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In profondità > Focolari

«Facciamo tutto insieme». Un ricordo di Emmaus

di Teresa Martins

La segretaria di Maria Voce, presidente dei Focolari dal 2008 al 2021, ricorda i 17 anni trascorsi insieme

Erano passati poco più di dieci giorni dall’elezione di Emmaus-Maria Voce a Presidente dell’Opera di Maria il 7 luglio 2008. Era ancora in corso l’Assemblea Generale presso il Centro Mariapoli di Castelgandolfo, dopo la morte di Chiara Lubich, la nostra fondatrice, quando Eli Folonari mi comunica che ero stata scelta per collaborare con Emmaus come sua segretaria personale. Appena possibile vado da Emmaus in ufficio. Le dico il mio timore di non essere all’altezza per un tale compito… Mi risponde con un sorriso: «Non preoccuparti. Facciamo tutto insieme!».

2013 Piazza San Pietro (foto Teresa Martins)

Un’esperienza tutta nuova anche per lei. Emmaus conosceva bene il lavoro di segretaria, non le sembrava necessario averne una, ma mi ha accolta con molto amore. Era una persona libera, autonoma. Nei primi viaggi non avvertiva il bisogno di avere un aiuto neanche per prendere le valigie, cosa che a me, venti anni più giovane di lei, sembrava un gesto normale e doveroso nei suoi confronti.

Fin dal principio le è sembrato meglio che io facessi parte del suo focolare e ha sempre voluto che io l’accompagnassi in ogni viaggio e in tutte le attività soprattutto pubbliche. Non solo si lavorava insieme: si viveva insieme! Occasioni uniche per condividere gioie e dolori dell’Opera. Avvertivo la sua totale fiducia. Mi domandava il mio pensiero su questo o quello, e l’accoglieva. E io, quanto ho ricevuto da lei! Spesso ci comunicava le sue esperienze a tavola con tutte le focolarine della nostra piccola comunità, o a me soltanto, in un viaggio, o semplicemente in ufficio o facendo qualcosa insieme a casa.

Era naturale in Emmaus una grande generosità. Se qualcosa riceveva (ed erano molti i doni che l’amore delle persone le faceva arrivare), andava subito condiviso: dolci per i giovani, frutta per i focolari, cioccolati per questa o quella famiglia… C’era un continuo viavai di beni e la gioia si moltiplicava.

Amante della lirica, del sole e del mare; gioiosa, vivace; sanamente curiosa e aperta agli altri, privilegiava i rapporti; con lei ci si sentiva bene, a proprio agio, in un clima sereno di amicizia profonda radicata nel Vangelo. Si riposava vedendo un filmetto, giocando a carte insieme. Aveva molto a cuore la sua famiglia e si interessava sinceramente di tutti, in modo particolare in focolare anche dei nostri familiari, conoscendo così a fondo ogni situazione. È stata Emmaus a invitare due mie sorelle a trascorrere un periodo di vacanza con noi, al mare o a casa nostra, così come l’aveva fatto con sorelle di altre focolarine.

Teresa ed Emmaus a Gozo (Malta) nel 2017

La sua preparazione professionale, avvocato con licenza in Diritto canonico, in sintonia con la sua personalità, a mio avviso le è stata utilissima nel compito di Presidente a guida del Movimento per più di dodici anni. Mi colpiva la sua “sicurezza” nel capire l’opportunità o meno di fare o di dire, di partecipare o di non partecipare a uno o l’altro invito o riunione. Lo coglievo come un frutto della sua unione con Dio, che le portava la prudenza insieme alla sapienza.

2017 (foto Teresa Martins)

«Facciamo tutto insieme», così è stato lungo questi 17 anni, fino alla fine, in un crescendo di condivisione, reciprocità e comunione.

Con l’avanzare dell’età, anche la fatica fisica si è fatta sentire, soprattutto per la delicata condizione cardiaca che ha richiesto un grosso intervento al cuore nell’ottobre 2016, durante il suo secondo mandato.

Ho potuto esserle accanto, giorno e notte, e fare da ponte tra lei e tutta la famiglia del Movimento, oltre che con le sue sorelle, fratelli e nipoti. Quattro-cinque giorni dopo l’intervento mi ha dettato questo messaggio per i suoi collaboratori più vicini del Centro e per i delegati, radunati in quei giorni a Rocca di Papa: «Vorrei scrivervi una comunione ma… sono senza forze. Posso dirvi che, mentre sono ferma nel colloquio con lo Sposo ogni volta che viene accanto a me, sento che ci siete tutti voi e questa presenza non è un peso da portar avanti ma un’ala che mi aiuta a volare».

E alla fine della prima settimana in ospedale condivideva: «La cosa più forte è sentirmi veramente uno con Gesù al punto da non distinguermi più da lui e sperimentare veramente la presenza di tutto il paradiso e di tutta l’umanità». Sono state molte le persone, anche rappresentanti dello Stato, della Chiesa Cattolica e fratelli di diverse Chiese, amici di altre religioni e di altre convinzioni, che le hanno assicurato preghiere e vicinanza spirituale per la sua ripresa.

Dopo due mesi a Milano per l’intervento e la riabilitazione e un mese a Roma per la convalescenza, ha continuato a svolgere il suo compito al servizio dell’Opera, donandosi completamente fino a febbraio 2021, senza risparmio, fino in fondo, visitando comunità, anche lontane, che non aveva visitato nel primo mandato: un lungo e speciale viaggio in Cina, poi in Grecia, nelle Filippine col GenFest, in Terra Santa e infine in Libano e Siria, comunità che le stavano molto a cuore.

Con l’acuirsi anche di situazioni molto gravi e problematiche nel Movimento, come nella Chiesa e nella società in genere, con i condizionamenti per il Covid-19 che ostacolavano gli incontri e la collaborazione più concreta tra tutti, gli ultimi anni del suo secondo mandato hanno pesato sul suo cuore già debole. Ha voluto fortemente realizzare in via telematica l’Assemblea Generale ordinaria del gennaio/febbraio 2021 dove ha passato il testimone alla nuova Presidente eletta, Margaret Karram. Dopo, la sua vita è cambiata molto.

Nel maggio del 2022 si è reso necessario un secondo intervento al cuore e alle coronarie, per cercare di migliorare la situazione. E la scalata si è fatta più ripida per Emmaus. Se sempre aveva vissuto la frase di S. Paolo, ricevuta da Chiara come bussola della sua vita: «Di nulla mi glorio se non della croce di Gesù» (Gal 6, 14), adesso, anche senza tante parole, si avvertiva il suo amore esclusivo per Lui, rivivendo il suo abbandono, e per Maria, nel perdere tutto e nell’affidare alla misericordia di Dio tutto l’operato fino a quel momento.

Alla domanda «Cosa porti via da questo secondo sessennio?», ha risposto: «Vi dico che porto via una grande ricchezza. Sono enormemente grata a Dio dell’esperienza che mi ha fatto fare in questi sei anni, dei tantissimi rapporti costruiti con tante persone e comunità, con tante culture diverse; dei viaggi che ho potuto fare per conoscere tante realtà della famiglia di Chiara nel mondo. Sono grata a Dio di tutte le cose belle che mi sono venute, anche dei dolori che mi sono venuti: per colpa mia, per colpa di altri, non importa! Ma dolori che mi hanno permesso di amare di più lo Sposo che ho scelto per la mia vita e di crescere nel rapporto con lui. (…) Io parto felice di quello che Dio mi ha dato e di quel poco che anch’io ho potuto dare a Dio attraverso l’Opera» (23/05/2020).

Da casa, continuava a rispondere a chi le scriveva; accoglieva con gioia chi veniva da lei per un consiglio, una condivisione. Si interessava a tutto e seguiva il più possibile ogni passo dell’Opera. Ci aiutava ad orientare mente, cuore e mani alla realizzazione del testamento di Gesù: «Che tutti siano uno».

Il 7 dicembre 2024 durante gli esercizi spirituali delle focolarine a Castelgandolfo ha potuto partecipare alla presentazione del suo libro scritto insieme alla prof. Adriana Cosseddu: Un orizzonte di luce oltre la frammentazione dell’umano. Gioia e tanta gratitudine. Offrendomi a Natale il suo libro, mi scrive come dedica personale, riprendendo il passaparola di quel giorno: «La mia festa è incontrarti. Non troverei modo migliore per l’augurio che voglio farti per tutti i giorni del 2025 e per tutti gli altri che Dio vorrà darci da vivere ancora insieme! L’augurio vale anche per me, perché, vivendo ed amando Gesù l’una nell’altra, camminiamo meglio e più veloci verso l’unica meta: l’incontro definitivo con LUI – AMORE. BUON… VIAGGIO. Emmaus». Non potevo immaginare che sarebbero stati solo sei mesi.

Una domenica bella e indimenticabile è stata il 23 marzo 2025. Dopo un saluto a Margaret, Emmaus ed io, con Sandra e Anna del nostro focolare, siamo andate a Torvaianica, raggiungendo Elisabetta che riposava lì da qualche giorno. Faceva freddo ma il sole era spuntato e riscaldava un po’ l’aria. Emmaus era felice di stare lì, tutte insieme, dopo pranzo, fuori, sul balcone davanti al mare. Ci sarebbe rimasta a lungo.

2018 a Manila – GenFest (foto Teresa Martins)

Oggi, in questo momento della storia dell’Opera, mi vengono in mente – tra tante – queste sue parole: «L’unità nostra è l’unità in Dio, l’unità con la presenza di Gesù risorto fra di noi; non è una qualsiasi forma di solidarietà. (…) Proprio perché siamo depositari di questo carisma, la prima cosa da fare è un grande ritorno a questo spirito di unità vera, profonda, radicale. […] L’Opera è di Dio, la porterà avanti Dio, continuerà a portarla avanti con quelle persone, con quei mezzi, con quelle grazie che lui sicuramente ha in serbo per l’Opera» (23/05/2020).

E il 19 settembre 2020 ha detto alla Mariapoli Romana: «Bisogna fare proprio una svolta. […] Questo è il momento di portare (al mondo) la vita trinitaria, in modo che tra noi ci sia quella uguaglianza che non appiattisce, che non uniforma, ma che lascia l’identità di ciascuno fiorire nella sua dignità, nella sua libertà e nel suo compenetrarsi l’uno nell’altro. Ma solo chi sposa Gesù abbandonato è capace di fare l’unità».

Nella vigilia del suo primo grande intervento al cuore, davanti all’eventualità di non svegliarsi più, Emmaus mi confidava: «Il mio pensiero va più a quelli che restano… che siano forti e siano consolati da Gesù abbandonato» (27.09.2016). Lasciandoci un anno fa, il 20 giugno 2025, forse ha pregato così per noi, mentre noi pregavamo per lei. Insieme a Chiara, la sento tanto vicina, a sostenerci nel santo viaggio e nella costruzione dell’Opera.

 

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