La cornice storica di un’estate di luce

Un gruppo di studiosi “rilegge” l’esperienza di Chiara Lubich nel 1949.
Da sinistra Dori Zamboni, Igino Giordani, Vale Ronchetti, Chiara Lubich, Ginetta Calliari, Ida De Vettori, Marilen Holzhauser

In occasione della recente uscita del libro Verso un’estate di luce (Città Nuova), che approfondisce la cornice storica dell’esperienza mistica di Chiara Lubich nel 1949, abbiamo incontrato il gruppo di studiosi che ne ha curato la pubblicazione. È un team internazionale composto da storici, archeologi e insegnanti, nato più di 10 anni fa nell’ambito del Centro interdisciplinare di studi Scuola Abbà.

Lo specifico del libro
Maria Intrieri: All’inizio ci siamo chiesti quale contributo potessimo offrire alla comprensione dell’esperienza di Chiara Lubich. Poi abbiamo compreso l’importanza di far emergere il contesto storico e sociopolitico di quegli anni: è un servizio non solo ai lettori, ma anche alle altre discipline della Scuola Abbà. Per esempio, approfondire la realtà della donna in quel tempo aiuta a cogliere in pienezza la novità di Chiara e della sua esperienza mistica.
Ana Moreno: Questo libro è importante anche per far conoscere il contesto di Chiara ai non italiani. Penso alla posizione “secondaria” della donna nel Trentino di allora. Oggi la donna va di moda: anche Chiara la valorizza, ma non contro l’uomo, non per il potere. Nella Chiesa questo profilo mariano è una novità.
Paolo Siniscalco: Nel libro si delinea il panorama di quel tempo, affollato di personaggi e di iniziative cruciali per il rinnovamento in ambito culturale e religioso. Un periodo caratterizzato dalla presenza significativa, e per certi versi insostituibile, dei laici – come Alcide De Gasperi, Igino Giordani e Giorgio La Pira –, che hanno assunto maggiore incisività nel mondo secolare e nella stessa Chiesa.

Un rapporto speciale
Elena Merli: Igino Giordani (Foco), intellettuale e giornalista dagli interessi poliedrici, conosceva bene i Padri e le grandi figure femminili nella storia della Chiesa, come Caterina da Siena. Aveva frequentato anche religiose del suo tempo, come suor Maria Antonietta Prevedello e madre Oliva Bonaldo. Durante il suo soggiorno in America, si era impegnato come terziario domenicano, ma sentiva che non gli bastavano pochi momenti vissuti insieme, come la messa domenicale: aveva proposto perciò di affittare un appartamento per condividere l’intera giornata con gli altri terziari, anche se poi l’idea non si era concretizzata. Venendo in contatto con Chiara, nel 1948, improvvisamente tutta la sua cultura e la sua esperienza passata si armonizzano, diventano vita, e trova quello che aveva sempre cercato: una condivisione profonda, concreta e spirituale, tra vergini e sposati.
Lucia Abignente: Il rapporto tra Igino Giordani e Chiara è completamente diverso da quello che lui aveva avuto con altre figure spirituali femminili del suo tempo. Infatti, nell’estate del 1949, durante una vacanza sulle Dolomiti, Chiara risponde “no” alla richiesta di Foco di essere la sua direttrice spirituale, ma “sì” all’esigenza di un rapporto più profondo, proponendogli di chiedere a Gesù Eucaristia di “patteggiare” lui unità tra loro due. Un patto che dà origine a una particolare esperienza mistica, che Chiara condivide subito non solo con Foco, ma anche con alcune delle sue prime compagne.

Una vita semplice e divina
Elena Del Nero: Il gruppo di primi focolarini viene cementato da quell’esperienza, perché Chiara condivide subito le illuminazioni che riceve. Anzi, la loro partecipazione è indispensabile. È una vita, semplice e divina allo stesso tempo, che impressiona. Nel libro si raccontano tanti scorci quotidiani di quell’estate a Tonadico: per esempio, le focolarine avevano solo un fornelletto minuscolo, per cui dovevano far bollire le verdure tutta la notte. Oppure una volta, scendendo dalla montagna in un tramonto bellissimo, Marilen dice: «Guarda, Chiara, che bel tramonto». E lei risponde che è più forte la meraviglia per il cielo che sente dentro.

Dio nella storia
Maria Intrieri: Approfondire il punto di vista storico aiuta anche a comprendere meglio Chiara, lontano da qualsiasi immagine agiografica, permettendoci di conoscerla nella sua semplicità di ragazza trentina che nel primo ’900 riceve e accoglie un dono di Dio. Un dono che irrompe nella storia, contribuisce a modificarla, ma senza scossoni, inserendosi nella realtà del tempo in modo armonico. Se poi allo storico si affianca il credente, è possibile “vedere” l’azione dello Spirito, il disegno provvidenziale di Dio nella storia. Le persone che Chiara incontra, a partire da Foco, sono “preparate” a quel momento. È una luce ulteriore nella comprensione della storia e dell’umano.

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