L’eroismo dell’uomo comune

Clint Eastwood racconta nel suo ultimo film "ore 15:17 - Attacco al treno" lo sventato attacco terroristico in Olanda per merito di tre giovani americani. A 87 anni questo è un messaggio che il vecchio leone lascia: la solidarietà esiste, tutti possono essere eroi

Il 21 agosto 2015 tre giovani  americani in viaggio da Amsterdam verso Parigi hanno sventato, a mani nude, e rischiando  di persona, l’attentato un  terroristista islamico deciso a uccidere le 500 persone in viaggio sul treno Thalys n. 9364. Giovani che non hanno mai pensato di essere degli eroi, nè allora nè ora, anche se i media e la gente li considerano tali. La storia ha appassionato Clint Eastwood che la racconta nel suo ultimo film ore 15:17 – Attacco al treno, molto  interessante, anche se non un capolavoro. Clint si interessa particolarmente alla vita dei tre precedente al loro gesto. Scruta una infanzia ed una adolescenza difficili in casa e a scuola, e pure il legame di forte amicizia che dura ancora oggi con un ritmo volutamente dimesso, “normale”.  Con improvvisi salti in avanti sulla dinamica dell’episodio futuro risale poi alla vicenda di questi ragazzi, alla passione per le storie di guerra e al desiderio di far qualcosa «di più elevato» nella vita. È interessante come uno di loro, Spencer, da piccolo,  recitasse la preghiera di San Francesco “Dove c’è l’odio che io porti l’amore”, quasi un sotterraneo motivo conduttore del suo agire.

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 I tre amici, arruolati nell’esercito, passano una vacanza in Europa. Clint si diverte a mostrare l’ingenuità dei californiani visitando le bellezze d’Italia («quante cose vecchie», vedendo il Colosseo), godendosi i divertimenti in Germania ed in Olanda. L’ironia che non manca mai al regista lo porta a far dire ai ragazzi da una cameriera tedesca: «Non potete voi americani prendervi il merito ogni volta che il male viene sconfitto!».  Questi momenti leggeri servono per preparare  l’ultima parte del film, accelerata come i l treno, dove si svolgono le scene dell’attentato: Spencer che disarmato atterra il killer, la lotta tra i due, la cura di un ferito, il terrore dei passeggeri.

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Sequenze rapide, efficaci, in cui gli attori – che sono poi i protagonisti reali della vicenda – rivivono con esattezza ciò che è successo. È forse la parte più forte del film che dimostra il coraggio istintivo (ma che nasce da lontano) dei tre ragazzi comuni, stupiti e intimiditi poi dal clamore mediatico. Eastwood celebra ancora gli eroi – come aveva fatto nei recenti American Sniper e Sully – ma questa volta sono ragazzi comuni, gente di ogni giorno.  E anche se la nuova citazione della preghiera di San Francesco suona un po’ retorica, Clint ci crede sul serio. A 87 anni questo è un messaggio che il vecchio leone lascia: la solidarietà esiste, tutti possono essere eroi. Un elogio  certo va agli interpreti “veri”: Spencer Stone, Alek Skarlatos, Anthony Sadler, perchè accanto ad attrici come Judi Greer e Jenna Fischer non si sono intimiditi, ma sono rimasti loro stessi. Non è poco.

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