L’oro di Wagner

Il giovane, ma già affermato direttore russo Kirill Petrenko, ha diretto con maestria l'Oro del Reno, prologo dell’Anello del Nibelungo di Wagner, all’Accademia romana di Santa Cecilia
Kirill Petrenko

Chiudere gli occhi e assaporare la musica wagneriana è un esercizio bellissimo e utile. Viene la voglia di farlo spesso ascoltando l’Oro del Reno, prologo dell’Anello del Nibelungo di Wagner, dato in forma di concerto all’Accademia romana di Santa Cecilia. La storia di Wotan che riesce a rapire l’anello magico al deforme nano Alberich e poi lo perde per incamminarsi sull’arcobaleno verso il Valhalla è mito grandioso dell’immortalità conquistata, ma anche della seduzione del male, della smania di onnipotenza del potere e della sensualità opposta alla purezza. Per Wagner infatti tutto ciò che scrive ha un senso metaforico, dice una filosofia della storia.

Ma, oltre il testo e i personaggi magici che vi si agitano – dalle figlie del Reno alla pura Freja, dai giganti agli dei – la musica avvince con l’orchestrazione rinnovata che squarcia il cielo con rulli immensi di tamburo, inni tonanti delle trombe e dei tromboni, nuvolaglie degli archi e tintinnio ossessivo delle incudini nelle grotte dei nani. È un universo sonoro abbagliante, una musica che “si vede”, questa di Wagner. E non si sente la mancanza del palcoscenico, delle scenografie, perché la musica appunto dice tutto. Il giovane, ma già affermato direttore russo Kirill Petrenko (nella foto) guida con spasimo contenuto e maestria concentrata l’orchestra, che ha qualche cedimento nei violini primi, mentre brilla nelle altre sezioni e regala tocchi soffici nei contrabbassi.

I 14 personaggi vivono le scene dell’Oro con totale partecipazione, in particolare le voci femminili, alcune delle quali davvero splendide (la Freja di Nina Bernsteiner), nei lunghi racconti che piacciono a Wagner, con il loro narrare epicheggiante e nei dialoghi che più che all’azione servono a cogliere il senso dell’azione stessa. Un epos grandioso, un misticismo naturalistico e un senso di gloria pur nel racconto delle sventure umane pervadono la musica, dove i leitmotiv irradiano il sole, talora come squarci e altre volte venati da un filo invisibile di malinconia.

In musica Wagner coglie il percorso umano che il direttore russo è sembrato accompagnare col gesto "che chiama e suscita” l’onda sonora dall’immensa orchestra.

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