglia attesa, quindi, da 113 anni per la nostra Nazionale che, sebbene non torni a casa con un bottino pieno, torna sicuramente con un bottino di valore, con la medaglia più attesa della spedizione azzurra e un nuovo fuoriclasse, presente e futuro della ginnastica artistica italiana da festeggiare e che commenta così la sua impresa ai microfoni di Eurosport dopo la finale. «Devo ancora riuscire a capire cosa è successo: sono partito per primo e poi ho aspettato, ovviamente l’armeno era fortissimo. Hashimoto per me è un idolo, sto vivendo un sogno − dice l’azzurro ricordando l’impresa di Daiki Hashimoto, il 25enne nipponico che ha conquistato a Rotterdam il suo quarto titolo mondiale consecutivo nel concorso generale individuale, avvicinandosi al record di 5 ori condiviso da Simone Biles e Kohei Uchimura −: 15.233? Ho superato ancora il mio personal beat, non posso essere più felice di così. I miei rivali mi spronano a dare sempre il massimo. Vorrei dedicare la medaglia a tutti i ginnasti e le persone che mi son stati accanto, e una dedica al grande Bonni (Lorenzo Bonicelli). Un saluto anche alla Polizia, che mi sta aiutando tanto a fare i miei risultati». Così commenta l’azzurro che adesso, insieme agli altri della spedizione, punta a Los Angeles 2028.

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