Le vele scarlatte

In sala l’ultimo film di Pietro Marcello tratto dal romanzo di Aleksandr Grin. Un racconto al femminile sugli “ultimi”
Le vele scarlatte
Louis Garrel, tra i protagonisti del film in sala "Le vele scarlatte" di Pietro Marcello (AP Photo/Vadim Ghirda)

Perché andare al cinema a vedere “Le vele scarlatte”, questo racconto tenero, appassionato, fantasioso e commovente? Siamo in un posto qualsiasi della Francia del nord. Raphael (Raphael Thierry) è un uomo che torna zoppo e irsuto dalla Grande Guerra. Fa il falegname ma fatica a trovare lavoro. Torna nella casa dove ha lasciato la moglie Marie, morta, vittima di uno stupro da parte di uno sconosciuto del paese. Trova la figlia piccola Juliette accudita da una massaia che ha perso tutto, però considera la bambina come fosse la sua figlia ed accoglie l’uomo con distacco e rispetto. Raphael non è amato dal villaggio, anzi viene insultato, emarginato.

Juliette cresce in mezzo alla natura, incontra una maga che le predice un futuro radioso dove i sogni si realizzano per davvero – le vele scarlatte di una nave in viaggio – e lei sogna, studia, ama la poesia, il canto, la musica. Lavora col padre a fabbricare giocattoli di legno. Man mano che cresce i giovani del paese la inseguono, qualcuno tenta di stuprarla, ma lei reagisce. Finalmente incontra un giovane aviatore (Louis Garrel), fragile e misterioso, e lo ama: ha trovato l’amore, quello vero. La ragazza è forte, il padre dall’aspetto di orso è in realtà un uomo delicato, che scolpisce la prua di una nave con l’immagine della moglie defunta: con il dolore è cresciuto e resiste alla emarginazione fino alla fine della vita. Juliette ora dovrà crescere da sola, affrontare il sogno dell’amore e della vita.

Il regista colora immagini di repertorio, filma squarci di natura fresca e incontaminata, focalizza lo sguardo sulla crudeltà dei paesani che non accettano chi non è come loro, e soprattutto punta sulla ragazza bellissima e indipendente (Juliette Jouan), immagine di una femminilità pura, schietta, ribelle e romantica, ma forte, a differenza dei maschi così vulnerabili e istintivi. Il film diventa il racconto di una crescita libera e sofferta dove chi è emarginato si conquista la libertà di vivere e di amare, lottando contro tutto e tutti, con determinazione e senza violenza. Juliette, cresciuta da un padre affettuoso e rispettoso, è ricca di speranza e anche la parte onirica e misteriosa del film – interpretata dalla strega del villaggio – si inserisce perfettamente nel quadro di una umanità che crede ancora al fascino dei sogni, e alla possibilità che essi diventino una realtà luminosa.

Da non perdere.

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