Sotto le volte immense (e rovinate) della Basilica di Massenzio, una ragazzina 14enne – Martina Meola – in abito blu, capelli biondi sciolti, sembra una creatura romantica. E in verità ha deciso di presentarsi al folto pubblico con un tutto Chopin in un lungo ed impegnativo concerto serale. Valzer, Notturni, Scherzi, Fantasie, Ballate, Mazurche si sono allineate con apparente facilità incantando la gente, attirata non solo dalla musica stupenda, ma dalla giovanissima pianista, sicura di sé, forte eppure delicatissima e di certo emozionata.
Martina, che ha già collezionato il primo premio al concorso “Jeune Chopin” di Lugano presieduto nientemeno che dalla carismatica Martha Argerich, è una virtuosa funambolica eccellente. Diteggiatura precisa, senso del ritmo, dinamiche ricercate e parecchio studio alle spalle: insomma c’è tutto quello che serve a farla diventare un’eccellenza del pianismo, non solo nazionale.
Fra i numerosi brani, resta impresso il lirismo cantabile, molto bello, del Notturno n. 1 in si bemolle, un Larghetto intenso, scorrevole dove appare qua e là l’anima della pianista. Martina infatti, che punta molto sulla tecnica ed il virtuosismo, ancora dovrà trovare, maturando, il centro della sua anima per entrare in quella di Chopin, anima sensibilissima, unica, e difficile, che fa del solo pianoforte una orchestra sinfonica o quasi un’opera lirica.
Ma ci riuscirà. È quanto si augura alla pianista in blu, sorridente e tenace in un concerto ricchissimo e impegnativo. Riuscito. Quando suona, si astrae del tutto, cercando in alto una ispirazione, una guida − un aiuto? – per trasmettere il mondo chopiniano al pubblico attraverso le sue mani agilissime, rapide, capaci di essere diafane e tumultuose nel suono, talora tonanti come un sentimento passionale.
Passione, tecnica, studio, amore. Ecco alcune doti di Martina che si sono rivelate ad un primo ascolto − per chi scrive – gravide di promesse future e di conquiste sempre più profonde.
