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In profondità > La natura ci insegna

Chiara Lubich e il “salto alla canguro”

di Oreste Paliotti

- Fonte: Città Nuova

Un esempio del mondo animale assunto nell’arte pedagogica di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari

Un canguro che salta. Foto di Suzuha Kozuki da Unsplash.

Che simpatico il canguro! Non esiste animale australiano più famoso di questo marsupiale saltellante, ma quanto poco lo conosciamo noi del nostro emisfero. Intanto, chi pensa che i canguri siano tutti uguali dovrà ricredersi: esistono infatti circa 60 specie di canguro, dagli esemplari alti 2 metri a quelli più piccoli di un coniglio. Ci sono quelli che calcano il suolo con i loro grandi piedi, i maestri dell’arrampicata sulle rocce e gli arboricoli che passano la vita tra le chiome delle foreste pluviali, aiutati dalla lunga coda a saltare di ramo in ramo.

Animali sociali, i canguri vivono in branchi e utilizzano molti modi per comunicare tra loro, incluso toccarsi il naso, pestare le zampe posteriori a terra e ringhiare. Le femmine di canguro emettono anche suoni simili a dei clic per richiamare i piccoli. Hanno inoltre una dote singolare: sono in grado di sospendere lo sviluppo dei nascituri in situazioni di scarsità di cibo o quando il marsupio è già occupato da un altro cucciolo. E ciò in base a un processo denominato diapausa embrionica, per poi riprendere la gravidanza quando le condizioni sono favorevoli.

Quanto ai cuccioli di canguro, pesano meno di due grammi alla nascita: le dimensioni di una caramella! Una volta partoriti, si arrampicano lungo la pancia della madre e rimangono nel marsupio per circa 6 mesi prima di affacciarsi come da una finestra per curiosare tra il mondo circostante. E in caso di pericolo? Si tuffano di testa nel marsupio materno per cercare protezione. Poche mosse per rigirarsi ed eccoli spuntare fuori di nuovo. Notissima è la capacità dei canguri di compiere salti molto lunghi grazie ai potenti arti posteriori. Di fatto, sono gli unici animali di grandi dimensioni che si spostano a salti. Quelli di taglia più grande possono coprire anche 8 metri con un solo salto, mentre un essere umano dovrebbe fare circa 10 passi per coprire la stessa distanza.

Molto più di una semplice appendice, la coda viene utilizzata dal canguro come un quinto arto quando si sposta sulle 4 zampe. Incredibilmente muscolosa, riesce a sostenere l’intero peso del corpo quando il canguro combatte per difendersi da un aggressore o durante i rituali per conquistare la femmina: in tal caso usa le zampe anteriori più piccole per immobilizzare l’avversario, mentre con gli artigli delle zampe posteriori cerca di colpirlo con calci e lacerazioni che possono risultare fatali. Questa postura dà l’impressione che il canguro stia combattendo a pugni. Di qui, in passato, lo sfruttamento di marsupiali provvisti di guantoni in spettacoli di boxe, oggi vietati. Tuttavia l’immagine del “canguro pugile” rimane un simbolo nazionale e figura sulle bandiere anche in occasione di eventi sportivi.

Cosa concludere? Nonostante la simpatia che ci ispira, il canguro non è un animale addomesticabile e può risultare pericoloso se messo alle strette, se percepisce una minaccia per i cuccioli o, se maschio, è in pieno picco ormonale. Altra curiosa caratteristica: a causa dei lunghi piedi e della grande coda, il canguro non riesce a camminare o a saltare all’indietro, ma può soltanto procedere in avanti (uno dei motivi per cui appare insieme all’emù sullo stemma australiano, a rappresentare una nazione che procede sempre avanti).

Fu proprio questa caratteristica a colpire Chiara Lubich durante un suo viaggio in Australia, al punto da assumerla nella sua arte pedagogica intesa a rendere accessibili e popolari le realtà spirituali nate dal carisma dell’unità. Per questo, durante un collegamento telefonico nel 1982, parlando di quel continente, la fondatrice del Movimento dei Focolari coniò la metafora spirituale del “salto alla canguro” quale stimolo a vivere l’attimo presente: «Noi dobbiamo camminare nella vita non un passo dietro l’altro, ma un salto dopo l’altro: saltare dentro la nuova volontà di Dio, senza pensare al passato, al futuro».

In altre parole, invitava a non rimuginare sul passato, a non pianificare troppo o temporeggiare: l’amore per il prossimo va messo in pratica cogliendo l’attimo e senza aspettare le condizioni perfette o un passo alla volta. Sempre avanti, insomma, proprio come fa il canguro.

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