Il Signore degli anelli

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È costata circa trecento milioni di dollari l’impresa colossale che ha portato sugli schermi Il signore degli anelli di Tolkien, in una trilogia che ha una durata complessiva di nove ore. La prima parte, La Compagnia dell’Anello, sarà seguita dalle altre nei prossimi anni. Lo sforzo fatto e il successo previsto sono comprensibili solo se si tiene presente la popolarità dei libri di quest’autore. Regista è il quarantenne neozelandese Peter Jackson, vincitore del Leone d’Oro nel ’94. Fin da quando egli scoprì Tolkien a 18 anni, cominciò a concepire il sogno di rappresentarlo, cosa impossibile finché non fecero la loro comparsa le tecnologie più moderne. Suo obiettivo è stato quello, come ha spiegato, di portare lo spettatore nel mondo della Terra di Mezzo, ricorrendo ad una descrizione precisa e realistica e lasciando spazio, nello stesso tempo, al fascino di paesaggi meravigliosi e architetture fantastiche, come solo in certi sogni si possono intravvedere. Con l’intenzione di fargli sperimentare un cinema assolutamente diverso. La Terra di Mezzo è il nostro pianeta in un’epoca pre-storica, 7 mila anni fa. Il racconto si avvale di immagini assai vive, che rimandano alle saghe celtiche e germaniche e alla mitologia greca. Hobbit di piccola statura, elfi immortali e stregoni ieratici o sinistri si muovono insieme agli umani in quei luoghi misteriosi ed hanno a che fare con spade magiche e anelli dai poteri straordinari. Le vicende sono animate dal pericolo della malvagità, la cui potenza è concentrata in un anello, forgiato dagli esseri delle tenebre, che può controllare gli altri anelli portentosi. I combattimenti non mancano. Le loro dinamiche sono amplificate da migliaia di preoccupanti creature digitali e sono un tutt’uno con l’atmosfera magica incline all’orrido, che manifesta la natura del male, un male capace di annidarsi nel cuore dell’uomo. Ma, se vogliamo, possiamo notare che tali scontri testimoniano anche l’affiorare della coscienza che lo condanna e gli oppone una resistenza eroica, degna dei tempi mitici evocati. Così siamo afferrati, nella sfera della pura immaginazione e, perciò, sotto l’influsso di significati simbolici, dall’eterna e sempre coinvolgente lotta contro le forze oscure. Questa è vista come un’esigenza primaria esistenziale, a cui si è chiamati da un destino superiore, come affermano più volte i componenti della compagnia dell’anello. Il finale mancante ci lascia in attesa delle prossime pellicole. Regia di Peter Jackson; con Elijah Wood, Ian Mc Kellen, Viggo Mortensen.

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