La corruzione in Italia

Sono impietosi i dati forniti dall’Anac (Osservatorio nazionale anticorruzione). Cifre allarmanti di un fenomeno dilagante in tutto il Paese

Secondo il rapporto dell’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) intitolato “Numeri, luoghi e contropartite del malaffare in Italia”, la Sicilia registra il maggior numero di casi di corruzione (il 18,4% del totale), ma i dati sono più pesanti al Nord, dove l’entità del fenomeno assume dimensioni maggiori. Il caso del Mose di Venezia, con le sue tangenti milionarie, è uno dei più eclatanti. I dati sono stati presentati a Palermo nel corso del Progetto educativo antimafia e antiviolenza, promosso dal centro Studi “Pio La Torre” e finanziato dal Miur. Il progetto, che coinvolge cento scuole in tutta Italia, si sviluppa attraverso degli appuntamenti mensili al cinema Rouge et noir. Altre scuole si collegano in streaming. Stando al rapporto, la Sicilia, dunque, è in vetta per numero di casi: 28 episodi di corruzione scoperti. Nel Nord sono stati rilevati 29 casi, ci sono poi Lazio (22 casi), Campania (20), Puglia (16) e Calabria (14). Dal rapporto Anac emerge che il 74% dei casi (113) ha riguardato l’assegnazione di appalti pubblici, il 26% (39 casi) altri tipi di corruttela: concorsi, procedimenti amministrativi, corruzione giudiziaria, concessioni edilizie. I fenomeni corruttivi avvengono anche in presenza di concorsi pubblici: emerge il fenomeno dei cosiddetti “bandi sartoriali”, con «l’esistenza di una certa raffinatezza criminale nell’adeguarsi alle modalità di scelta del contraente imposte dalla legge». Alto il coinvolgimento degli amministratori pubblici: sono 207 i pubblici ufficiali e funzionari indagati per corruzione. Ci sono 43 politici arrestati, 20 dei quali sindaci. I dati sono stati stilati sulla base degli atti giudiziari: non tengono conto di tutto ciò che resta sommerso.

Per Isaia Sales, docente di Storia delle mafie all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, «la corruzione è lo sgabello» sul quale le organizzazioni mafiose «sono salite per fare il salto di qualità e pervadere il sistema politico ed economico, agendo sottotraccia». Per il sociologo Alberto Vannucci la corruzione «è un reato silenzioso, che non crea allarme sociale, ma diventa pervasivo attaccando sia la sfera pubblica che ogni aspetto della vita quotidiana, dagli appalti all’educazione». I cittadini sono vittime. Si è citato il caso degli studenti morti nel terremoto de L’Aquila del 2009, nel crollo della Casa dello studente, costruita con materiali e cemento di bassa qualità. «Questi incontri – spiega Giuseppina Tesauro, del Centro La Torre – puntano a far crescere la consapevolezza dei nostri giovani e ci restituiscono la percezione che essi hanno del fenomeno. C’è un questionario sulla percezione del fenomeno mafioso. Dai dati rileviamo che molti studenti non nutrono fiducia nelle istituzioni, che non hanno speranza di cambiamento, che ritengono la corruzione un pericolo per la democrazia. Per molti, la conoscenza del fenomeno avviene fuori dalle famiglie, perché l’esperienza quotidiana non permette loro di conoscere ciò che accade»

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