Giù le mani da papa Giovanni

Il papa buono definito patrono dell’esercito italiano. Seguono polemiche. Un commento
papa Giovanni XXIII

La Bolla della Congregazione per il Culto divino consegnata ieri – in una celebrazione riservata nel palazzo dell’Esercito a Roma – dall’ordinario militare per l’Italia, monsignor Santo Marcianò, al capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Danilo Errico, definisce papa Giovanni XXIII “patrono dell’esercito italiano”. Immediati gli interrogativi, le posizioni critiche, le dichiarazioni di vescovi e di figure di peso del cattolicesimo italiano, e non solo.

«Si vuole associare all’esercito – si chiede Castagnetti – un patrono che sia segno di contraddizione con la sua funzione istituzionale o si vuole “contenere” lo spessore profetico di un Papa la cui memoria nella coscienza di tutti è vissuta come il simbolo della bontà e della pace? Ma papa Francesco ne è informato?».

Netta la dichiarazione di Giovanni Ricchiuti, vescovo presidente di Pax Christi: «Giovanni XXIII è nel cuore di tutte le persone come il papa buono, il papa della pace, e non degli eserciti. Mi sembra irrispettoso coinvolgere come patrono delle Forze Armate colui che, da papa, denunciò ogni guerra con l’enciclica Pacem in terris e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione Gaudium et spes, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi».

In redazione abbiamo raccolto l’opinione di Massimo Toschi:

Fare di papa Giovanni il patrono dell’esercito italiano è un atto empio che contraddice la pietas dei santi. Negli ultimi quindici anni l’esercito italiano ha combattuto la guerra in Afghanistan, la guerra in Iraq, la guerra in Libano e come ultima la guerra in Libia, tuttora tragicamente in corso. Solo nella guerra in Libano ha svolto il ruolo di forza interposizione, con risultati buoni, ma è un caso unico.

La guerra in Afghanistan dura da 16 anni, in Iraq da 14 anni, in Libia da 6 anni. Nessuna guerra è conclusa, ma tutte continuano nella tragedia umanitaria.

Seconda considerazione: l’esercito è parte di un sistema industriale militare che alimenta il commercio devastante delle armi e la produzione militare. Che direbbe papa Giovanni delle armi prodotte in Italia, vendute in Arabia Saudita e usate nello Yemen?

E infine la memoria di Papa Giovanni, del concilio e della Pacem in Terris, non può essere violentata in questo modo. Si vuole violare papa Giovanni per violare papa Francesco.

Il papa è stato informato per la prima volta nel viaggio di ritorno dalla Colombia. Per altro, la stessa Conferenza Episcopale italiana non è stata coinvolta, contravvenendo alle normali procedure. Questo è un atto empio che contraddice la santità e pietà roncalliana.

Il papa della pace, del perdono e del vangelo non può essere usato in modo spregiudicato da un capo di stato maggiore o da uomini di curia dediti all’indisciplina. La memoria del papa buono e della pace abita nel cuore dei credenti, dei poveri, dei piccoli, delle vittime, degli amputati di tutte le guerre.

Chi può intervenire fermi un gesto che offende la memoria di di un papa che ha giudicato irrazionale la follia della guerra: alienum est a ratione.

 

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