Giordania: la scuola fa fatica, ma c’è

La Giordania è da anni uno dei Paesi arabi con il più elevato tasso di alfabetizzazione e di istruzione a tutti i livelli, ma gli effetti della pandemia hanno incrinato con l’economia anche la scuola. La didattica a distanza sta cercando di mantenere le posizioni, pur con una certa difficoltà.

In Giordania, l’andamento dei contagi da Covid-19 è stato molto contenuto fino ai primi di settembre, tanto che si parlava di una gestione virtuosa ed efficace della pandemia, in particolare si attribuiva il controllo all’adozione della Legge di difesa nazionale, che consente interventi rapidi e incisivi: i nuovi contagi il 1° settembre erano stati 68, con meno di 100 decessi dall’inizio della pandemia.

Poi è esplosa la seconda ondata: il picco è arrivato il 19 novembre con 7.933 nuovi contagi nelle 24 ore. Adesso per fortuna la curva è in discesa, all’inizio di dicembre i contagi erano circa 3.500 al giorno. Dall’inizio della pandemia ci sono stati nel Paese 224 mila contagi e 2.802 decessi. Ma un fatto drammatico è stato quando, a metà novembre, il rapporto fra tamponi effettuati e nuovi contagi rilevati, nelle 24 ore, è salito fino al 26%, oltre 1 su 4. La situazione delle terapie intensive, con oltre 400 pazienti, è tuttora al limite.

In questo quadro, la chiusura delle scuole, che nei primi mesi era stato altalenante, dopo le vacanze estive è diventata inevitabile, e fino a data da destinarsi. Contemporaneamente e fin dall’inizio della crisi, il Ministero dell’Istruzione giordano ha però attivato una piattaforma di didattica online, denominta Darsak. Secondo un sondaggio effettuato a fine ottobre dall’Unicef, il 67,8% degli studenti giordani accede alla didattica a distanza tramite la piattaforma Darsak e il 32,2% non vi ha accesso per mancanza di connessione o di strumenti adeguati, che è ritenuto un risultato debole anche se non disastroso.

La scuola in Giordania ha finora avuto complessivamente livelli notevoli, anche se certamente non manca di difetti e carenze in alcuni settori e le risorse sono spesso insufficienti. Però il Paese è al primo posto nel mondo arabo nel campo dell’istruzione, e molte nazioni della regione hanno sviluppato il proprio sistema educativo utilizzando la Giordania come modello. A titolo indicativo, il tasso di alfabetizzazione del Paese raggiunge ormai da parecchio tempo il 98% dei bambini e il 97,5% delle bambine, la transizione dalle scuole primarie alle secondarie è molto elevata e anche a livello universitario la Giordania ha il numero più alto di ricercatori per milione di persone tra tutti i 57 Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oic).

Questo è possibile anche per l’elevato numero di scuole private di ottimo profilo presenti nel Paese: circa il 46% delle scuole giordane sono infatti private, e tra esse non mancano quelle cristiane.

Naturalmente le scuole private costano alle famiglie molto di più di quelle pubbliche, ma i vantaggi che finora il privato (o almeno gran parte di esso) ha offerto in temini di qualità di formazione in vista di un futuro professionale risultava decisivo. A questo dato va aggiunto che le scuole, private e pubbliche, riconosciute dallo Stato non praticano, nella grande maggioranza, nessuna discriminazione confessionale.

Questo dell’apertura delle scuole a tutti, in un Paese dove il 94% della popolazione è di religione islamica sunnita, è un fatto importante (i cristiani in Giordania sono circa 300 mila su 9,5 milioni di abitanti). Tanto più che le numerose scuole cristiane presenti nel Paese sono molto apprezzate per la qualità della formazione che offrono ed hanno moltissimi studenti e insegnanti musulmani. Per esempio, le 25 scuole (dalle primarie alle superiori) e le 18 materne che nel Paese fanno capo al Patriarcato Latino, hanno oltre 11 mila studenti, sia cristiani che musulmani.

La pandemia ha però aperto delle crepe nel sistema scolastico, sia nel pubblico che nel privato: le iscrizioni alle scuole private sono diminuite parecchio, almeno in certi casi. Pare che ci siano circa 100 mila studenti che quest’anno sono passati dalle private alle pubbliche. E questo per due motivi principali che non riguardano direttamente la validità e la qualità dell’insegnamento. Il primo motivo è che molte famiglie hanno difficoltà economiche, dovute agli effetti dei lockdown sulle attività commerciali, e lavorative in genere. E naturalmente questo comporta scelte di riduzione delle spese. L’altro motivo è dovuto alla didattica a distanza. Anche le scuole private non possono fare lezioni in presenza: allora tanto vale servirsi della didattica a distanza della piattaforma governativa Darsak e nello stesso tempo risparmiare la retta considerevole della scuola privata, visto che non è possibile andare a fisicamente scuola in ogni caso.

Alcuni esperti chiedono alle scuole private di ridurre le rette e incrementare le lezioni a distanza, per salvare la scuola, cosa difficile da attuare; altri affermano che con la didattica a distanza lo Stato si è in certo modo tirato fuori dalle sue responsabilità educative, se non di istruzione. Ci sono inoltre molti dubbi sulla validità della didattica a distanza. Il timore è che la qualità risulti insufficiente ad offrire ai ragazzi un futuro all’altezza della professione o del lavoro in genere.

E proprio in questi giorni, il Dipartimento di Statistica ha pubblicato i dati relativi al lavoro nel terzo trimestre 2020: il tasso di disoccupazione nel Paese è arrivato al 23,9%, con un aumento del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2019. Come il Paese, anche la scuola fa fatica, ma ci sono entrambi, con determinazione.

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