La Parola interroga i consacrati

La vita consacrata in relazione alla Parola alla luce dei Lineamenta del Sinodo: tre paradigmi, tre definizioni e tre sfide in questo contributo dell’autrice, sottosegretario della Congregrazione degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita apostolica.

Se “l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Gesù Cristo”1, e la vita consacrata si identifica nella Chiesa come “sequela Christi”, non c’è dubbio che la vita consacrata debba radicarsi nella Parola, senza la quale vivrebbe nell’ignoranza di Cristo, che ha scelto di seguire fedelmente secondo l’evangelica vivendi forma.

Lineamenta “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa” si articolano intorno a tre nuclei fondamentali: la Rivelazione che necessita di persone che ascoltano e accolgono la Parola; la vita della Chiesa che nasce, si nutre e si trasforma attraverso l’esercizio diuturno dell’ascolto e della celebrazione della Parola; la missione della Chiesa che pone a dimora i semina Verbi nelle culture di ogni tempo.

Appare evidente, pertanto, che la vita consacrata si edifica proprio alla luce di questi tre paradigmi presenti nei Lineamenta. Da essi, infatti, nascono tre attitudini che identificano la vita consacrata: l’ascolto-obbediente, l’imitazione-kenotica, la carità-verginale.

Tre paradigmi

Il primo paradigma potremmo definirlo vocazionale: “la Parola di Dio divenuta in Cristo Evangelo o lieta notizia… continua la sua corsa” (Lineamenta 14) ed è ascoltata, compresa e accolta, nella traditio e nella Sacra Scrittura, da coloro che hanno creduto alla Buona Novella e che la accolgono in obbedienza come forma di vita, “abbandonando tutto per seguirlo” (cf. Mc 1, 16-20; 2,14; 10, 21.28).

Il secondo paradigma potremmo definirlo configurativo. La Parola ascoltata – e “incontrata con l’animo del povero, interiormente ed esteriormente, corrispondendo cioè pienamente al Verbo di Dio, il Signore nostro Gesù Cristo che ‘da ricco che era si è fatto povero per voi, perché diventaste ricchi per mezzo della sua povertà’ (2 Cor 8, 9)” – diventa per i consacrati uno stato di vita permanente: la decisione di collocarsi ‘povero tra i poveri’. Questo stato di vita è “basato sullo stesso modo di Gesù di ascoltare la Parola del Padre e di annunciarla a noi, con totale distacco dalle cose, sempre pronto ad evangelizzare i poveri (cf. Lc 4, 18)” (Lineamenta 25).

Il terzo paradigma potremmo definirlo caritativo: “Nutrirci della Parola, per essere ‘servi della Parola’ nell’impegno della evangelizzazione”. Ciò richiede di andare alla Scuola del maestro, notando che la sua Parola ha al centro l’annuncio del regno di Dio” (Lineamenta 26). Per i consacrati l’annuncio del Regno è la necessaria verifica della loro verginità, passione d’amore unificante per Dio e per il prossimo, il motivo dominante della loro consacrazione apostolica, la verifica della loro vita di orazione, un imperativo caritativo della Parola: “Guai a me se non predicassi il vangelo” (1 Cor 9, 16).

Tre definizioni

È importante anche accostare le suggestioni dei Lineamenta alle definizioni che l’esortazione apostolica Vita consecrata offre della vita di sequela.

La prima definizione: confessio Trinitatis (cf. VC 14-22). Non è forse la Parola, ascoltata, accolta, contemplata, celebrata quotidianamente, vissuta come imperativo di vita, una confessio Trinitatis? “Chiamati dal Padre ad ascoltare Cristo non possono non avvertire una profonda esigenza di conversione e di santità” (VC 35), santità che confessa la gloria d’amore della Trinità.

La seconda definizione: signum fraternitatis (cf. VC 45.64). Non è forse la Parola a convocare, a istruire, a revisionare le incongruenze e il peccato della nostra vita fraterna. Non è forse la Parola che, conducendo a conversione, porta alla comunione? Giovanni Paolo II esorta i consacrati e le consacrate a seguire “l’esempio dei primi cristiani di Gerusalemme, che erano assidui nell’ascolto dell’insegnamento degli apostoli, nella preghiera comune, nella partecipazione all’Eucaristia, nella condivisione dei beni di natura e di grazia (cf. At 2, 42-47)” (VC 45).

Tale esperienza diventa, appunto, segno di fraternità, adatto a porre l’invito evangelico del “Venite e vedrete” (Gv 1, 39). Cosa vedranno gli invitati?… la bellezza del totale dono di sé alla causa del Vangelo” (ivi 64).

La terza definizione: servitium caritatis (cf. VC 72; 78;81). È naturale, in questa accezione, il riferimento della vita consacrata con la Parola: “La professione dei consigli evangelici, rende la persona totalmente libera per la causa del Vangelo” (cf. ivi 72). “A causa di Cristo e del suo Vangelo”: con queste parole iniziano numerose Regole di Ordini, di Istituti e di Nuove comunità, indicando lo stretto legame della vita di sequela alla Parola.

Ma ancora, “L’amore del Cristo ci spinge” (2 Cor 5, 14). Giovanni Paolo II cita san Paolo per affermare che “compito della vita consacrata è di lavorare in ogni parte della terra per consolidare e dilatare il Regno di Cristo, portando l’annuncio del Vangelo dappertutto” (VC 78; cf. LG 44).

Un’ultima citazione. Essa colloca la vita consacrata nella storia, legandola in modo indissolubile alla Parola: “Per affrontare adeguatamente le grandi sfide che alla nuova evangelizzazione pone la storia attuale, è necessaria innanzitutto una Vita consacrata che si lasci continuamente interpellare dalla Parola rivelata e dai segni dei tempi” (VC 81; cf. EN 13-15).

I Lineamenta, dunque, non sono estranei alla vita consacrata, perché causa prima della vita di sequela è la Parola di Dio. Una delle più belle definizioni sulla vita di sequela afferma che essa testimonia “in modo splendido e singolare che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini” (VC 33).

Tre sfide

Quali sfide, dunque, provocano i consacrati messi a confronto con la Parola di Dio? La prima sfida coniuga l’identità dei consacrati alla Parola, intesa come comprensione del mistero di Cristo, e dynamis che unifica la vita.

“Tra le più feconde acquisizioni del Concilio Vaticano II per la Chiesa cattolica – afferma Enzo Bianchi – vi è certamente la riscoperta della valenza propria della Scrittura nella vita ecclesiale. La Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione (Dei Verbum) le attribuisce il ruolo unificante degli ambiti essenziali della vita della chiesa.

Nella liturgia, infatti, le Scritture ‘fanno risuonare … la voce dello Spirito santo’ e per mezzo di esse ‘Dio viene… incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro’ (DV 21); la predicazione ‘dev’essere nutrita e regolata dalla sacra Scrittura’ (DV 21; cfr DV 24); la teologia deve basarsi ‘sulla Parola di Dio come fondamento perenne’ e lo studio della Scrittura dev’essere ‘come l’anima della teologia’ (DV 24); la vita quotidiana dei fedeli dev’essere segnata dalla frequentazione assidua e orante della Scrittura (DV 25).

Questa centralità della Scrittura nella chiesa è volta ad apprendere ‘la sovreminente conoscenza di Gesù Cristo’ (Fil 3,8) attraverso l’assiduità con essa”2.

Rileggendo l’espressione posta all’inizio di questa riflessione, “l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”, tutto appare più chiaro. Al cuore della vita consacrata non sta un libro, ma la persona vivente di Gesù Cristo. I consacrati, dunque sono invitati ad entrare nella “conoscenza di Cristo” attraverso l’esercizio obbediente della Parola.

La seconda sfida coniuga il carisma fondazionale alla Parola e, quindi, evidenzia la necessità di una rivisitazione continua e creativa da parte dei consacrati per vivificare la loro presenza nella Chiesa.

“Uno dei primi nomi con cui è stata designata la vita monastica è ‘vita evangelica’,- afferma Fabio Ciardi – perché nata dal Vangelo, dal desiderio di vivere con radicalità gli insegnamenti di Gesù, di condividere appieno la sua vita in comunione di ideali e di destino. La regola suprema di ogni forma di vita consacrata e di ogni Istituto è e rimane il Vangelo.

I carismi all’origine delle comunità religiose sono espressioni vive di altrettante parole evangeliche. Il rinnovamento a cui costantemente sono invitate le persone consacrate consiste innanzitutto nel riandare alle radici evangeliche dei carismi per trovarvi sempre nuove ispirazioni”3.

La terza sfida coniuga Parola e profezia. Solo la Parola rende ragione di una risposta adatta alla storia, immettendo sulle sue strade la potenza creatrice dello Spirito.

“Nella Vita consacrata – afferma Bruno Secondin – è inutile parlare di dimensione profetica, di funzione profetica, di testimonianza profetica, di natura profetica, e via dicendo, se non si parte da questo punto. Se la Parola di Dio non diviene davvero la sorgente dei progetti e del senso della vita, non diviene fuoco divorante e lievito che fermenta la nostra stessa vita, la profezia è una pia illusione, anzi è sonnambulismo collettivo in pieno luce del giorno.

Dove la Parola di Dio è uno dei tanti elementi, e neppure il più importante, del vivere e del pensare del gruppo; dove la Parola di Dio figura come libro fra i libri, sapienza fra le sapienze, lettura fra le letture, devozione fra le devozioni: mai possiamo aspettarci un sussulto profetico, mai si uscirà dalla gestione annoiata e tutt’al più devota delle intenzioni dei fondatori e della stessa radicalità evangelica”4.

Un banco di prova

A conclusione non si può tacere che la vita consacrata sta attraversando un banco di prova, un tempo con forti segnali di morte e di vita. Da questa constatazione storica emerge una domanda ineludibile e necessaria: chi potrà renderci capaci di vita piena e di amore, chi ricostruirà la vita consacrata, secondo le esigenze dello Spirito?

Credo che in questa domanda sia riconoscibile un’autentica fame della Parola che, se accolta nella ferialità e nel dubbio, nell’ affaticamento e nelle incertezze, ci condurrà a nuovo vigore, verso una creazione nuova.

Dice il profeta Amos: “Ecco, verranno giorni – dice il Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la parola del Signore” (Am 8, 11). Il Signore ci conceda sempre fame e sete della Parola unite al coraggio di imbandire con essa una nuova mensa di vita. Affinché gli umili possano ascoltare, sfamarsi e rallegrarsi (cf. Sal 33).

 

1 Hieronymus, Comm. In Is.; Prol.:PL 24, 17.

2 E. Bianchi, Leggere la Bibbia, ascoltare la Parola, in Sequela Christi 2 (2007) (in stampa).

3 F. Ciardi, Carismi. Vangelo fatto vita, in ivi.

4 B. Secondin, Quando la Parola prende fuoco. I consacrati chiamati alla profezia, in ivi.

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