Il Cielo sulla terra

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In alternanza con la Parola di vita, pubblichiamo da questo numero, in sintonia con l’Anno dell’Eucaristia indetto dal papa, testi noti e meno noti di Chiara Lubich sull’argomento. No, non è rimasta fredda la terra: Tu sei rimasto con noi! Che sarebbe del nostro vivere se i tabernacoli non ti portassero? Tu hai sposato una volta l’umanità e le sei rimasto fedele. Ti adoriamo, Signore, in tutti i tabernacoli del mondo. Sì! Quelli sono con noi, per noi. Non sono lontani come le stelle nel cielo, che pur ci hai donato. Dovunque possiamo incontrarti: Re delle stelle e di tutto il creato! Grazie, Signore, di questo dono smisurato. Il Cielo s’è rovesciato sulla terra. Il cielo stellato è piccolo. La terra è grande, perché essa è trapunta dovunque dall’Eucaristia: Dio con noi, Dio fra noi, Dio per noi. Il momento più importante del giorno, importante senza confronto, è quando Tu vieni nel nostro cuore. È l’udienza con l’Onnipotente. E lì, dicendoti e ridicendoti i mille bisogni nostri e dell’umanità, ringraziandoti per i doni soprannaturali e naturali, adorandoti e pregandoti di salutare per noi la Madre tua, sentiamo di consumare il vertice della giornata e ci rendiamo conto che non abbiamo saputo capire tanto spesso a cospetto di chi eravamo e quello che potevamo, a tu per tu con Dio, nell’intima stanzetta dell’anima nostra. Gesù non rimase in terra per poter rimanere su tutti i punti della terra con l’Eucaristia. Era Dio e, quale seme divino, fruttificò moltiplicandosi. Così noi dobbiamo morire per moltiplicarci. Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono (Mt 5,23-24). Il culto divino e l’amore dei fratelli che compone e ricompone l’unità fra essi non possono essere assolutamente disgiunti. Se una comunità non si realizza in Cristo, nella piena comunione, è evangelicamente inadatta a presentare a Dio un degno culto. Il Concilio Vaticano II ha risvegliato questo senso della comunità unita; e lo Spirito Santo, soffiando in vari modi, ha fatto riscoprire il Vangelo della carità. Ma quale bisogno ne avevamo noi cristiani! Ecco perché sovente sentivamo di non comprendere in tutto il suo valore la liturgia. Noi siamo per lo più eredi di una religiosità individuale, dove non si bada troppo alla carità reciproca nella comunità; e pur restando nell’anima quel certo senso del mistero che circonda le grandi azioni liturgiche, c’è anche l’incomprensione e il senso di vuoto per alcune, ridotte a volte a forme senza sostanza.Tutto ciò perché il cristianesimo è spesso snervato della sua forza vera: la carità. E poi, quale ricchezza d’esperienza liturgica ci potremmo attendere da un popolo di Dio veramente unito! Il volto della chiesa risulterebbe bello in tutto il suo splendore e attirerebbe il mondo, come un giorno Gesù le folle.

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