Mattarella-Trump, un bilancio

Scontro sui dazi e timide aperture. Il presidente della Repubblica auspica di «trovare un metodo di confronto collaborativo» che tenga conto «delle esigenze di entrambi», in quanto «la priorità è evitare uno scambio di provvedimenti ritorsivi tra le due parti».

«Semplici discordanze» nell’ambito di un rapporto “amichevole”. Così i collaboratori del presidente degli Stati Uniti Donald Trump definiscono le divergenze nei colloqui avuti con il presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, in visita di Stato negli Usa.

Per il vero, i nodi affrontati nei colloqui presso la Casa Bianca sono molto significativi per entrambi i Paesi, e accanto a posizioni concilianti, che mostrano apertura verso il Paese “amico”, si pongono chiusure, diffidenze e richieste perentorie.

In primo piano le dispute commerciali. Da oggi per l’Ue scattano dazi del 25% sull’esportazione negli Usa di prodotti agroalimentari. Per l’Italia significa che aumenterà il prezzo – fra gli altri – di parmigiano, pecorino e prosciutto cotto venduti sui mercati americani, con una perdita prevista sulle vendite di 450 milioni di dollari. Dazi per un ammontare di 7,5 miliardi di dollari autorizzati dal WTO come contromisura per il danno causato alla compagnia americana Boeing dai sussidi di Stato, illegittimi, erogati ad Airbus da alcuni Paesi europei. Al riguardo l’Italia, che non figura tra questi Paesi, ha chiesto una revisione delle misure e, in prospettiva, di evitare una guerra dei dazi.

Un’inversione di rotta l’amministrazione Trump intende darla anche rispetto agli squilibri esistenti negli scambi commerciali con l’Ue. La bilancia infatti pesa a nostro favore: nel 2018 l’Ue ha piazzato negli Usa il 21% dei suoi prodotti di esportazione, mentre l’import dei prodotti statunitensi si è fermato al 13%. Per l’Italia, sono state vendute negli Usa merci per 42 mld di euro, e acquistate per 16. Per sanare lo squilibrio gli Stati Uniti vorrebbero vendere a noi europei un maggior numero di loro prodotti e/o comprarne meno da noi.

Sulle dispute commerciali Mattarella ha invitato a «trovare un metodo di confronto collaborativo» che tenga conto «delle esigenze di entrambi», in quanto «la priorità è evitare uno scambio di provvedimenti ritorsivi tra le due parti». Dal canto suo Trump fa timide aperture: «Valuteremo le rimostranze italiane sui dazi» con un’eventuale “rimodulazione”. Poi però spiega che i dazi sono un “risarcimento dovuto” all’America e accusa l’Europa di aver “approfittato della debolezza” dei suoi predecessori.

Altro tema spinoso quello dei contributi alla Nato. Secondo Trump quelli dell’Italia sono insufficienti, perché versa un ammontare pari all’1,2% del Pil a fronte dell’impegno preso per un 2% . Ma Mattarella rimarca che siamo «il quinto contributore della Nato e il secondo per le missioni all’estero».

Cambiano i toni parlando dell’acquisto da parte dell’Italia degli aerei da guerra F-35 prodotti negli States. Trump mostra apprezzamento per l’acquisto di 90 velivoli – da pagare – e chiede di confermare la commessa per altri 27 aerei, scaduta.

Poi il tema che sta a cuore a Washington e riguarda la penetrazione in Europa di compagnie cinesi come Huawei e Zte nelle reti mobili di nuova generazione, le 5G. Gli americani vorrebbero che fossero messe al bando in Europa, perché temono che attraverso i dispositivi cinesi possano essere condotte attività di spionaggio nelle reti dei Paesi che ospitano basi Nato, come l’Italia, mettendo a repentaglio le informazioni dell’Alleanza. Sul tema si è osservata un’altra convergenza:  pur richiamando l’esigenza di avvalersi di “fornitori affidabili”, Trump ha lodato il decreto cyber varato recentemente dall’Italia, e Mattarella ha rassicurato sull’attenzione del nostro Paese per la sicurezza delle reti informatiche.

Non è mancato un riferimento al conflitto turco-siriano, che ha riportato distanza fra i due interlocutori. Trump ha confermato che il disimpegno militare sul territorio rientrava nei piani di Washington come nel programma con cui è stato eletto, e ha usato parole dure sui Curdi, fino a ieri suoi alleati nella lotta all’Isis. Diverso l’approccio di Mattarella, che, in spirito di verità, ha affermato: «Quello della Turchia resta un grave errore, che l’Italia ha condannato senza esitazioni».

Solo un passaggio sul Russiagate. Per Trump l’Italia resta fra i Paesi sospettati di aver aiutato la tentata corruzione delle presidenziali Usa del 2016: il presidente ha annunciato a breve la divulgazione del report degli incontri fra il ministro della Giustizia americano William Barr e i vertici dei Servizi segreti italiani. Mattarella tace, anche in attesa che il premier Giuseppe Conte vada a riferire al Copasir la prossima settimana.

Tra sorrisi e musi duri, sembra comunque che il colloquio sia stato festeggiato come positivo, sia a Roma che a Washington. In effetti non conviene a nessuno compromettere i rapporti. Del resto Trump ha affidato al suo segretario di Stato Mike Pompeo – nell’incontro recente con Conte – una serie di richieste al governo italiano: oltre a quelle note, anche la richiesta di rinunciare ad affari ulteriori con l’Iran e di perseverare nelle sanzioni europee contro la Russia per l’annessione forzata della Crimea.

Inoltre il presidente americano non può non apprezzare che il nuovo governo PD-M5S ha abbandonato la strada dell’avvicinato alla Russia, perseguita dal governo precedente, per confermarsi saldamente all’interno dell’alleanza transatlantica. Anche perché – come osserva Maurizio Caprara sul Corriere della Sera – «nel mondo assetti di potere sono in via di ridefinizione e cresce il peso economico o politico di Paesi non occidentali. Nel caso di Cina e Russia, anche non democratici». Tenersi stretti i vecchi alleati è una strategia prudente.

Nel frattempo a chiarire le cose ci pensa Nancy Pelosi, la Speaker della Camera dei Rappresentanti, democratica, tra i promotori della richiesta di impeachment nei confronti di Trump per il Russiagate, che nell’incontro di ieri con Mattarella ha confermato: «L’Italia è l’alleato più forte e fidato che abbiamo nella Nato, e auspico un rafforzamento dei nostri legami economici e politici». E  ancora: «Sono grata all’Italia per essere così amica degli Usa».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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