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Mondo > Scenari

La denuncia della Chiesa: a Gaza e nel Libano distruzione totale. Azione sproporzionata (di Israele)

di Sara Fornaro

Sara Fornaro

Il patriarca di Gerusalemme Pizzaballa: a Gaza i topi mordono soprattutto i bambini. La gente vive tra le fogne. Un nuovo rapporto di Save the children denuncia: i bambini uccisi a Gaza da Israele potrebbero essere molti più di 21 mila.

Ahmoud Shakshak, 36 anni, con i corpi dei suoi due figli Fady, 5 anni, e Sara, 8 anni, uccisi dagli israeliani nel campo profughi di Al Shatea a Gaza City, Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

Qualche giorno fa a Roma è nata la nipotina di un caro amico. Su di lei ci sono tante speranze, tanto affetto, tanti regali. Quello stesso giorno ho visto il video di una mamma di Gaza disperata, che accarezzava il viso ferito del figlio neonato, che era stato morso da un topo. Uno dei tanti che scorrazzano tra le tende: i genitori, di notte, devono stare svegli a turno per cacciarli. Nel video un altro neonato piangeva disperato con la testa piena di bolle. Per loro nessuna festa, niente regali, nessun futuro roseo all’orizzonte, solo dolore e poche speranze di vita. Probabilmente, non diventeranno mai grandi.

Bambini palestinesi si trovano tra le rovine delle case delle loro famiglie a Gaza City, Striscia di Gaza, Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

A Gaza, negli ultimi anni, Israele ha ucciso circa 21 mila bambini. Secondo un rapporto indipendente dell’Onu, i soldati dell’IDF hanno li hanno presi di mira volontariamente, con fucili, droni, missili, perché eliminando i più piccoli, si distrugge il futuro di un popolo. Anche per questo a Gaza si parla di genocidio. A pag 16 del rapporto si parla, per esempio, di «un neonato di dieci giorni colpito da un proiettile sparato da un quadricottero mentre veniva allattato al seno dalla madre all’interno della loro tenda, nel campo di Nuseirat». Il proiettile ha colpito il neonato alla testa ed «è fuoriuscito dalla parte posteriore del cranio. Il bambino è sopravvissuto, ma ha riportato lesioni cerebrali e ora soffre di convulsioni». Parte del suo cervello è stato ritrovato sul cuscino su cui era adagiato.

Save the Children: oltre 21 mila bambini uccisi da Israele a Gaza

Un nuovo rapporto di Save the Children del 2 luglio conferma i dati dell’Onu, spiegando che i bambini uccisi a Gaza da Israele forse non sono solo 21 mila. «La cifra reale è probabilmente molto più alta, dato l’ignoto numero di sepolti sotto le macerie». I dati sono stati confermati anche da Israele, che però nega la volontarietà delle uccisioni. In Italia molti influencer, politici e commentatori vari ritengono che il rapporto Onu sia manipolato. Accusano, in pratica, di falso quanti testimoniano le violenze: parliamo di enti come Caritas, Unicef, Onu, Medici senza frontiere, Save the children, Amnesty international e pure associazioni israeliane di volontariato.

E tuttavia, si potrebbe appurare la verità andando a Gaza, ma Israele vieta l’ingresso a tutti, finanche ai giornalisti. Anzi, i cronisti, come il personale sanitario, sono tra i principali obiettivi dei militari.

A sinistra, Teofilo III, patriarca della Città Santa di Gerusalemme e di tutta la Palestina e Giordania, con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, a Gaza per una visita pastorale, Gaza, 22 giugno 2026. ANSA/Ufficio stampa Patriarcato Latino di Gerusalemme

Nella Striscia di Gaza, però, il 22 e il 23 giugno sono andati il patriarca Teofilo III, capo della Chiesa greco-ortodossa di Gerusalemme, e il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme per i latini. Il comunicato ufficiale è stato molto diplomatico, pur citando spesso i più piccoli. «I bambini che hanno assistito a tante cose terribili – dichiara Pizzaballa nel testo – hanno bisogno di ritrovare la bellezza… I bambini sono uguali ovunque: hanno bisogno delle stesse cose, provano le stesse paure e hanno bisogno dello stesso amore».

Un’immagine satellitare fornita da Vantor mostra il valico di Rafah tra Egitto e Gaza distrutto, 3 febbraio 2026. Ansa, EPA/IMMAGINE SATELLITARE ©2025 VANTOR

La testimonianza del cardinale Pizzaballa: a Gaza i topi mordono i bambini

In un’intervista a Lucio Caracciolo di Limes, il cardinale è stato molto più specifico. A Gaza, ha spiegato, «è un disastro. Intere città non esistono più, sono livellate nel senso letterale della parola. Rafah è tra queste. Non c’è più, non esiste». Quasi tutti gli edifici sono distrutti o danneggiati e «la gente vive letteralmente in mezzo alle fognature. Un’altra cosa che le immagini non rendono sono gli odori. Una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi che mordono, soprattutto i bambini. La situazione igienica è molto degradata».

Manca il cibo, mancano i medicinali, manca quasi tutto. Pizzaballa ha spiegato che i bambini «vivono per strada, sporchi, giocano in mezzo alle fogne invece di essere a scuola». Insegnanti e operatori sanitari, ha aggiunto il patriarca, «mi hanno fatto notare che la priorità sono persone preparate per gestire i traumi infantili. Il supporto psicologico ai bambini e alle mamme è prioritario in questo momento».

Tra i soldati israeliani, ha aggiunto, «i più duri sono i religiosi. In generale devo dire che è molto difficile avere un rapporto libero, sereno. È un momento in cui mancano riferimenti chiari, anche in questo contesto». La situazione si è aggravata anche nei territori palestinesi della Cisgiordania, «dove non c’è legge, dove ai coloni viene permesso quasi tutto. Aggressioni gratuite, furti, distruzioni. Spesso impediscono di coltivare la terra. Vengono creati continuamente nuovi check-point che interdicono il passaggio. Le aggressioni, anche molto violente, con feriti e anche con parole di disprezzo, sono le cose che feriscono di più. Questo – ha sottolineato il patriarca cattolico – è diventato pane quotidiano quasi ovunque in Cisgiordania. Non solo nei villaggi cristiani, ma soprattutto nei villaggi non cristiani».

Un palestinese mutilato cammina tra le rovine del quartiere di Al Tuffah nella parte orientale di Gaza City. Foto Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

Per Pizzaballa bisogna continuare a parlare di Gaza, della Palestina. In una realtà così complessa serve un’informazione che cerchi di fare capire, «poi ciascuno trae le sue conclusioni. Si può dissentire, può piacere, può non piacere. Ma l’importante è parlarne, perché quel territorio ci appartiene. Noi apparteniamo a quel territorio culturalmente, storicamente. Molto spesso gli israeliani dicono “perché non parlate dei problemi del Sud Sudan?”, ma la nostra relazione col Sud Sudan non è quella che abbiamo con Gerusalemme».

Il cardinale Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede: la distruzione di intere città è un delitto contro Dio e contro l’umanità

Di Gaza e del Medio Oriente si è parlato anche durante il concistoro straordinario convocato dal papa  nei giorni scorsi. Nella messa che ha preceduto l’avvio dei lavori, Leone XIV ha affermato che «la guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche».

Nella relazione “La cultura della potenza”, invece, il cardinale Vìctor Manuele Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha spiegato che uno dei criteri per la legittima difesa che rimangono validi secondo il Catechismo della Chiesa cattolica prevede che «il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare».

Tende improvvisate di famiglie palestinesi sfollate tra le rovine del quartiere di Al-Zaitun a Gaza City, per i bombardamenti di Israele. Foto Ansa, EPA/MOHAMMED SABER

Questo «implica che esista una “proporzionalità” tra l’attacco ricevuto e la risposta difensiva con i suoi effetti. A questo proposito, sembra che abbiamo già dimenticato quel che afferma il Concilio Vaticano II. In Gaudium et Spes, 80, ci si riferisce, infatti, a “distruzioni immani e indiscriminate, che superano pertanto di gran lunga i limiti di una legittima difesa”. E soprattutto si dichiara con una formula solenne quanto segue: «Ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione”. La distruzione di intere città non può essere considerata un’azione difensiva proporzionata. È evidente, ad esempio – ha sottolineato il prefetto – l’enorme sproporzionalità degli interventi militari a Gaza e nel sud del Libano».

Essendo territori piccoli con pochi abitanti, ha aggiunto il cardinale, «la percentuale di morti civili rispetto alla popolazione totale, l’enorme numero di bambini uccisi (in una proporzione molto più alta rispetto ad altri paesi in guerra) e il numero di case bombardate ci permettono di parlare di distruzione totale».

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