Meno anidride, più cibo

Un nuovo brevetto made in Italy sulla benzina “verde” prodotta da biomasse non alimentari.
Modello dell'impianto di Crescentino
L’Italia sta vivendo un periodo di crisi economica ma, nonostante i tagli alla ricerca qualcuno ancora ci crede e decide di investire. È il caso della società Mossi & Ghisolfi, leader nella chimica italiana, che ha stanziato più di 100 milioni di euro nella ricerca. I risultati non tardano ad arrivare. Un suo brevetto nel campo della sostenibilità permette di produrre benzina verde da biomasse non alimentari.

Un biocarburante di seconda generazione in grado di ridurre le emissioni da anidride carbonica, senza rubare cibo (mais, canna da zucchero) per sfamarci e in grado di ridurre la dipendenza dal petrolio.

«L’interesse a livello internazionale è alto – spiega Giuseppe Fano, direttore corporate M&G – e noi siamo in vantaggio di almeno due anni rispetto alla concorrenza».

 

L’idea iniziale dell’azienda era quella di aspettare che l’impianto produttivo di Crescentino (Vercelli) entrasse in funzione, ma l’alta richiesta del mercato mondiale (specie in Nord America e in Brasile) ha spinto l’azienda a stringere un’alleanza con il fondo monetario Tpg (Texas pacific group) per vendere al mercato internazionale la più avanzata tecnologia di biomassa non alimentare.

 

Attualmente nel mondo vengono prodotte circa 100 milioni di tonnellate di biocarburanti. Raddoppiare la produzione porterebbe notevoli effetti positivi sull’abbattimento di emissioni di Co2, ma aumenterebbe il costo del cibo, a discapito soprattutto dei Paesi più poveri o in via di sviluppo.

Questa nuova tecnologia invece risolverebbe il problema perché utilizza gli scarti delle coltivazioni di mais e la vegetazione che nasce nei terreni marginali (come la canna dei fossi delle nostre campagne).

L’Europa ha come obiettivo, da raggiungere entro il 2020, del 10 per cento dei carburanti prodotti da fonti rinnovabili (attualmente è al 2,5 per cento). L’Italia è in forte ritardo: per raggiungere l’obiettivo europeo dovrebbe produrre 1,5 milioni di tonnellate di bioetanolo. Basterebbe destinare milioni di ettari abbandonati alla produzione di biocarburante di seconda generazione.

 

Il progetto della M&G di Crescentino prevede di produrre 40 mila tonnellate di bioetanolo l’anno, sfruttando la biomassa prodotta nei terreni circostanti. Basterebbero 15 impianti sparsi sul territorio italiano, con una produzione di 100 mila tonnellate ciascuno per arrivare al traguardo europeo.

La M&G crede che la strada migliore è investire nella ricerca per ottenere questi risultati che alleggeriscono la nostra bolletta energetica e ci rendono meno dipendenti dal petrolio, ma più sostenibili.

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