La prima comunione

Rappresenta un fenomeno sociale anche se non comporta un reale risveglio religioso e rischia di limitarsi ad un evento e una cerimonia

Vuole la tradizione che aprile e in particolare maggio siano i mesi preferiti in Spagna per celebrare le “prime comunioni”. Ma la stagione primaverile, da sempre contraddistinta per i cambiamenti atmosferici, negli ultimi tempi registra alterazioni e variazioni di temperatura che alle volte arrivano a quel che i meteorologi definiscono come “straordinario”, cioè, più di dieci gradi di differenza da un giorno all’altro. E l’incidenza nella vita quotidiana, in particolare sugli “eventi” preparati da parecchi mesi, potrebbe far cambiare la tradizione.

Oltre 245.000 bambine e bambini sono coinvolti ogni anno in questo rito cristiano, secondo dati della Conferenza episcopale spagnola (Cee). Il dato non definisce certamente la religiosità degli spagnoli, tante volte più attenti ad altre manifestazioni della tradizione popolare (pellegrinaggi, processioni, riti legati ai santi…) che non ai sacramenti. I dati della Cee dicono che ogni anno sono battezzati quasi 269.000 bambini (le nascite nel 2016 furono 419.000) e, se oltre il 74% della popolazione (34,5 milioni) è stata battezzata, solo il 20,5% frequenta regolarmente la Messa.

Parlando appunto delle prime comunioni (tra i 6 e i 10 anni), i vescovi nell’Istruzione pastorale sui catechismi dicono che «è sempre più consuetudine che i bambini di quest’età frequentino la parrocchia senza un risveglio religioso» e avvertono il pericolo che celebrare la prima comunione acquisti un significato di “cerimonia” o “esorcismo” per evitare dei mali. Si constata, dunque, il dilagare di un certo “analfabetismo religioso”, al quale la società deve far fronte perché “fare un cristiano” è un “bene sociale”.

Per i vescovi la catechesi per la prima comunione dovrebbe «aiutare a capire il significato essenziale del sacramento» quale «incontro con Gesù Cristo». E a tale scopo serve una maggiore sobrietà nel contesto che tuttora avvolge questo “fenomeno sociale”. Infatti, secondo studi fatti da diverse organizzazioni di consumatori, celebrare la prima comunione comporta una spesa tra i 3.000 e i 6.000 euro per vestito, banchetto, servizio fotografico, ricordini, regali…. Ecco perché tanti genitori rinunciano ad un vestito “elegante” e ne scelgono uno discreto, oppure l’uniforme scolastica, come in questi giorni ha fatto la Famiglia Reale per la prima comunione dell’infanta Sofía (documentato in tutti i telegiornali).

Resta il fatto che per una minoranza non credente, ma avvolta da una cultura cristiana, la prima comunione ha il significato di un evento sociale, una sorta di presentazione in società, il che si traduce nelle prime comunioni “laiche” o “civili”. Sono poche e in alcuni comuni sono definite come “atto di transito dall’infanzia alla preadolescenza”.

 

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