La vera autorevolezza della scuola

Una risposta a Ernesto Galli Della Loggia che propone un predellino per tenere le distanze tra l'insegnante e gli allievi. Un vero maestro non ha bisogno del predellino, come don Milani ci ha dimostrato

Nel suo intervento sulla scuola, Galli della Loggia indica dieci misure. La più importante e la prima è quella di mettere ad ogni cattedra una predella.In questo modo con qualche centimetro si affermerebbe l’autorevolezza di ogni insegnante e la sottomissione di ogni studente.

Una soluzione molto semplice: una predella per ogni cattedra e tutti imparano e tutti studiano e finalmente ogni insegnante scopre il segreto della autorevolezza e della sapienza.

Essendo disabile da quando avevo undici mesi, per gli esiti di una poliomielite, ho frequentato il liceo classico a Lucca. Ogni giorno 288 scalini,144 a salire e 144 a scendere.1728 alla settimana, 6812 al mese e infine 68120 per dieci mesi l’anno.

Questi numeri valevano per il ginnasio, che era collocato al secondo piano, mentre il liceo si trovava a piano terra. Il contrario della cultura dell’altezza.Dunque si saliva al ginnasio e si scendeva al liceo. Poi l’aula di fisica era al secondo piano e l’aula di scienze, l’aula magna e la presidenza erano al primo piano. Dunque, si può calcolare in modo ponderato la media di 50.000 scalini l’anno.

Come si vede, ho imparato bene l’autorevolezza dai miei insegnanti. Ma ancora alcuni dati, che stanno dentro la cultura dello scalino e della predella.

Sono 234.788 gli studenti disabili che frequentano le scuola italiana nel 2014-2015, ma solo il 50% circa è dotato di percorsi interni ed esterni accessibili. È un dato impressionante, perché c’è un obbligo e un dovere di legge, che imporrebbe l’abbattimento delle barriere architettoniche e non una loro riesumazione, sia pure a piccole dosi e in modica quantità.

L’anagrafe degli edifici scolastici, pubblicata nel 2015, evidenzia la necessità di realizzare un piano di adeguamento di gran parte (30-50%) degli edifici scolastici alla normativa relativa all’abbattimento delle barriere architettoniche, secondo i principi della progettazione universale.

Per quarant’anni, ho fatto l’insegnante alle medie ed alle superiori. La mia autorevolezza non stava nelle predelle, sempre rischiose, perché si poteva cadere, ma nel mio bastone, che ho sempre portato senza vergogna, come simbolo di dignità dentro la fatica della vita.

Un grande maestro, Lorenzo Milani, non ha avuto bisogno di predelle, ma ha insegnato fin sul letto di morte ai suoi ragazzi. Non ha avuto bisogno di predelle: bastavano la sua sapienza e il suo cuore per cambiare la scuola e il mondo.

 

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