Madonna: nostra signora delle contraddizioni

Se c’è una cosa che la signora Ciccone ha ben chiaro è che oggi non importa quel che si dice o si fa, quanto piuttosto spiazzare e confondere continuamente chi ascolta. Nello show-business come in politica. Ed è proprio su questa formula elementare che la popstar new-yorkese ha costruito un impero, attraversando vent’anni di storia e di mutazioni sempre sulla cresta dell’onda, ammucchiando con suprema furbizia milioni di dollari, scandali, provocazioni, epigoni: un’icona perfetta del nostro tempo, archetipo e al tempo stesso rappresentazione sintomatica della post-modernità. La regina del “purché se ne parli” ha colpito ancora, con un disco stroncato senza pietà dalla critica statunitense, benevolmente accolto da buona parte di quella europea, ma soprattutto tra i più venduti del momento. American Life (Wea), la sua dodicesima impresa discografica, pare costruito su una teoria di ossimori: ovvero il volto esteticamente corretto della contraddizione elevata a sistema di comunicazione. Fin dalla copertina vagamente cheguevarresca” Mica male, per una che fino a qualche anno fa faceva il verso a Marilyn Monroe. Madonna è così, lo è sempre stata e continuerà ad esserlo, semplicemente perché funziona. Tutto e il suo contrario: pacifista ma patriottica e bushiana, femminista ma symbol, che critica la mondanità e non si perde una sfilata, sbeffeggia il salutismo e passa il tempo in palestra, predica l’amore dopo aver cambiato più compagni che vestiti. Una capace di inneggiare a Gesù Cristo dopo aver ridotto la croce ad un monile di strass. Grandiosamente menefreghista, epperò attentissima alle mutazioni del mercato. Con un taglio autobiografico, a tratti autocritico e vagamente psicanalitico, Madonna s’addentra nella selva oscura dell’America contemporanea, una terra smarrita e confusa com’è confusa questa supernova partorita dal dolore e da un’infinita determinazione. “Ho cercato di stare avanti, ho cercato di essere al top, ho cercato di recitare la parte, ma talvolta ho dimenticato perché l’ho fatto””, così canta nella title-track. Però si dichiara felice: “Dormo molto meglio la notte, mi sento più vicina alla luce, e sto cercando di migliorare la mia vita” (da Nobody knows me); in Nothing fails dichiara: “Non sono religiosa, ma sento così tanto amore che mi fa venir voglia di pregare “. In un brano canta le gioie e i dolori della maternità, in un altro spara a zero sulle nevrosi dello star-system, altrove confuta i miraggi del sogno americano, o si definisce una stupida che vive in una piccola bolla. Anche musicalmente il disco è un bel campionario di accostamenti spericolati: la dance più esuberante e ballate di chiara matrice cantautorale, qui profusioni di elettronica e là soffuse atmosfere acustiche, e ancora, plastica radiofonica, broccati orchestrali, rap stradaioli. Il tutto assemblato con la maniacale cura del dettaglio che le è propria, senza lesinare sul badget produttivo e circondandosi dei migliori collaboratori. Ma American Life è solo un aspetto della multinazionale madonnara. Prima del mega-tour del prossimo anno, a settembre uscirà una sua nuova impresa editoriale: dopo Sex (il suo libro del ’92 ai limiti del porno), eccola autrice di una collana di libri di favole per bambini. Ovviamente già acquistata dalla Penguin per una cifra esorbitante. Così va il mondo, e la domanda è sempre quella: furba lei o stupido lui? CD NOVITÀ WHITE STRIPES ELEPHANT XL Non è chiaro se Jack e Meg White siano fratello e sorella o marito e moglie. Quel che è certo è che questa accoppiata di Detroit è già salutata come la più intrigante novità del sempiterno circo del rock’n’roll. Il loro ha la ruvidezza del punk e l’antica genuinità del blues miscelate a tutte le nuances del rock primigenio. Il tutto registrato con un 8 piste e strumentazioni antesignane. Ruspante, minimalista e retrò: ovvero la quintessenza del trendy. LA CRUS OGNI COSA CHE VEDO Cgd-Warner AVION TRAVEL POCO MOSSI GLI ALTRI BACINI Universal Il trio milanese e l’ensemble casertano tirano dritto per le loro strade, accomunabili per il rigore e la sobrietà del percorso, per la raffinatezza poetica, e la modernità di una proposta più attenta alla sostanza che all’apparenza. Due bei dischi terapeutici, capaci di nutrire depurando”

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