Lui è peggio di me

Lo strano caso di un’amicizia tra un bancario in pensione e un tetraplegico.
Walter Lavacca e Gianmario Lesmo
Gianmario è bergamasco. Walter è foggiano. Un polentone e un terrone. Un bancario in pensione che fa volontariato e un artista di indole anarchica che è nato, a causa di un forcipe, spastico. La loro storia è quella di un’amicizia nata da due caratteri opposti per gusti musicali, partiti politici e indole. Della serie: quando la polarizzazione non è un problema.

Eppure, ai bordi di una piscina, Gianmario chiede a un allibito Walter di scrivere insieme la storia della sua vita così com’è, senza pietismi e vittimismi e, soprattutto, senza piangersi addosso, ma anzi esaltando i lati positivi e comici di un’esistenza obiettivamente difficile e trattando la disabilità in maniera ironica. Walter racconta e Gianmario scrive, anche perché è l’unico a comprendere la sua parlata, ricca di vocali e povera di consonanti, e per questo così simile al dialetto bergamasco.

Detto fatto, nasce La palla al piede per i tipi dell’Ancora, racconto poco serioso, ma denso di riflessioni filosofiche, sul senso della vita di Walter Lavacca, una persona straordinaria, un artista, un’anima profonda che ha incantato non solo il suo amico Gianmario. Insieme suonano la chitarra, Gianmario, e il tamburello, Walter. Repertorio: Lucio Battisti, i Nomadi, i Negrita, Mina e tanti altri. L’interpretazione è a modo loro. Prendere o lasciare. O tapparsi le orecchie come Asterix quando canta il bardo.

 

Uno dei capitoli più divertenti del libro ha come titolo: “Non sparate sulla croce rossa!”. Anche se come leggerete, forse, sarebbe stato meglio farlo. Walter stava attraversando la strada a bordo della sua carrozzina, in una via di un quartiere storico di Bergamo, percorrendo in modo corretto il senso unico, quando dovendosi spostare sull’altro lato della strada ha cominciato le manovre di attraversamento. «Arrivato a metà strada – scrive Walter –, un’autoambulanza guidata da una ragazza che per la prima volta conduceva da sola, mi ha centrato in pieno». La scena, a detta di Gianmario e Walter, è uno spasso: una neopatentata in ambulanza che travolge una carrozzina con a bordo un «handicappato che più handicappato non si può». Per fortuna una passante lo riconosce e aiuta la conducente dell’ambulanza a caricare Walter sulla stessa e ad accompagnarlo al pronto soccorso. «Nel frattempo – aggiunge Walter – la ragazza aveva pure tenuto a dirmi che aveva uno zio che faceva il becchino». Nel caso servisse. Una vera fortuna nella disgrazia!

 

Giunti al pronto soccorso il medico chiede dove prova dolore. Ma cosa succede? «Non mi è venuto – racconta Walter – un movimento incontrollato di un braccio che è andato a toccare una gamba, riuscendo a essere interpretato dal medico di guardia come l’indicazione del punto su cui concentrare la diagnosi?». Risultato. Viene fatta una lastra all’unico arto che non gli faceva male. Dimesso e tutto dolorante, qualche giorno dopo, grazie a un’amica fisioterapista che si rende conto dell’accaduto, torna al pronto soccorso e, finalmente, la diagnosi è esatta: rottura della parte legamentosa coxofemorale e del trocantere. Insomma, un caso di malasanità involontario e una delle mille avventure di Walter vissute con lo sguardo di un bambino che riconosce la sua croce «una piuma rispetto a quella che ha portato Lui».

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